Visibile sulla rivista Nutrients, una ricerca italiana sviscera il legame tra le abitudini alimentari dei bambini della scuola dell’infanzia e lo stato di nutrizione dei loro genitori. Gli esiti rivelano che i figli con genitori sovrappeso (oppure obesi) assumono maggiori quantità di carboidrati, optando per alimenti meno sani. Il campione preso in esame è circoscritto (171 bambini con un’età media di 4,6 anni) ma – al contempo – decisamente eloquente. Così come il dato relativo al consumo degli zuccheri: ben il 21 per cento dei giovanissimi, infatti, predilige le bevande a base di cola.
Una percentuale che “sposa” i risultati di uno studio pubblicato sul British Medical Journal da un team della Friedman School of Nutrition Science and Policy della Tufts University di Boston. Ebbene, durante gli ultimi 30 anni il consumo di bibite zuccherate nei bambini (e negli adolescenti) è aumentato del 23 per cento, con un andamento speculare alla curva di crescita dell’obesità nella stessa fascia di popolazione. Il team statunitense ha scattato un’istantanea dei consumi di drink zuccherati in 185 Paesi fra le persone tra i 3 e i 19 anni, tracciandone l’andamento dal 1990 al 2018. Esaminando il dato più recente emerge che, in media, i giovanissimi assumono 3,6 porzioni (da 248 grammi) alla settimana di bibite zuccherate.
Disturbi alimentari
Tornando allo studio italiano, questo rivela che il 10 per cento dei bambini rischia di imbattersi in disturbi alimentari. Di loro, ben il 65 per cento ha almeno un genitore sovrappeso (oppure obeso). Ciò nonostante, anche un terzo dei figli di genitori con peso nella norma esprime condotte alimentari problematici. Ciò significa che sussistono ulteriori condizionamenti, sia ambientali sia genetici, che possono instillare – oppure far perdurare – un comportamento alimentare errato.
È acclarato: in Italia i bambini e gli adolescenti proseguono a consumare quantità smisurate di zuccheri. Snocciolando alcuni numeri, i risultati dell’indagine “Okkio alla Salute 2023” – sistema di sorveglianza sul sovrappeso e l’obesità e i fattori di rischio correlati nei bambini delle scuole primarie (6-10 anni) a cura dell’Istituto superiore della sanità -, mostrano che quasi 3 giovanissimi su 10, di età compresa tra gli 8 e i 9 anni, bevono quotidianamente bevande zuccherate o gassate, con una percentuale elevata in Campania (dove il fenomeno interessa un bambino su tre).
C’è di più. Il 4,3 per cento degli istituti italiani ha distributori automatici di alimenti poco sani, sebbene tale percentuale sia diminuita rispetto al 2019. Così – si legge nelle conclusioni di uno studio pilota pubblicato sulla rivista Obesity dal team di ricerca del progetto “Eat” (“Educazione alimentare teenagers”) promosso dal Gruppo San Donato foundation, con la supervisione del Ministero dell’Istruzione e del Merito – un intervento deciso sull’ambiente scolastico e sul cibo che viene offerto agli studenti anche dai distributori automatici, insieme a un programma di educazione alimentare, sono strumenti validi per arginare l’obesità.
Tendenze allarmanti
I risultati 2022-2024 che emergono dal fact sheet Oms/Europa basato sul sesto round dell’Iniziativa europea di sorveglianza dell’obesità infantile rivelano tendenze allarmanti nella prevalenza di sovrappeso e obesità tra i bambini di età compresa tra 7 e 9 anni. Secondo il report (i cui dati sono stati acquisiti in 37 Paesi, coinvolgendo circa 470.000 bambini), il 25 per cento dei giovanissimi vive in sovrappeso, con l’11 per cento affetto da obesità. L’impatto è più significativo sui ragazzi rispetto alle ragazze, con il 27 per cento in sovrappeso e il 13 per cento obesi, rispetto al 23 per cento e al 9 per cento rispettivamente per le ragazze.
E ancora, i livelli di sovrappeso variano dal 9 per cento al 42 per cento e i livelli di obesità dal 3 per cento al 20 per cento nei Paesi partecipanti (nella metà dei quali almeno 1 bambino su 10 vive con l’obesità e, in taluni casi, 1 bambino su 3 è in sovrappeso). Kremlin Wickramasinghe, consulente regionale dell’Oms/Europa per nutrizione, attività fisica e obesità, spiega: “Una sfida da affrontare è quella contro gli interessi commerciali che ostacolano i processi decisionali e rallentano l’attuazione di politiche forti e in favore della salute”.
Wickramasinghe aggiunge: “Le restrizioni sulla commercializzazione di cibi non sani e le etichette obbligatorie sulla parte anteriore della confezione dei prodotti alimentari sono strumenti efficaci per ridurre l’obesità infantile”. Parole supportate da Gauden Galea, consulente strategico regionale dell’Oms/Europa sulle malattie non trasmissibili. Che ammette: “Il sovrappeso e l’obesità nei bambini costituiscono un pericolo per la salute nonché un problema sociale che incide sui risultati educativi, sulla produttività economica e sul benessere collettivo”.
Fonte : Today