Microsoft, 50 anni di storia dell’informatica tra successi e fallimenti

La storia della sua nascita fa parte della cultura pop. Due adolescenti, compagni di studi, nerd e appassionati a tal punto all’informatica, da chiudersi per giorni e mesi interminabili tra stanze striminzite e garage, a smontare, programmare, tra notti insonni e sogni di rivoluzioni. Bill Gates e Paul Allen hanno iniziato così ad Albuquerque, oggi mecca dei fan di Breaking Bad, per vendere a una piccola azienda, MITS, un linguaggio di programmazione per il loro Altair 8800, uno dei primissimi personal computer consumer. Era il primo prodotto Microsoft: 50 anni fa, il 4 aprile del 1975. Il paradigma di tutte le startup del tech. Quell’accoppiata geniale ha portato i PC, i “computer personali” nelle case del mondo. Il motto profetico era: “Un computer su ogni scrivania e in ogni casa”.

Il sistema operativo

Prima di allora, c’erano i cervelloni elettronici di IBM che occupavano stanze intere. Gates e Allen nell’80 comprarono per 50mila dollari un sistema operativo il QDOS (Quick and Dirty Operating System), lo modificarono e diventò MS-DOS (acronimo di Microsoft Disk Operating System) usato proprio da IBM sui loro PC. Non certo intuitivo, perché bisognava avere dimestichezza con i comandi da impartire sul prompt della macchina. E quel trattino lampeggiante, non era così rassicurante per i non ingegneri. Ma la storia era già iniziata.La bomba tecnologica che rese il PC veramente familiare in casa e sul posto di lavoro fu il software, che a distanza di mezzo secolo, è ancora il più diffuso al mondo: Windows 1.0. Siamo al 1983. Le icone colorate, le finestre (“windows”) intuitive, il mouse, il floppy disk sono il corredo di utilizzo quotidiano, che trasforma l’informatica in un mondo accessibile, di massa. E ancora oggi, l’architettura è la stessa di quell’epoca. Per Microsoft ha inizio la lunga cavalcata verso un successo senza fine, mentre Steve Jobs ed il suo Macintosh, sono l’alternativa. Un mondo altro, che crea la dicotomia Windows vs Mac. Sulla carta però, la creatura di Bill Gates e Paul Allen non aveva rivali, e intorno alla fine del millennio, una percentuale stimata nel 90% dei pc montava il sistema operativo di Microsoft.

Accanto a Windows, nacque anche la suite di Office, destinata alla classe impiegatizia ed ancora oggi un must. Windows 3.1, nel 1990, non è ancora un sistema operativo, perché i PC hanno bisogno del Dos per girare, e Windows viene lanciato come un’applicazione. All’epoca si chiamava programma. La popolarità arriva alle stelle negli anni Novanta, tanto che l’azienda diventa la prima company di software per computer a superare il miliardo di dollari solo in vendite. Nel 1995, Gates lancia il prodotto che cambia ancora una volta l’approccio al computer: Windows 95, il sistema operativo che manda in pensione il Dos, introduce il menù Start e il browser di casa, Internet Explorer. Siamo agli inizi della seconda era dell’informatica, quella di Internet.

Troppo grande

La storia di Windows non è fatta solo di successi, però. Ci sono le grane con l’Antitrust americana (la Federal Trade Commission), che europea, per comportamenti commerciali scorretti. L’accusa principale riguardava l’imposizione di restrizioni ai produttori di PC, costringendoli a preinstallare MS-DOS e Windows, limitando così la concorrenza. Con Windows 95 e Internet Explorer direttamente nel sistema operativo, Microsoft fu accusata di soffocare la concorrenza di Netscape Navigator, all’epoca il browser più popolare. Nel 2000 venne stabilito che Microsoft avesse violato le leggi antitrust e si ordinò la divisione dell’azienda in due entità separate: una per Windows e una per le altre attività. Anche l’Unione Europea prese provvedimenti contro Microsoft, multandola nel 2004 per 497 milioni di euro. L’azienda fu costretta a cambiare alcune pratiche e a permettere una maggiore libertà ai produttori di PC nella scelta del software preinstallato.

