Alla quarta voce della lista dei paesi colpiti dai dazi reciproci di Donald Trump spicca Taiwan. La sua collocazione nel novero degli stati “che hanno trattato malissimo gli Stati Uniti” – come ha ripetuto più volte l’inquilino della Casa Bianca – fa adirare la Cina (colpita da tariffe totali del 54 per cento), che considera Taiwan una “provincia ribelle” da “riunificare” senza escludere l’uso della forza. E le esercitazioni militari degli scorsi giorni attorno all’isola ne sono una prova.
Perché Taiwan è stata inclusa nella lista dei paesi colpiti dai dazi reciproci
Gli osservatori internazionali hanno sollevato interrogativi e dubbi sulla scelta del governo statunitense di far figurare Taiwan come un paese. Taiwan, pur non essendo riconosciuta ufficialmente dalla gran parte dei paesi del mondo (solo 12 riconoscono la Repubblica di Cina come stato sovrano), ha un’importante posizione nel commercio internazionale, specialmente nel settore tecnologico.
Diverse sono le ipotesi che potrebbero spiegare la decisione dell’amministrazione Trump. Una delle possibili motivazioni riguarda la comodità di creare una lista unica di paesi e territori soggetti ai dazi. In un contesto commerciale globale così vasto, l’amministrazione Trump potrebbe aver raggruppato tutti i territori interessati dalle tariffe in modo che risulti di più facile comprensione e gestione delle misure. In tal caso, la mossa potrebbe essere stata dettata più per semplificare la classificazione che per una decisione politica mirata.
Un’altra ipotesi riguarda un errore o una negligenza della Casa Bianca nella definizione dei territori colpiti. Nella lista, infatti, sono stati inseriti anche territori estremi che fanno parte dall’Australia, suscitando perplessità a Canberra. Infine, non si può escludere che dietro questa decisione si nasconda una strategia politica più ampia e ambigua, tipica delle amministrazioni statunitensi. Washington, pur non riconoscendo ufficialmente Taiwan come stato indipendente, ha mantenuto tradizionalmente legami economici e militari con l’isola, alimentando la tensione con la Cina.
I dazi di Trump su Taiwan
Taiwan è stata colpita da dazi del 32 per cento, ponendo il settore dei semiconduttori – e la catena di approvvigionamento globale – fortemente a rischio. E a nulla sono serviti i tentativi di ammansire Trump nei mesi scorsi, come il maxi investimento di 100 miliardi di dollari negli Stati Uniti della taiwanese Taiwan Semiconductor Manufacturing Co. (Tsmc), per aumentare la capacità produttiva del paese guidato da Trump ed evitare i dazi dell’inquilino della Casa Bianca. Il governo di Taipei si è detto sgomento e ha definito la decisione di Trump “irragionevole”. In questo modo, Taiwan si sente economicamente colpita e, di conseguenza, isolata. A differenza di altri paesi asiatici, l’isola non ha la possibilità di avvicinarsi alla Cina in modo tattico, come strumento di leva nei negoziati con gli Stati Uniti, a causa delle rivendicazioni territoriali di Pechino.
Fonte : Today