Anche il fronte conservtore ha accettato con rassegnazione il verdetto unanime della Corte costituzionale che ha decretato la decadenza del presidente che aveva provato a instaurare la legge marziale il 3 dicembre scorso. Ora si apre una campagna elettorale delicata con il leader dell’opposizione Lee Jae-miung come grande favorito. I vescovi: “Ora si torni a un confronto democratico e maturo”.
Seoul (AsiaNews) – Alla fine della Corte costituzionale di Seoul è arrivato il verdetto atteso. E pronunciato all’unanimità dai giudici. Yoon Suk-yeol, l’ex procuratore divenuto presidente, è stato dichiarato colpevole nel processo di impeachment dei suoi confronti aperto dopo il tentativo di imporre la legge marziale nel Paese la notte del 3 dicembre scorso. Diventa così il secondo presidente della Corea del Sud a essere deposto, dopo il caso di Park Geun-hye, travolta nel 2017 dalle accuse di corruzione che proprio Yoon come magistrato aveva portato alla luce.
I giudici hanno preso la decisione che – secondo i sondaggi – anche la maggioranza dei coreani ritengono giusta, considerando inaccettabile il colpo di mano con cui Yoon aveva cercato di risolvere il problema della difficile convivenza con il parlamento controllato dalle forze di opposizione, guidate dal Partito democratico. E anche all’interno del fronte conservatore, che anche oggi aveva riunito in piazza i suoi sostenitori, è sembrata prevalere la rassegnazione: nonostante i timori della vigilia, che avevano portato a un dispiegamento senza precedenti di forze di sicurezza, non vi sono stati disordini.
Subito dopo la sentenza Yoon stesso ha diffuso attraverso i suoi avvocati una breve dichiarazione: “Mi dispiace profondamente di non essere stato all’altezza delle vostre speranze e aspettative – ha scritto -. È stato il più grande onore della mia vita servire la nostra nazione. Sono sinceramente grato per il vostro incrollabile sostegno e incoraggiamento, anche quando non sono stato all’altezza”.
Sul verdetto della Corte costituzionale è intervenuto anche il suo predecessore, Moon Jae-in, esponente dello schieramento opposto a Yoon: “Abbiamo difeso la Repubblica democratica in nome della Costituzione e della giustizia”, ha scritto sulla sua pagina Facebook ringraziando quanti dalla notte del 3 dicembre si sono mobilitati. “Abbiamo dimostrato ancora una volta al mondo la notevole resilienza della nostra democrazia”, ha aggiunto auspicando che le conseguenze della legge marziale lascino presto il posto a “unità e stabilità” e servano come opportunità per avanzare verso una “democrazia più matura”.
Ora, dunque, secondo quanto previsto dalla Costituzione, il Paese entro 60 giorni dovrà eleggere un nuovo presidente. La data più probabile per l’appuntamento per il voto è quella del 3 giugno, anche perché nel frattempo dovranno tenersi anche le elezioni primarie per la designazione ufficiale dei candidati. Scontata quella di Lee Jae-myung, il leader del Partito democratico, che fu sconfitto per una manciata di voti da Yoon nel 2022 e che proprio la scorsa settimana è stato scagionato dall’Alta Corte di Seoul da un’accusa di corruzione risalente al suo mandato da governatore, riaprendo così la strada alla sua corsa alla presidenza. Oggi appare il netto favorito, con il Partito del Potere Popolare – la forza politica conservatrice – ancora alle prese con il confronto interno sul dopo-Yoon.
Sulla sentenza di oggi sono intervenuti anche i vescovi cattolici del Paese che nella nuova fase che si apre per la Corea del Sud invitano a compiere “ogni sforzo per ripristinare la fiducia del popolo e raggiungere l’armonia. In particolare – aggiungono – speriamo che i politici non dimentichino di esistere per servire la gente, rispettarsi reciprocamente e orientarsi verso una politica a vantaggio di tutti in cui si ascoltino le opinioni reciproche. La concordia sociale e la realizzazione del bene comune, il processo di elezione di leader con responsabilità e moralità deve essere realizzato in modo democratico e maturo. La Chiesa cattolica di Corea – concludono i vescovi – pregherà con tutto il cuore affinché le scelte fatte dal popolo in futuro diventino un trampolino di lancio per la realizzazione della giustizia e della vera pace nel nostro Paese”.
Le elezioni coreane di inizio giugno saranno un banco di prova importante anche per gli equilibri regionali: la presidenza Yoon è stata infatti caratterizzata dal riavvicinamento verso Tokyo in chiave anti-cinese e dall’irrigidimento della politica nei confronti della Corea del Nord. Due temi su ci Lee ha posizioni molto diverse e che andranno verificate alla prova dei fatti, anche alla luce dei nuovi scenari profilati dai dazi di Trump, destinati a colpire pesantemente anche Seoul.
Fonte : Asia