Paghiamo 10 miliardi l’anno in bolletta per buttare energia: il paradosso delle rinnovabili

Per alcuni non è abbastanza, per altri è “troppo”. I dati dicono che la produzione di energia rinnovabile in Italia è aumentata, specie negli ultimi anni. Il fotovoltaico guida la transizione energetica seguito dall’eolico, gli impianti sono milioni e molti altri sono in attesa di autorizzazione. Ma qualcosa non sta funzionando: il costo delle bollette rimane alto, gli italiani pagano prezzi dell’energia più alti rispetto ai vicini europei. In più, nonostante i dati positivi, la capacità delle rinnovabili di soddisfare i consumi è inferiore rispetto agli obiettivi che si è dato il governo. Eppure, per arrivare a questo punto lo Stato sostiene dei costi per incentivare i nuovi impianti, solo nell’ultimo anno oltre 10 miliardi di euro, con un paradosso: li paga per buttare energia. E i benefici? Per averne, bisognerà spendere ancora di più prendendo i fondi necessari proprio dalle bollette.

Perché con le rinnovabili in Italia i prezzi (ancora) non scendono

Nell’ultimo anno le fonti di energia rinnovabile hanno coperto il 41,2 per cento della domanda di energia elettrica italiana, un record. Le installazioni procedono, soprattutto per il solare, con più di 1,7 milioni di impianti fotovoltaici. Ma ancora non basta, l’effetto sui prezzi non si vede. Secondo l’ultima analisi di Enea sul sistema energetico italiano, c’è ancora una notevole differenza tra i prezzi in Italia a nel resto d’Europa: la media annuale è di 108 euro al megawattora alla Borsa italiana, rispetto a 78 in Germania, 63 in Spagna e 58 in Francia.

La mappa dei prezzi dell'energia elettrica, confronto Italia Europa

Negli ultimi dieci anni il costo del gas è aumentato del 60 per cento e quello dell’elettricità è più che raddoppiato. In più, gli obiettivi posti dal Piano nazionale integrato per l’energia e il clima (Pniec), sembrano lontani: basti pensare che per rispettare gli impegni presi servirebbe quasi triplicare le installazioni di parchi eolici e fotovoltaici. 

Nonostante l’aumento della produzione negli ultimi anni, le rinnovabili non sono ancora in grado di abbassare i prezzi. Il motivo è il funzionamento dei mercati dell’energia: questo succede perché è scambiata come fosse una merce e ogni centrale offre l’energia al prezzo che serve a coprire i costi di produzione. Quella prodotta a un prezzo più basso viene venduta per prima e di solito proviene dalle rinnovabili. Ma se la produzione non riesce a soddisfare la richiesta – cosa che le rinnovabili non riescono ancora a fare -, entrano in gioco altre centrali come quelle a carbone, a gas o quelle di tipo nucleare.

Come si calcola il prezzo dell'energia, infografica con ruolo di gas e rinnovabili

Così, il prezzo finale sarà quello offerto dalla fonte più cara: in Italia, a farlo, è ancora il gas che generano quasi la metà di quello che serve. Le rinnovabili sono in grado di fare il prezzo, al massimo, solo per il 4% del tempo. Ecco perché anche il costo delle bollette della luce dipende da quello del gas e non dalle rinnovabili.

Confronto tra gas e rinnovabili nel soddisfare domanda energia in Italia

Il problema delle rinnovabili in Italia: cosa non sta funzionando (e perché in Spagna sì)

Il mercato funziona con le stesse regole in tutta Europa e nel mondo. E allora perché in Italia i prezzi sono più alti? “Ci sono tre aspetti diversi – spiega a Today.it Carlo Stagnaro, direttore ricerche e studi dell’Istituto Bruno Leoni -. Uno è legato al tema delle autorizzazioni che sono un collo di bottiglia e sarebbero proprio i grandi impianti di eolico e fotovoltaico che potrebbero darci una mano ad abbassare i prezzi. Ma ci sono difficoltà burocratiche, come l’installazione vietata nei campi agricoli dal decreto Lollobrigida”.

Inchiesta: Chi c’è dietro le migliaia di pannelli che stanno coprendo la campagna italiana

Bisogna considerare le caratteristiche fisiche della Penisola: lunga, stretta e attraversata da catene montuose, un’elevata densità abitativa e due isole in cui abitano 6 milioni di cittadini. Non è semplice trasportare l’energia, specie se prodotta a intermittenza come nel caso delle rinnovabili – non sempre c’è sole o vento -, che quindi andrebbero installate dove servono di più. Ma secondo i dati Terna, le maggiori richieste di connessione continuano a provenire proprio dal Sud: “Mettere pale e pannelli in Puglia, Sicilia e Sardegna non ha più senso, lì non c’è la domanda di energia – ci dice Stagnaro -. Servirebbero più in Val Padana anche se la resa è minore”.

Dove si vogliono fare nuovi impianti rinnovabili, la mappa di Terna

Molti, come il Partito democratico e la segretaria Elly Schlein, indicano la Spagna come modello ma le caratteristiche geografiche sono ben diverse: “La Spagna ha territori desertici, disabitati, ed è poco montuosa rispetto all’Italia”, dice Stagnaro. Vuol dire meno impatti paesaggistici – quindi meno proteste per i territori -, e più facilità di installazione e connessione. In Italia, per le caratteristiche geografiche, portare l’energia da sud a nord ha un costo, c’è meno spazio per costruire gli impianti e non sempre è possibile farlo a causa di burocrazia, problemi paesaggistici o proteste dei cittadini. 

