È un’odissea senza fine quella che vede protagonista l’app per il processo penale telematico. Dal primo aprile è scattato l’obbligo di deposito telematico degli atti fino al primo grado come disposto da decreto del ministero delle Giustizia, il numero 206 del 2024 del 27 dicembre.
Non è un pesce d’aprile
E come in molti avevano previsto e preannunciato il “sistema” è andato nuovamente in tilt. Non è bastata la nuova versione battezzata il 16 dicembre scorso a sanare la situazione: dal mese di gennaio numerosi i disservizi nei tribunali che hanno comportato rinvii nell’adozione. E il nuovo “start”, che doveva essere quello definitivo, rischia di trasformarsi in un nuovo “stop”.
Il tribunale di Napoli a poche ore dall’entrata in vigore dell’obbligo è stato costretto a tornare alla modalità analogica per non bloccare l’operatività: 35 le udienze a rischio in una sola giornata. E già il 31 marzo, alla vigilia dell’“app-day” a causa dei malfunzionamenti è stato sospeso l’uso dell’app fino al prossimo 30 giugno negli uffici inquirenti del distretto della corte di appello del capoluogo partenopeo “ferma restando la prosecuzione della sperimentazione dell’utilizzo”.
Processo penale telematico, un disastro annunciato
Un disastro annunciato considerato che il 31 marzo in un comunicato l’Organismo congressuale forense (Ocf) ha ribadito la “forte preoccupazione per le numerose criticità ancora presenti, che rischiano di compromettere il diritto di difesa e il corretto funzionamento della giustizia” ricordando che nel mese di gennaio 87 presidenti di tribunale hanno sospeso l’efficacia del decreto ministeriale nei rispettivi circondari a fronte di segnalazioni di malfunzionamento da parte dei Rid, i referenti distrettuali per l’innovazione, e dei Magrif, i magistrati di riferimento per l’innovazione.
“Restano molte inefficienze, tra cui ritardi nelle iscrizioni al registro notizie di reato, la mancata annotazione delle nomine che impedisce il deposito di atti successivi, la richiesta sistematica del certificato ex art. 335 Codice di procedura penale e la mancata attivazione di funzionalità essenziali e rifiuto di accettazione dei depositi”, annotano. E fra gli ostacoli l’Ocf segnala anche le diverse interpretazioni della normativa da parte dei magistrati, interpretazioni che generano incertezza applicativa. L’Ocf chiede interventi urgenti, richiesta che fa il paio con quella dell’Unione delle camere penali che chiede un incontro con il viceministro della giustizia Francesco Paolo Sisto e i rappresentanti del Dipartimento per l’innovazione tecnologica della giustizia “al fine di conoscere i tempi e gli strumenti attraverso i quali si intende colmare i gap e dare piena attuazione ad un processo penale telematico che sia giusto”.
Le opposizioni sul piede di guerra
Sul piede di guerra le opposizioni. Le capogruppo del Movimento 5 Stelle nelle commissioni Giustizia di Camera e Senato Valentina D’Orso e Ada Lopreiato puntano il dito contro il ministro della Giustizia Carlo Nordio che “alla vigilia del nuovo start si è rifiutato di accogliere gli appelli che gli sono stati rivolti dai tribunali affinché disponesse un nuovo rinvio di fronte all’evidenza del pessimo funzionamento”. E il capogruppo del Partito democratico in commissione Giustizia alla Camera, Federico Gianassi evidenzia che “i problemi che secondo Nordio sarebbero stati risolti entro il primo aprile, continuano a creare criticità nei tribunali di tutta Italia. Il sistema giudiziario nazionale, nonostante le risorse stanziate dal Pnrr [Piano nazionale di ripresa e resilienza, ndr], è palesemente al collasso”.
Fonte : Wired