AGI – La Regione Lazio si prepara a incantare i visitatori di Vinitaly 2025, in programma a Verona dal 6 al 9 aprile, portando il meglio della sua produzione enologica. Quest’anno il Lazio si presenta in grande stile con la partecipazione di 59 aziende vitivinicole e 3 consorzi di tutela: Roma DOC, Cesanese del Piglio DOCG e Frascati.
“Quest’anno abbiamo sostanzialmente, anzi direi radicalmente modificato il modo di comunicare i nostri prodotti, lo facciamo con vesti assolutamente rinnovate, dal Vinitaly al McFruit, la più grande fiera dell’ortofrutta europea dove quest’anno siamo regione partner, dimostriamo come si procede investendo le risorse e attraverso la programmazione per garantire una nuova veste del Lazio, un’immagine rivoluzionata anche in termini di qualità”. Così all’AGI l’assessore all’Agricoltura e Bilancio della Regione Lazio, Giancarlo Righini, parlando della partecipazione alla fiera di Verona dove il Lazio avrà un padiglione di 2.450 mq, con un ampliamento del 20% rispetto all’edizione precedente.
“Le fiere devono essere un biglietto da visita, ci si deve presentare con un’offerta di ottimo livello, un padiglione che sia accogliente, che sia progettato in maniera anche funzionale per gli operatori che poi all’interno devono lavorarci – spiega ancora l’assessore Righini – ed è esattamente quello che abbiamo fatto e abbiamo messo in campo per questo risorse imponenti”.
L’anno scorso un vino laziale, l’Anthium Bellone 2023 di Anzio prodotto della cantina Casale del Giglio, è finito nella top 50 dei migliori vini al mondo della classifica Decanter World Wine Awards. Un chiaro segnale del potenziale vinicolo della regione, che non ha più niente da invidiare a realtà consolidate come il Piemonte e la Toscana.
“Abbiamo avuto questo prestigioso riconoscimento dalla Cantina Casale del Giglio sulla classifica di Decanter, ma l’anno è stato impreziosito anche da tanti altri premi. ‘Bibenda’ tre vini del Lazio sono stati riconosciuti tra i 10 migliori vini italiani. Questa è una dimostrazione di come ci siano delle potenzialità fino ad oggi inespresse anche nella nostra regione e questi premi sono legati a una maggiore riconoscibilità dei prodotti laziali, in forza dell’attività di promozione imponente che stiamo sostenendo ovunque, in tutte le fiere nazionali ed internazionali”.
C’è spazio per i vini laziali in campo internazionale?
“Assolutamente sì. Nella recente missione che abbiamo svolto a Chicago, del Vinitaly USA, è stato dimostrato il grande interesse rivolto dai buyers internazionali anche sui vini laziali abbiamo già avuto la possibilità di accompagnare i nostri produttori in tante fiere ma cominciamo ad avere anche molti ritorni di questa presenza nelle manifestazioni di promozione con significativi dati di aumento dell’export in particolare ovviamente nel Nord America e anche in alcune zone del sud est asiatico. Otre ovviamente ai mercati tipici dei paesi europei dove già c’è una potenza molto consolidata di vini del Lazio”.
La viticoltura può rappresentare anche un volano per l’economia regionale?
“La viticoltura è già un volano importante dell’economia regionale. Con i quasi 300 milioni di euro di fatturato dimostra di essere un pezzo importante dell’economia regionale e un pezzo importante della filiera agroalimentare italiana. Ovviamente questo ci lascia ben sperare perché le nostre cantine continuano a investire anche nella misura di investimenti che si sta per chiudere il 15 aprile.
Sono già pervenute numerose offerte di aziende vitivinicole che intendono utilizzare queste risorse per migliorare le proprie produzioni, le proprie cantine, anche l’OCM Vino comincia ad avere numeri diversi e quest’anno abbiamo avuto anche un dato significativo: la rivendicazione di molte superfici da restituire alla coltivazione della viticoltura e questo è un segnale di velocità importante che dimostra l’interesse e che quindi questo settore può essere e sarà sicuramente un volano per l’economia regionale”.
Può segnare un bilancio dei primi due anni di amministrazione Rocca in particolare per quanto riguarda il settore agricolo nel Lazio?
“Il bilancio dei primi due anni è un bilancio assolutamente positivo, abbiamo ricostruito la Direzione Agricoltura, abbiamo rilanciato il ruolo e l’immagine della nostra agenzia regionale dell’Arsial, mettendo a capo due persone di grande valore, il direttore Roberto Aleandri che è il capo della direzione agricoltura, un grande conoscitore ed esperto del CSR, su cui intorno poi ruotano tutte le politiche regionali in favore degli agricoltori; e il commissario straordinario Massimiliano Raffa, il capo di Arsial, che la ha letteralmente rivoluzionata, tornandola a farla diventare un’agenzia che si occupa, non solamente di promozione, ma stiamo rilanciando anche il piano degli investimenti, della ricerca e dell’innovazione che poi sta nel nome di Arsial, l’agenzia regionale dell’innovazione per lo sviluppo e l’agricoltura”.
“Ecco, sono tutti i temi che abbiamo rimesso al centro dell’agenda politica, con investimenti importanti ed imponenti che ci consentono di avere l’ambizione di rendere la Regione Lazio una tra le migliori e più importanti regioni del panorama agricolo nazionale e credo che anche i dati che iniziano ad arrivare sull’utilizzo delle risorse Psr, il Programma di Sviluppo Rurale, la bontà delle iniziative svolte – ha sottolineato ancora l’assessore Righini – Quest’anno la Regione Lazio, nel 2024, è stata la seconda Regione dopo la Valle d’Aosta nell’utilizzo di queste risorse. La Valle d’Aosta è una piccola regione, fatica meno delle altre a poter raggiungere questi obiettivi, ma essere quindi la prima grande regione italiana nell’utilizzo di queste risorse dimostra l’importanza del lavoro che l’amministrazione Rocca sta facendo insieme, come dicevo, a delle nuove strutture e nuove direzioni che abbiamo radicalmente rinnovato”.
Fonte : Agi