Il centrodestra vuole cancellare i ballottaggi, le opposizioni insorgono: “Furto di democrazia”

Con il 40 per cento dei voti si diventa sindaci e non è necessario il ballottaggio. La proposta è del centrodestra e sta suscitando polemiche: riguarda le elezioni amministrative per i comuni con più di 15 mila abitanti. I capigruppo di maggioranza in Senato hanno presentato al cosiddetto decreto Elezioni un emendamento che punta a riscrivere le regole del voto. Intanto le opposizioni insorgono e c’è chi parla di “furto di democrazia”. 

Col 40 per cento dei voti si diventa sindaci 

La condizione perché non si chiamino i cittadini al secondo turno elettorale è che il candidato sindaco “abbia conseguito almeno il 40 per cento dei voti validi. Qualora due candidati abbiano entrambi conseguito un risultato pari o superiore al 40 per cento dei voti validi, è proclamato eletto sindaco il candidato che abbia conseguito il maggior numero di voti validi”, si legge nell’emendamento firmato dal capogruppo di Fratelli d’Italia Lucio Malan, dal capogruppo della Lega Massimiliano Romeo, dal capogruppo di Forza Italia Maurizio Gasparri e dalla capogruppo di Noi moderati Michaela Biancofiore. La proposta di modifica prevede anche una sorta di blindatura per gli equilibri politici maggioritari nei consigli comunali: “Qualora un candidato alla carica di sindaco sia proclamato eletto al primo turno, alla lista e al gruppo di liste a lui collegato, che non abbia già conseguito almeno il 60 per cento dei seggi del consiglio, viene assegnato il 60 per cento dei seggi, sempre che nessuna altra lista o altro gruppo di liste collegate abbia superato i 50 per cento dei voti validi”. 

L'emendamento della maggioranza che vuole eliminare i ballottaggi

Con un altro emendamento che farà discutere la maggioranza vuole aumentare il numero degli assessori regionali: potrà essere incrementato “di due unità nelle Regioni con popolazione fino a un milione di abitanti e nelle Regioni con popolazione fino a due milioni di abitanti”, recita la proposta di modifica firmata dai capigruppo del centrodestra. Viene specificato che “ai fini del calcolo del numero massimo degli assessori regionali, il presidente della Giunta regionale continua a essere incluso nel numero dei componenti del Consiglio regionale”. La proposta prevede anche che il numero dei consiglieri regionali venga mantenuto tale “qualora la popolazione si riduca o aumenti entro il limite del 5 per cento”.

Le opposizioni insorgono: “Furto di democrazia”

Le opposizioni sono sul piede di guerra. “Ieri, a firma dei presidenti dei gruppi di maggioranza è stato presentato in maniera irriverente e offensiva un emendamento, a un semplice decreto per stabilire la data delle elezioni comunali nel 2025, che modifica la soglia di sbarramento per accedere al ballottaggio, permettendo la vittoria al primo turno con il 40% dei voti”, denuncia il capogruppo del Partito democratico a Palazzo Madama Francesco Boccia. L’esponente dem ha chiesto il ritiro immediato dell’emendamento e un intervento del presidente del Senato Ignazio La Russa: “È inaccettabile che una minoranza possa diventare maggioranza, è una provocazione, una dichiarazione di guerra verso le opposizioni e anche verso la tenuta di quest’aula e del confronto parlamentare”. Critiche sono arrivate anche dal Movimento 5 stelle. Alessandra Maiorino, capogruppo del partito in commissione Affari costituzionali, mette sotto accusa i partiti di maggioranza: “Loro che fanno tanta retorica sul voto degli italiani, vogliono far vincere i sindaci con il voto di una minoranza, incentivando ancora di più l’astensionismo e la disillusione degli elettori”. 

Secondo il senatore di Italia Viva Ivan Scalfarotto la proposta del centrodestra “è una cosa contraria a ogni senso della democrazia e anche della decenza”. Con l’emendamento presentato si “vogliono eleggere sindaci di minoranza, votati da meno della metà dei cittadini, indebolendo una figura istituzionale come il sindaco, che in tutto il Paese rappresenta un presidio di democrazia rispettato e spesso anche amato dalle comunità locali”. Per il capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra Peppe De Cristofaro l’emendamento è “un vero e proprio furto di democrazia. Un abuso che altera profondamente la rappresentanza democratica nei comuni. Non è la prima volta che questa destra prova a cambiare le regole per convenienza elettorale, ma un intervento cossì sfacciato e sbilanciato è intollerabile”. 

Fonte : Today