Terremoto, con New Humanity la speranza riparte dai giovani birmani

L’ong sostentua dalla Fondazione Pime sta portando aiuti nelle aree più colpite dal sisma del 28 marzo, aggravato da quattro anni di guerra civile. A Mandalay e sul lago Inle migliaia di case sono state distrutte, come raccontano i cooperanti. I ragazzi del centro Dayamit, attivo alla periferia di Yangon, preparano i pasti per i sopravvissuti. 

Yangon (AsiaNews) – Le azioni di intervento sono ancora concentrate sulla risposta ai bisogni primari della popolazione in Myanmar dopo il terremoto che una settimana fa ha colpito il Paese, già piegato dalla guerra civile che dura da oltre quattro anni. “Ormai si stanno spostando le macerie per liberare le strade anziché per cercare i dispersi, che si dà per scontato siano morti”, racconta Josè Magro, operatore umanitario di New Humanity International, ong sostenuta dalla Fondazione Pime che lavorava nel Paese da prima dello scoppio del conflitto civile. 

Sono oltre 3mila i morti e più di 5mila le persone rimaste ferite secondo i dati ufficiali comunicati dalla giunta golpista al potere, ma si presume che la cifra sia molto più alta. 

Le squadre della ong hanno iniziato a portare aiuti al lago Inle – fortemente colpito perché circondato da centinaia di case su palafitte – e a Mandalay, una delle aree più colpite insieme alle regione del Sagaing, dove la giunta militare, nonostante l’annuncio di una cessazione dei combattimenti, ha continuato a bombardare i villaggi che si trovano lungo la linea del fronte. “Conoscevamo già la zona del lago perché a ottobre, dopo il passaggio del tifone Yagi, avevamo cercato di dare una mano in seguito alle alluvioni” spiegano i cooperanti in loco. 

Secondo le prime valutazioni effettuate da New Humanity, a Inle oltre 1.000 case sono state distrutte e più di 300 hanno subito danni. Cibo, acqua potabile e ripari in previsione della stagione delle piogge, che comincerà a breve, restano, ancora oggi, a una settimana dal sisma, le necessità più urgenti. Le connessioni continuano a essere saltuarie e in tutte le aree colpite ancora non c’è fornitura di energia elettrica, se non per un paio di ore al giorno. Il gasolio, necessario per alimentare i generatori, è tra i beni più richiesti al momento.

Un altro camion di aiuti nei giorni scorsi è partito per Mandalay con acqua, cibo, medicine e pannelli solari. “Abbiamo raccolto molte medicine per aiutare i pazienti dell’ospedale di Mandalay che è stato completamente distrutto”, spiega Magro. “Alla spedizione hanno preso parte anche un medico e alcune infermiere che da tempo collaborano con noi”, ha aggiunto il cooperante. Alcuni aiuti sono già stati distribuiti grazie alla collaborazione con l’arcidiocesi, che ha subìto danni enormi: “La situazione è peggiore di quanto ci immaginassimo. Le case distrutte sono tantissime, i mercati non ci sono più, le persone non sanno dove stare o dove andare”. 

Una volta preparati i kit, la difficoltà vera è raggiungere la popolazione nelle aree più isolate, “ma ci stiamo riuscendo grazie alla collaborazione di molti amici, sia qui che inviando donazioni”, continua José Magro. Sono stati i ragazzi e le ragazze che frequentano un centro di formazione gestito da New Humanity a cucinare il cibo spedito ai connazionali sotto le macerie: nella periferia meridionale di Yangon, infatti, l’ong supporta il Dayamit Community College, che si occupa di dare una seconda possibilità ai giovani che hanno abbandonato gli studi a causa di una situazione di povertà alle spalle e che nella maggior parte dei casi svolgono lavori occasionali guadagnando tre euro al giorno.

Al Dayamit frequentano corsi professionalizzanti in previsione di uno stabile inserimento lavorativo. “I giovani che seguono i nostri corsi di cucina si sono messi all’opera per preparare cibo essiccato, non deperibile, da inserire nei kit di soccorso partiti per Mandalay”, hanno spiegato ancora gli operatori di New Humanity. “Il passo successivo sarà quello di aiutare le famiglie a ricostruire piano piano anche la loro storia e la loro vita. Non ci facciamo illusioni, sarà un lavoro lungo. Ma intanto ringraziamo chiunque, anche dall’Italia, ci sta dando una mano”. 

(foto: New Humanity)

Per rispondere all’emergenza umanitaria, la Fondazione Pime ha deciso di lanciare una raccolta fondi per il Myanmar. Gli aiuti servono a portare aiuti a quanti sono colpiti dal terremoto attraverso l’ong New Humanity International, da anni attiva nel Paese che attraverso la sua rete locale si è mobilitata in queste ore per le operazioni di soccorso.

Si può donare con causale “S001 Emergenze – Terremoto in Myanmar e Thailandia”:

  • on line direttamente a questo link

  • tramite bonifico bancario intestato a Fondazione Pime Onlus
    IBAN IT89M0623001633000015111283
    (si raccomanda di inviare copia dell’avvenuto bonifico via email a uam@pimemilano.com indicando nome, cognome e indirizzo, luogo e data di nascita, codice fiscale)

  • sul conto corrente postale n. 39208202 intestato a Fondazione Pime Onlus via Monte Rosa, 81 – 20149 Milano

  • in contanti o con assegno presso il Centro Pime di Milano in via Monte Rosa 81 dal lunedì al venerdì (9.00-12.30 e 13.30-17.30)

Fonte : Asia