Negli ultimi giorni, ha fatto molto discutere la generazione di immagini da parte di ChatGpt in stile Studio Ghibli, con ritratti in versione Ghibli-ish di Elon Musk, del Signore degli Anelli, di Donald Trump e persino di Giorgia Meloni. Queste immagini, realizzate presumibilmente con il nuovo sistema di generazione di immagini di Gpt-4, sembrano uscite direttamente dalla mano di Hayao Miyazaki. Tuttavia, sotto il profilo giuridico, la questione si rivela molto più complessa di una prima impressione.
Nella lingua inglese esiste una desinenza – ‘-ish’ – che si usa per indicare qualcosa di simile, ma non esattamente uguale: un colore che non è proprio rosso ma ‘reddish’, un comportamento che ricorda quello di una persona senza esserlo del tutto, un’idea vaga di qualcosa che non arriva mai a una definizione precisa.
Questo suffisso esprime sfumature, richiama somiglianze, ma lascia sempre uno spazio di ambiguità. È proprio in questo spazio che si colloca uno dei dibattiti più accesi sul rapporto tra intelligenza artificiale e creatività umana: a cosa siamo di fronte quando un’opera generata dall’AI è così simile ad un’opera protetta che evoca l’originale? È un omaggio, un’imitazione lecita o una violazione dei diritti d’autore?
Lo stile è protetto dal diritto d’autore?
Di norma, lo stile di un autore non è protetto di per sé. Il diritto d’autore tutela espressioni creative tangibili – come disegni, personaggi, testi, video – ma non idee astratte, concetti o stili. In un recente caso in California, in cui alcune artiste hanno contestato la riproduzione del proprio stile da parte di sistemi di AI, il giudice ha chiarito che per provare una violazione è necessario dimostrare che le immagini generate dall’AI siano “sostanzialmente simili” alle opere originali.
Non basterebbe quindi una somiglianza generica: le immagini devono essere così simili da poter essere considerate falsi. Prova, dunque, molto difficile da dare e rispetto alla quale assume una notevole rilevanza anche il prompt utilizzato per generare le immagini. Se contiene riferimenti diretti a opere protette o a un certo autore, potrebbe avere un peso specifico nella valutazione della violazione. Di conseguenza, il problema non è tanto la replica di uno stile in sé, quanto il modo in cui l’AI è stata addestrata. Se il modello ha appreso lo stile analizzando opere protette senza autorizzazione, allora la questione si sposta sull’uso dei dati di training.
Le eccezioni al copyright: Stati Uniti vs Europa
Se un sistema di AI è stato addestrato su immagini protette, è necessario capire se tale utilizzo sia illecito o rientri in un’eccezione giuridicamente prevista. Su questo punto, gli approcci tra Stati Uniti e Unione Europea sono piuttosto diversi. Negli Stati Uniti, il fair use viene valutato caso per caso in base a quattro criteri principali: scopo e carattere dell’uso (se è trasformativo e non commerciale, è più probabile che sia lecito, natura dell’opera originale (le opere più creative sono più protette di quelle fattuali), quantità e sostanzialità (se viene usata una piccola parte dell’opera, il fair use è più probabile) ed effetto sul mercato (se l’uso danneggia il valore commerciale dell’opera originale, è meno probabile che sia lecito).
Fonte : Wired