Al termine di una maratona di dodici ore la camera bassa del parlameno indiano ha varato la norma che inserisce controlli sulla gestione delle prorietà donate all’ente musulmano. Anche i vescovi del Kerala si sono espressi a favore sull’onda della vicenda dei terreni di Munambam. Il monito del gesuita del Gujarat p. Cedric Prakash: “Non è questa la strada, legge da contrastare”.
Delhi (AsiaNews) – Dopo un intenso dibattito durato quasi 14 ore, la Lok Sabha – la camera bassa il parlamento indiano – ha approvato nella notte la nuova versione della legge Waqf, le donazioni permanenti delle proprietà secondo le norme della tradizione islamica. Il provvedimento, presentato dal ministro degli Affari parlamentari Kiren Rijiju, è stato approvato con 288 voti a favore e 232 contrari. La discussione passerà ora al Rajya Sabha, l’altro ramo del parlamento indiano, per il via libera definitivo.
Nelle intenzioni del governo di Delhi la nuova versione della legge mira ad aumentare l’efficienza dei consigli del Waqf, migliorando il processo di registrazione e incrementando il ruolo della tecnologia nella gestione dei registri. La vicenda sta dividendo profondamente il Paese, con l’accusa rivolta al governo Modi di voler imporre nuovi strumenti di controllo sulla comunità musulmana.
Anche tra i cattolici indiani vi sono opinioni diverse sulla vicenda. Il Consiglio episcopale cattolico del Kerala (KCBC), che riunisce i vescovi siro-malabaresi, siro-malankaresi e latini di questo Stato, il 29 marzo avevano diffuso una dichiarazione di sostegno. Una scelta fortemente influenzata da una disputa sui terreni di Munambam, che i vescovi sperano così di poter risolvere. Più di 600 famiglie di Munambam protestano dall’anno scorso per il ripristino dei loro diritti di proprietà, dato che un’area di 400 acri, dove si trovano le loro case, è stata dichiarata un bene Waqf dal Waqf Board del Kerala. P. Thomas Tharayil, vice segretario generale della KCBC, ha dichiarato ai media che il sostegno del consiglio alla legge è esclusivamente per il benessere dei residenti di Munambam.
Da parte sua nei giorni scorsi anche la Conferenza episcopale indiana (Cbci) aveva diffuso una dichiarazione ufficiale che chiede una “soluzione permanente” alle annose controversie sui terreni nell’ambito degli emendamenti proposti alla Waqf Law. “La Cbci esorta i partiti politici e i legislatori ad adottare un approccio imparziale e costruttivo a questo problema”, si legge nella dichiarazione ufficiale.
Al di là dei singoli casi di abuso, reesta però il problema del contesto più generale in cui si inserisce questa riforma, che è quello di un’ostilità sempre più forte da parte delle frange nazionaliste indù nei confronti di tutto ciò che ha a che fare con la comunità musulmana. Per questo motivo c’è anche chi – come il gesuita del Gujarat p. Cedric Prakash, da sempre attivo nella difesa dei diritti umani – vede gravi pericoli nell’adozione di questo nuovo provvedimento: “La legge sul Waqf – ha twittato in queste ore – deve essere contrastata in toto da tutti coloro che hanno a cuore e valorizzano la Costituzione indiana“.
Da parte sua l’All India Muslim Personal Law Board ha già dichiarato che ricorrerà in tribunale contro l’approvazione della riforma del Waqf. “Organizzeremo manifestazioni in tutto il Paese, proprio come hanno fatto gli agricoltori. Se necessario, bloccheremo le strade e adotteremo tutte le misure pacifiche per opporci al disegno di legge”, ha dichiarato il portavoce Mohammad Mohsin.
Fonte : Asia