Lo scontro tra nazionalisti e comunisti all’ombra di Putin

Il Cremlino vorrebbe cerare un partito di estrema destra tradizionalista, guidata dai veterani dell’operazione militare speciale, da fondere insieme agli eredi di Vladimir Zirinovskij per spronare gli stessi deputati di Russia Unita a un più convinto attivismo patriottico. Ma la mossa è guardata con nervosismo dai comunisti di Zjuganov, che rappresentano l’anima “popolare e di sinistra” russa tradizionale.

Mosca (AsiaNews) – La democrazia “illiberale” della Russia non prevede una vera distinzione politica tra destra e sinistra, da quando tutta la scena è riservata alla presidenza e al suo partito che non a caso porta il titolo di “Russia Unita”. Fanno da maggiordomi dello zar i comunisti del Kprf e i liberal-nazionalisti dell’Ldpr, i gruppi che già prima dell’avvento di Vladimir Putin si erano schierati contro i “falsi valori liberali” in nome di quelli russi tradizionali e autentici. Ai liberali degradati viene lasciata una minima percentuale per il partito Yabloko (“La Mela”), residuo della dipendenza eltsiniana dalle ideologie occidentali.

Con l’esaltazione parossistica del patriottismo in tempi di guerra, contro i “nazisti ucraini” e tutti i loro alleati, si sta sempre più diffondendo una reazione ultra-conservatrice ancora più radicale, quella dei “nazionalisti russi” che si scagliano anche contro i nemici interni alla Federazione, le tante etnie o “nazionalità di pelle scura” che sognano l’autonomia dai russi e sono sospettati di preparare attentati come quello dell’anno scorso al Krokus City Hall, il detonatore delle reazioni contro tutti gli stranieri, i migranti interni e quelli ex-sovietici dell’Asia centrale.

Ora i ”conservatori di estrema destra”, che si radunano in diverse varianti del movimento Russkaja Obscina, la “Comunità Russa”, stanno pensando di guadagnare spazio non solo nelle risse di strada, ma anche tra i seggi della Duma, provocando sensazioni di panico soprattutto nei comunisti, che rappresentano l’anima “popolare e di sinistra” russa tradizionale, nella continuità tra il totalitarismo sovietico e il regime putiniano. Sulla stampa appaiono diverse ipotesi sulla formazione di un vero e proprio “partito nazionalista”, che verrebbe appoggiato dai vertici del Cremlino come strumento più efficace della propaganda bellica, che non suscita grandi emozioni nella maggioranza della popolazione sprofondata nell’indifferenza.

Non sarebbe il primo tentativo di creazione artificiale di partiti e gruppi in grado di sfruttare alcune tendenze diffuse, come il Srzp o “Russia giusta – per la verità” con gli slogan anti-corruzione di 15 anni fa o gli “Uomini Nuovi”, Novye Ljudi che cercavano negli anni scorsi di intercettare le emozioni dei giovani, trascinati per le strade da Aleksej Naval’nyj.

Sulla Niezavisimaja Gazeta è apparso un sondaggio dello scorso 31 marzo, circa le opinioni diffuse sull’arco dei partiti in vista delle elezioni amministrative del prossimo autunno, diffuso attraverso i canali Telegram con diversi commenti di analisti e politologi. Sarebbe in effetti in atto un piano del Cremlino per intercettare le tendenze confuse che risultano da queste inchieste, creando un partito di estrema destra tradizionalista, guidata dai veterani della Svo, l’operazione militare speciale, da fondere insieme agli eredi di Vladimir Zirinovskij, il fondatore di Ldpr morto proprio all’alba dell’invasione dell’Ucraina. Il principale sponsor di questa operazione sarebbe lo speaker della Duma, Vjaceslav Volodin, uno dei propagandisti più esagitati degli ultimi anni, allo scopo di spronare la maggioranza degli edinorossy, i deputati di Russia Unita, a un più convinto attivismo patriottico.

Lo stesso presidente Putin non ha fatto finora capire che cosa si aspetti dal quadro artificiale della politica russa, essendo da sempre un sostenitore della “trinità” del partito principale con i due sostenitori laterali, ma gli accenni al nuovo partito di estrema destra si moltiplicano anche dalle stanze più elevate del Cremlino. I sondaggi rivelano una certa stanchezza rispetto a questa disposizione partitica in vigore ormai da un quarto di secolo, e questo sta diffondendo un nervosismo sempre più evidente soprattutto tra i comunisti, che ripetono l’appellativo di “fascisti” all’indirizzo dei nuovi super-conservatori. I quali, a loro volta, chiamano “bolscevichi” e “marxisti” i seguaci di Gennadij Zjuganov, l’anziano fondatore del Kprf ancora in prima fila nelle diatribe politiche russe, rievocando le polemiche novecentesche in forma sempre più grottesca. I giovani comunisti, del resto, non perdono tempo con le polemiche ideologiche, e raccolgono i dati delle organizzazioni di estrema destra, preparandosi a “mostrare i muscoli” nelle campagne elettorali.

Fonte : Asia