L’ultimo sviluppo risale al 12 marzo scorso, quando la Regione Toscana ha avviato l’iter di formazione del Consorzio industriale pubblico della Piana fiorentina, volto a dichiarare la pubblica utilità dell’area e darla in gestione alla reindustrializzazione della Gff.
Il lavoro che crea nuova cultura
Greta Thunberg, partecipando alla mobilitazione della Gkn dello scorso ottobre connessa allo sciopero nazionale per il clima, lo aveva ricordato: la transizione ecologica non riguarda solo il passaggio dalle fonti fossili alle rinnovabili, ma anche la creazione di un nuovo modo di vivere.
Per il Collettivo di Fabbrica Gkn questo obiettivo è molto chiaro: “Noi non difendiamo solo il nostro posto di lavoro”, aveva dichiarato Dario Salvetti in quell’occasione, “andiamo oltre. Facciamo supplenza alle istituzioni, alle università e alle politiche pubbliche assenti.”
Nella battaglia delle lavoratrici e dei lavoratori della Gkn la dimensione culturale ha giocato un ruolo importante e innovativo fin dall’inizio. Molti artisti hanno partecipato in maniera spontanea alle manifestazioni e ai picchetti, creando canzoni, spettacoli teatrali, documentari e letture, e dimostrando così come la cultura possa tuttora tornare ad essere un potente strumento di lotta.
Così, oggi che la lotta della Gkn è di nuovo a un punto di svolta, in bilico tra una possibile ripartenza dal basso e il fallimento di quattro anni di resistenza, il collettivo chiama a una nuova mobilitazione: la terza edizione del Festival di Letteratura Working Class, di nuovo sotto la direzione artistica di Alberto Prunetti, scrittore e direttore della collana Working Class di Edizioni Alegre. L’appuntamento è dal 4 al 6 aprile a Campi Bisenzio, proprio di fronte allo stabilimento chiuso della ex Gkn, per tre giorni di dibattiti, laboratori e concerti. Tanti gli ospiti illustri, dall’Italia e dall’estero – da Wu Ming 4, autore de Il calcio del figlio, a Claudia Durastanti, autrice de La straniera –, ma spazio anche alle esperienze di collettivi e movimenti, per provare a costruire insieme prospettive di senso alternative e nuove alleanze e intersezioni tra lavoro, ecologia e femminismi. Per chi volesse sostenere la rassegna, c’è una raccolta fondi attiva che ha già superato i 16mila euro. L’ambizione del festival (e la chiave del successo delle due passate edizioni) è ridare alla classe operaia uno spazio e una legittimazione per provare di nuovo a fare cultura, e chiedere alla cultura di provare a riflettere sul lavoro e sulle sue prospettive. Oggi, in epoca di piena deindustrializzazione.
Fonte : Wired