Alti funzionari del ministero dell’Energia hanno incontrato mons. Kleden per discutere dei progetti di sviluppo. Il presule ha confermato l’opposizione della Chiesa, a tutela della popolazione e del territorio. Nell’area l’80% degli abitanti sono dediti all’agricoltura. Dietro le pressioni di Jakarta gli interessi delle multinazionali.
Jakarta (AsiaNews) – Un incontro concluso con un nulla di fatto e una nuova presa di posizione, dura nei toni e critica nei contenuti, da parte dell’arcivescovo di Ende, sull’isola di Flores, nella Provincia di East Nusa Tenggara (NTT). Si compone di un nuovo capitolo lo scontro fra mons. Paulus Budi Kleden e il governo indonesiano, dopo la visita di cortesia – almeno sulla carta – compiuta a marzo da un inviato speciale del ministero dell’Energia e delle risorse minerarie (Esdm). Dopo oltre un’ora di acceso confronto, il prelato ha respinto con rinnovato vigore i progetti per la realizzazione di centrali geotermiche a Mataloko e in altre località del territorio, che finirebbero per causare gravi danni ambientali e stravolgere la vita della popolazione. Fra l’altro in una delle poche zone a maggioranza cattolica nella nazione musulmana più popolosa al mondo.
Dietro la decisione del ministero di incontrare i vertici cattolici vi è il tentativo di “ridurre al minimo” la profonda distanza fra i piani governativi e le resistenze dell’arcidiocesi e del prelato che, prima ancora dello sviluppo sfrenato, lotta per l’ambiente e gli interessi della popolazione. In una nota pubblicata nei giorni successivi la visita, inviata per conoscenza ad AsiaNews, mons. Kleden ribadisce la posizione della diocesi come illustrata nel gennaio scorso e ribadita nella lettera Pastorale 2025 per l’Anno giubilare e nella lettera per la Quaresima. “Il rifiuto del progetto di sviluppo geotermico – sottolinea il prelato – deriva da preoccupazioni relative al contesto dell’arcidiocesi [fra le quali] aree montuose e collinari, che lasciano un terreno limitato per gli insediamenti e l’agricoltura. Dal punto di vista occupazionale, quasi l’80% degli abitanti del territorio dell’arcidiocesi è costituito da agricoltori”. Inoltre, prosegue la dichiarazione, le coltivazioni di Ende dipendono “in larga misura dalle precipitazioni, poiché le fonti d’acqua di superficie sono scarse. Un uso improprio delle risorse idriche – conclude – potrebbe causare danni e carenze d’acqua, ponendo un problema sociale significativo per la comunità”.
Dal 2017 l’isola di Flores è stata ufficialmente dichiarata da Jakarta come potenziale sede per l’esplorazione di siti adatti agli impianti geotermici, con almeno 17 progetti allo studio tra i quali alcuni sono stati già attribuiti alle località di Daratei e Mataloko nell’area di Ngada. Un’ondata di azioni sono state compiute in questi anni da investitori e altre parti per spingere i capi locali e gli stessi leader della Chiesa a sostenere i cosiddetti “progetti strategici nazionali”. In realtà sono interessati territori montuosi che rappresentano veri e propri paradisi naturali, ma dove già stanno aumentando le forme di degrado in nome dello “sviluppo” economico. Gli abitanti stessi denunciano minacce alla salute pubblica, oltre a fenomeni come il deterioramento delle condizioni delle case a causa di materiali indesiderati e la diminuzione della fertilità dei terreni agricoli.
La designazione di Flores come isola geotermica fa parte del programma di transizione energetica dell’Indonesia nell’ambito del Just Energy Transition Partnership (Jetp), con un piano di investimenti fino a 22,5 miliardi di dollari e fra i progetti strategici nazionali. L’area ha un potenziale geotermico stimato di circa 776 megawatt in 12 aree di lavoro geotermiche (Wkp), secondo i dati 2023 dell’Esdm. Tuttavia, studi indipendenti dello scorso anno mostrano come gli agricoltori avrebbero subito tagli al reddito per miliardi di rupie durante la costruzione degli impianti e nelle fasi successive. Dietro la retorica governativa di promuovere una giusta transizione energetica attraverso l’uso della geotermia – che dovrebbe contribuire con 7.200 megawatt (MW) a livello nazionale entro il 2025 – si nasconde infatti una seria minaccia alla sostenibilità ecologica e ai mezzi di sussistenza delle comunità locali.
In diverse regioni, i progetti di sviluppo di Centrali elettriche geotermiche (Pltp) hanno aumentato i rischi sismici, la subsidenza del terreno, danni alle falde acquifere, perdita di mezzi di sussistenza, nonché il rilascio di gas serra e di emissioni tossiche come l’idrogeno solforato (H2S). Inoltre, questi progetti minacciano le aree forestali, poiché alcuni operano all’interno di regioni boschive.
I dati Esdm rivelano che delle 12 aree di lavoro geotermiche (Wkp) di Flores, il 70% è controllato da cinque grandi aziende, affiliate a multinazionali. Ambientalisti e critici sottolineano che invece di ridurre la dipendenza dai combustibili fossili, le rinnovabili rischiano di essere interamente controllate dalla stessa oligarchia energetica. L’espansione dello sfruttamento geotermico nell’area è sostenuta anche da agenzie di finanziamento internazionali. Il coinvolgimento di queste istituzioni riflette il modus operandi e le relazioni commerciali globali nel settore dell’energia, vincolando i Paesi in via di sviluppo in schemi finanziari che spesso trascurano i diritti umani, in particolare quelli delle comunità locali e degli ecosistemi circostanti.
Fonte : Asia