Ma allora perché non si installano le rinnovabili dove servono di più?

Produci e scorda, paga lo Stato: il nuovo Superbonus è per le rinnovabili

Il problema è proprio quello: gli incentivi per gli impianti di energia rinnovabile avrebbero prodotto una distorsione nel mercato italiano. Carlo Stagnaro fa un parallelo: “Funzionano come il Superbonus, regali soldi per qualcosa non che non serve e che va a beneficio di pochi”. Per aumentare le fonti rinnovabili, negli anni lo Stato ha proposto delle “tariffe” speciali ai gestori degli impianti. In generale, il funzionamento è questo: lo Stato ti paga la differenza di prezzo con le fonti fossili – più costose -, e, in alcuni casi, ti rimborsa l’energia che produci in più.

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“Se l’energia deve essere portata da sud a nord i costi aumentano. Ma gli incentivi ti spingono a installare dove le rinnovabili rendono di più, al sud dove c’è più sole e vento, e non dove servirebbe, al nord. Quando questi impianti producono più del dovuto sono in credito col sistema”. Esempio: se un impianto fotovoltaico in Puglia produce molto durante una giornata di sole, al momento, è inutile perché il sistema non ha la capacità di ricevere quell’energia ma viene ugualmente premiato per qualcosa che non dà: “L’energia viene persa, se non la immetti in rete non decarbonizzi nulla. Bisogna ripensare profondamente questi meccanismi di incentivazione”, fa notare Stagnaro.

Questo crea prezzi dell’energia più bassi in alcune zone che possono addirittura azzerarsi o diventare negativi. In Italia succede sempre più spesso, ad esempio durante domeniche particolarmente soleggiate o ventose quando, grazie a fotovoltaico ed eolico, si produce più energia di quanto ne serva.

Dove le rinnovabili abbassano i prezzi dell'energia ma non in bolletta

Il sistema non ha le capacità di trasporto o accumulo e l’energia prodotta in più viene letteralmente buttata: come si vede nella mappa estratta dal Gestore dei mercati energetici, i prezzi estremamente bassi che ne derivano sono un’illusione per i consumatori e, anzi, aumentano i costi in bolletta. Lo dice anche l’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (Arera), se i prezzi del mercato scendono paradossalmente i costi aumentano: nell’ultima relazione sul tema, si legge che “i costi derivanti dall’incentivazione delle fonti rinnovabili sono in crescita rispetto al 2023 per effetto della riduzione dei prezzi di mercato dell’energia elettrica”

Quanto finisce in bolletta: 10 miliardi di costi dalle rinnovabili

Per riuscire ad accogliere e trasportare la potenza creata dalle rinnovabili, Terna, la partecipata di Stato che gestisce la rete elettrica, ha in cantiere progetti per oltre 17 miliardi di euro fino al 2028. Già, nelle bollette degli italiani ci sono delle voci che riflettono i costi che il sistema sostiene per la rete elettrica e il trasporto dell’energia. L’esempio del caffè: prenderne uno a Palermo costa meno che a Milano, ma se dal sud il caffè economico deve andare al nord ha dei costi di trasporto da sostenere. Lo stesso accade per le rinnovabili che devono risalire la penisola, quando è possibile farlo. 

Ma oltre ai costi di trasporto ci sono gli incentivi di cui abbiamo parlato. Sono stati diversi negli anni, alcuni stanno per terminare ma ne sono arrivati di nuovi. In bolletta, c’è un costo esplicito che finanzia le rinnovabili: la voce che si riferisce alle rinnovabili rientra negli “oneri di sistema” ed è la componente “Asos”. Ha un peso variabile a seconda dell’utenza e può superare anche il 22 per cento del totale. Nell’esempio sotto, sono circa 19 euro su un totale di 88 euro di bolletta della luce. 

Esempio di bolletta della luce: il costo delle rinnovabili nella componente asos

Secondo le elaborazioni di Today.it, nell’ultimo anno questi incentivi sono costati circa 10 miliardi di euro.Il ministero dell’Ambiente aveva cercato di correggere queste distorsioni ma nel testo finale del nuovo decreto sulle rinnovabili i “privilegi” per gli impianti sono stati mantenuti. In più, dall’1 aprile 2025 in bolletta finirà anche il “curtailment” per gli impianti fotovoltaici: vuol dire che lo Stato ripaga chi produce meno energia perché la rete elettrica non riesce ad assorbirla. Fino a oggi succedeva solo per l’eolico. “Potrebbero esserci costi significativi in Sicilia, Puglia e Sardegna”, l’opinione di Stagnaro. 

Secondo gli obiettivi climatici che si è dato il governo, al 2030 le rinnovabili installate dovranno superare i 131 gigawatt. Al momento, secondo i dati Terna, le richieste di connessione superano i 354 gigawatt, quasi il triplo di quello che dovrebbe accadere da qui ai prossimi cinque anni. Le rinnovabili sono vitali per ridurre le emissioni e diminuire i prezzi dell’energia: basta farle, ma meglio e dove serve.

Fonte : Today