In anticipo rispetto alla data promessa, è arrivato l’aggiornamento a iOS 18.4, iPadOS 18.4 e macOS Sequoia 15.4. Apple ha reso disponibile Apple Intelligence in otto nuove lingue, tra cui l’italiano. Apple Intelligence è un pacchetto di strumenti di assistenza e automazione in grado di adattarsi al contesto dell’utente, conservando però sempre la massima attenzione al rispetto della privacy, come da tradizione Apple. Alcune soluzioni adottate dall’azienda di Tim Cook sono innovative e originali, come la scelta di processare i dati direttamente sul dispositivo, quando possibile, o l’invenzione di server cloud che sfruttano gli stessi chip dei dispositivi e un sistema operativo derivato da quello dell’iPhone. Altre, come l’idea di limitare la creazione delle immagini alle illustrazioni, segnano una netta presa di posizione sul tema delle fake news create con l’intelligenza artificiale: le creazioni di Image Playground sono infatti perfettamente riconoscibili e non assomigliano mai a delle foto.
Apple Intelligence era una mossa obbligata visto che i concorrenti offrono già da tempo funzioni di intelligenza artificiale sia sui dispositivi mobili che su computer, e Cupertino rischiava di rimanere indietro. Tuttavia, le funzioni introdotte col nuovo sistema operativo non hanno convinto tutti: soprattutto Siri, che migliora ma è ancora al di sotto delle aspettative.
La cassetta degli attrezzi
Con gli Strumenti di scrittura si possono correggere, riscrivere e riassumere testi in qualsiasi punto del sistema operativo, generare sommari a partire da documenti o email e migliorare la qualità dei testi con suggerimenti automatici per un tono più appropriato. Riscrivi permette di scegliere tra diverse versioni di un testo, adattandone il tono (professionale, conciso o amichevole) in base al contesto. Rivedi controlla grammatica, scelta delle parole e struttura delle frasi, proponendo modifiche con spiegazioni dettagliate. Riassunto e Punti chiave sintetizzano lunghi testi, evidenziando le informazioni più rilevanti. Questi strumenti si possono usare in app come Mail, Note, Pages, Messaggi e altre applicazioni compatibili. Per accedervi si può partire dal menu contestuale o usare il tasto apposito (l’icona di Apple Intelligence con una matita). È anche possibile specificare il tipo modifiche desiderato, con l’opzione “Descrivi la modifica”, per personalizzare ulteriormente l’intervento dell’assistente. E memo vocali e conversazioni possono essere automaticamente trascritti in testo (ma il risultato va rivisto accuratamente).
Per le immagini, lo strumento Ripulisci consente di rimuovere elementi indesiderati da una fotografia mantenendo la coerenza visiva dello scatto. Le Genmoji ampliano l’universo delle emoji permettendo di crearle da zero o partendo da foto personali. Image Playground permette invece di generare immagini a partire da descrizioni testuali, scegliendo tra vari stili grafici, ed è integrato sia in app come Messaggi che disponibile come applicazione autonoma. Apple ha deliberatamente scelto di non creare immagini fotorealistiche con i suoi sistemi di AI generativa, per evitare la possibilità che venissero usate in maniera impropria.
Note include ora una funzione chiamata Bacchetta immagini, che genera illustrazioni automatiche a partire da schizzi o dal contesto testuale delle note stesse. Anche la gestione delle mail beneficia dell’integrazione con Apple Intelligence, grazie alla possibilità di visualizzare riassunti automatici e priorità evidenziate nella casella di posta, con Risposta veloce che suggerisce risposte immediate e identifica le domande nei messaggi ricevuti.
Siri e ChatGPT
Infine, Siri diventa più flessibile, con una comprensione migliorata del linguaggio naturale, anche in presenza di errori o interruzioni. L’assistente vocale può essere utilizzato ora anche tramite input testuale, con una transizione fluida tra comandi scritti e vocali. L’intelligenza visiva consente invece di estrarre informazioni da ciò che viene inquadrato con la fotocamera, come testi, indirizzi, numeri di telefono o oggetti, con la possibilità di effettuare ricerche o interagire con altri strumenti, tra cui ChatGPT.
È possibile decidere se attivare o meno l’integrazione con ChatGPT. In caso positivo, alcune richieste possono essere inoltrate a ChatGPT per ottenere contenuti generati, immagini o risposte più specifiche. Secondo Apple, ogni interazione avviene previa autorizzazione dell’utente, in forma anonima, senza che l’indirizzo IP venga associato a un’identità. OpenAI non può usare i dati trasmessi dai dispositivi Apple per addestrare i propri modelli, a meno che l’utente non colleghi volontariamente un proprio account.
Due livelli di calcolo, un solo standard per la privacy
Apple Intelligence utilizza il meno possibile dati esterni: gran parte dell’elaborazione avviene sul dispositivo, ed è per questo che le nuove funzioni sono disponibili solo su modelli più potenti e recenti, a partire dall’iPhone 15 Pro. Per le richieste che richiedono maggiore capacità di calcolo, entra in gioco Private Cloud Compute, un’infrastruttura cloud basata su server con chip Apple Silicon, pensata per estendere la potenza dell’intelligenza artificiale senza comprometterne la sicurezza.
Private Cloud Compute è progettata per replicare nel cloud gli standard di privacy adottati da Apple sui suoi dispositivi. I dati inviati vengono utilizzati solo per soddisfare la richiesta dell’utente, non vengono archiviati, né sono accessibili all’azienda. I modelli in esecuzione sui server non vengono addestrati con quei dati e tutto avviene attraverso una connessione cifrata end-to-end. Inoltre, ogni richiesta è sottoposta a un meccanismo di verifica dell’identità del cluster cloud (attestation), che impedisce la comunicazione con nodi non autorizzati.
Il sistema operativo di questi server è una variante ridotta e blindata di iOS, priva di funzionalità non essenziali, e gli strumenti di gestione remota tipici dei server tradizionali sono stati completamente ripensati per evitare l’accesso privilegiato.
È anche possibile consultare i resoconti di Apple Intelligence nelle impostazioni di privacy, per verificare quali richieste sono state elaborate localmente e quali sono state inviate a Private Cloud Compute. Si fa così: su Impostazioni, bisogna selezionare Privacy e Sicurezza, poi scorrere fino a Resoconto Apple Intelligence e scegliere la durata del report; le opzioni sono due: 15 minuti oppure una settimana. Il file può essere salvato su iPhone e iPad esportato per la consultazione con un dispositivo esterno.
Dove vanno i dati?
Dove finiscono i dati inviati per l’elaborazione su cloud? La localizzazione fisica dei server è un tema rilevante in Europa per via delle normative sulla sovranità dei dati, ma Apple ritiene che la questione perda importanza nel momento in cui i dati non vengono conservati né sono accessibili a terzi, a prescindere dalla loro ubicazione. I server Apple Silicon che supportano Private Cloud Compute sono distribuiti in diversi centri dati Apple nel mondo.
L’architettura di Private Cloud Compute nel suo insieme è un’estensione tecnica e concettuale dell’approccio alla privacy che Apple ha già introdotto con funzioni come App Tracking Transparency, le etichette sulla privacy delle app, la protezione avanzata dei dati e la modalità Lockdown. Ma stavolta non è solo una questione di fede: l’intero processo, dall’hardware al software, è aperto alla valutazione da parte di esperti indipendenti, per garantire che le promesse di Apple sulla privacy possano essere verificate concretamente.
Fonte : Repubblica