AGI – I giudici del Tribunale dei Minori di Brescia sono entrati in camera di consiglio per decidere il verdetto nei confronti di Marco Toffaloni accusato di concorso nella strage di matrice neofascista in piazza della Loggia del 28 maggio 1974 che provocò dieci morti e 102 feriti. La sentenza, secondo le indicazioni del Tribunale, dovrebbe arrivare nel pomeriggio. La pm Caty Bressanelli ha chiesto la condanna a 30 anni di carcere per Toffaloni, all’epoca sedicenne e ora residente in Svizzera col ‘nuovo’ nome di Franco Maria Muller. Condanna che, in ogni caso, non dovrebbe scontare perché la Svizzera ritiene i reati prescritti e non è intenzionata a concedere l’estradizione.
La difesa ha chiesto la sua assoluzione per non aver commesso il fatto o, in subordine, l’assoluzione per incapacità di non intendere e di volere perché “non aveva la maturità di comprendere il disvalore sociale della partecipazione alle riunioni organizzate dalla forze dell’ordine” durante le quali si sarebbe pianificato l’attentato oppure, in ulteriore subordine, che gli venga inflitto il minimo della pena con la concessione delle attenuanti generiche della minore età e “del particolare contesto politico nel quale l’imputato era stato strumentalizzato proprio da quegli appartenenti alle forze dell’ordine che avrebbero dovuto essergli da esempio”.
La richiesta dell’avvocato Gallina
Prima di ritirarsi in camera di consiglio, i giudici del Tribunale dei Minori di Brescia hanno respinto la richiesta dell’avvocato Marco Gallina, legale di Marco Toffaloni, di sentire Giampaolo Stimamiglio per le sue dichiarazioni nei giorni scorsi al ‘Corriere della Sera’ in cui ha affermato di avere ulteriori informazioni “importanti e molto interessanti” per gli inquirenti. “Ho altre cose da dire, che riguardano proprio e ancora la fase esecutiva dell’attentato bresciano – aveva detto nell’intervista -. Altra gente che avrebbe partecipato”. I giudici hanno scelto di non sentirlo perché altri, eventuali responsabili non attengono a questo processo.
L’attesa del verdetto
“Viviamo male questa attesa perché la verità tarda ad arrivare mentre noi familiari abbiamo bisogno presto della verità”. Arnaldo Trebeschi, 91 anni, che nella strage di piazza della Loggia perse il fratello, racconta così il suo stato d’animo nelle ore che precedono il verdetto dell’ennesimo processo su una delle bombe che hanno sconvolto l’Italia negli anni Settanta. “La pazienza c’è ancora – aggiunge – ma diventa sempre più difficile aspettare”. A rappresentare i parenti delle vittime in aula c’è l’avvocato Federico Sinicato che esprime i suoi timori alla luce della recente archiviazione di Paolo Bellini per la strage dei Georgofili motivata anche per il fatto che non ci sarebbero stati riscontri sui suoi legami con la destra eversiva. “Ci sono giudici che non sono in grado di inserire il proprio giudizio in un contesto storico complessivo. Se torniamo a ‘parcellizzare’ i processi, torniamo alle assoluzioni viste in passato. È un segnale molto pericoloso”.
Fonte : Agi