L’era Ballmer

Nel nuovo millennio, superato il temuto, ma innocuo Millennium Bug, Gates lascia la guida dell’azienda dopo 25 anni a Steve Ballmer, compagno dai tempi del college e già manager di fascia alta di Microsoft, per concentrarsi sul ruolo di Chief Software Architect e sulla filantropia. Nel 2001 esce Windows XP, che ancora oggi resta uno dei sistemi operativi più amati, perché stabile, veloce e facile da usare. Ma nell’era post Gates iniziano i passi falsi. Alcuni di questi sono diventati veri e propri casi studio su come anche le migliori intenzioni possano trasformarsi in fallimenti epocali.

1. Windows Phone e l’acquisizione di Nokia

A un certo punto, Microsoft sembrava pronta a conquistare anche il mercato degli smartphone. Con Windows Phone, voleva offrire un’alternativa moderna e pulita ad Android e iOS. L’interfaccia a “mattonelle” era innovativa, e per rafforzare la propria posizione, nel 2014 acquistò Nokia, storico produttore di cellulari, per oltre 7 miliardi di dollari. Ma l’operazione si rivelò un disastro. Il sistema operativo aveva poche app, gli sviluppatori non erano interessati, e il pubblico semplicemente non lo comprava. Android e iPhone avevano già conquistato il cuore (e le tasche) degli utenti. Dopo miliardi di perdite e un fallimento commerciale senza appello, Microsoft decise di abbandonare il settore. Oggi, quell’acquisizione è spesso citata come uno dei peggiori errori strategici dell’azienda.

2. Internet Explorer e il flop di Edge (prima versione)

C’è stato un tempo in cui Internet Explorer dominava il web. Ma l’arroganza di chi sta al comando può essere fatale. Con il passare degli anni, Explorer divenne sinonimo di lentezza, incompatibilità e scarsa sicurezza. Gli utenti iniziarono a preferire Firefox prima, e poi Chrome. Microsoft provò a rimediare con Edge, ma la prima versione del browser non riuscì a recuperare credibilità. Alla fine, la soluzione fu drastica: buttare tutto e ricostruire Edge usando lo stesso motore di Chrome. Un’ammissione di sconfitta, ma anche una mossa pragmatica per tornare competitivi.

3. Zune, l’anti-iPod che non ci riuscì mai

Nel 2006, Microsoft lanciò Zune, il suo lettore musicale per contrastare l’iPod. Ma arrivò troppo tardi. Apple aveva già costruito un ecosistema perfetto tra iTunes e iPod, e Zune, pur essendo tecnicamente valido, non riuscì mai a ritagliarsi uno spazio. Il marketing non fu abbastanza incisivo, l’esperienza utente non superava quella di Apple, e il prodotto venne ritirato nel giro di pochi anni. Oggi Zune è quasi dimenticato, tranne per chi lo cita come esempio di un’occasione mancata.

4. Windows Vista: l’erede sbagliato di XP

Dopo il successo di Windows XP, l’attesa per il nuovo sistema operativo era altissima. Ma quando Vista arrivò nel 2007, fu una delusione su molti fronti. Pesante, spesso incompatibile con l’hardware esistente, pieno di notifiche fastidiose e con un’interfaccia poco amata, Vista venne accolto male sia dagli utenti che dalle aziende. Molti preferirono restare con XP, e solo con Windows 7 Microsoft riuscì a riconquistare la fiducia del pubblico. Vista rimane uno degli OS più criticati della storia dell’azienda.

Cambiare pelle

Nel 2014, Satya Nadella diventa CEO di Microsoft, sostituendo Steve Ballmer. Ed ha inizio la terza era dell’azienda, che da software per PC ha ampliato i suoi orizzonti al cloud computing, con il servizio Azure. Microsoft diventa uno dei leader nel campo del cloud, affermandosi come una delle aziende più potenti nel settore delle tecnologie aziendali e dei servizi online. Nel 2015 c’è il lancio di Windows 10, sistema operativo che cerca di unificare l’esperienza tra desktop, tablet e smartphone, e fa archiviare il flop di Windows Vista, sistema pesante, che rendeva le macchine poco performanti. Il 2018 è un anno triste per l’azienda. Muore il co-fondatore Paul Allen, che in un’intervista di tempo prima aveva detto: “Microsoft non si fermerà mai”. E infatti nel 2021 arriva l’ultima creatura Windows 11, che migliora ulteriormente l’interfaccia grafica e l’esperienza di utilizzo. Oggi, nel giorno del suo 50° anniversario, la festa di Richmond, sede dell’azienda, è dedicata ad un evento collegato a Copilot, assistente AI che sfrutta il potenziale di GPT-4 per aiutare gli utenti a lavorare in modo più rapido ed efficiente.

Fonte : Repubblica