Maschio, femmina e neutro: la rivoluzione delle carte di identità

La maggioranza di governo non ha attriti solo in patria. La coalizione di centrodestra si è infatti spaccata sul voto al regolamento “Rafforzamento della sicurezza delle carte d’identità dei cittadini dell’Unione”. Tra le diverse proposte che sono passate con il 56% ce ne sono alcune che riguardano l’identità di genere e il loro riconoscimento in termini legali. Strasburgo ha votato per il riconoscimento in tutti gli Stati dell’Unione di tutte le persone che compiono una transizione. Ma non solo. Il regolamento prevede che qualora un Paese ammetta il genere tra i dati riportati nella carta di identità allora “dovrebbero essere utilizzate le specifiche ‘Femmina’, ‘Maschio’ o ‘X'”. Aprendo così la strada al genere neutro nei documenti. Forza Italia, tranne il deputato Fulvio Martusciello (astenuto), ha votato a favore. Infuriati i Pro Vita.

Cosa si è deciso e i prossimi passaggi

Il regolamento, passato con 377 voti, propone diversi standard minimi comuni per le carte di identità. Si va dall’inserimento del chip elettronico alla protezione dei dati personali, ed è una riedizione di un regolamento già approvato nel 2019 ma decaduto dopo una sentenza della corte di giustizia europea. Il testo approvato ora passerà al Consiglio europeo dove i capi di Stato e di governo dovranno esprimersi in via definitiva.

Come hanno votato gli europarlamentari italiani

Fatta eccezione per Forza Italia, la destra ha votato per il no. Fratelli d’Italia, del gruppo dei conservatori europei (Ecr), si è espressa contro (con Carlo Ciccioli astenuto). Compatta la Lega, che ha votato a sfavore. Bocciati tutti gli emendamenti proposti dal generale Roberto Vannacci che miravano a negare il riconoscimento dell’identità di genere nei documenti di identità. Il Pd, nei Socialisti e democratici, ha votato a favore (astenuta Alessandra Moretti). Mimmo Lucano e Ilaria Salis, eurodeputati di Sinistra italiana, hanno votato contro a tutto il pacchetto. I pentastellati hanno invece sfidato il loro gruppo, The left, e votato a favore (Giuseppe Antoci astenuto). Compatti i Verdi, Marino-Orlando-Scuderi-Guarda, per il No. 

Le carte di identità con il genere neutro

Come già detto il testo passerà al Consiglio europeo e sarà discusso e, in caso, approvato dai capi di Stato e di governo. Ma questo passaggio permetterà il riconoscimento delle identità di genere non binarie anche sulla carta di identità? In pratica no, in teoria è un primo passo. Il nostro Paese infatti non riconosce ufficialmente il genere non binario. Inoltre, nelle nostre carte di identità è solo presente la dicitura “Sesso”, cosa ben diversa dal genere nel quale ci si identifica. La Corte costituzionale con la sentenza numero 143 del 2024 ha rinviato al legislatore la questione. La Consulta ha però rilevato che la “percezione dell’individuo di non appartenere né al sesso femminile, né a quello maschile genera una situazione di disagio significativa rispetto al principio personalistico cui l’ordinamento costituzionale riconosce centralità”. Per vedere un’identità neutra sui documenti bisogna quindi aspettare un intervento legislativo e una riforma che la traduca in un’attestazione legale.

Borchia (Lega): “Non ci occupiamo di come votano gli altri partiti”

Il voto a favore di Forza Italia, che ha seguito la linea dettata dal suo gruppo (Partito popolare europeo), ha però raccolto le critiche dei Pro Vita: “È allarmante che un partito che si dice moderato e popolare come Forza Italia abbia sostenuto in blocco una proposta estremista, ideologica e radicale”, ha dichiarato Antonio Brandi, presidente della onlus Pro vita & famiglia. Il capodelegazione della Lega al parlamento europeo, Paolo Borchia, a Today.it non commenta il Sì azzurro: “Non ci occupiamo di come votano gli altri partiti”. Ma il fastidio nel centrodestra è palpabile: “La procedura di consultazione poteva essere l’occasione per mostrare che il parlamento voleva sanare la stortura del gender ma la maggioranza ha deciso diversamente”. Borchia ha quindi aggiunto: “La Lega si è opposta, è una proposta che non ha alcun senso sia nel merito, perché esistono solo due generi, sia nel metodo”. Infine, prova a sminuire l’importanza dell’approvazione ribadendo che sarà invece centrale il passaggio al Consiglio europeo: “È un voto che non cambia molto nella sostanza, essendo il Parlamento chiamato soltanto a rendere un parere non vincolante al Consiglio”.

Fonte : Today