Pamela Anderson, “The Last Showgirl”High Frequency Entertainment, Pinky Promise, Detour, Digital Ignition Entertainment
Tra The Wrestler e The Substance
Coppola dirige un’opera che guarda visivamente e tematicamente a The Wrestler di Darren Aronofsky, costruendo un ritratto delicato di grande impatto. Come il Randy “The Ram” di Mickey Rourke, anche Shelley è un’artista il cui corpo porta i segni di una carriera a suo modo logorante, che lotta per trovare nuovamente centralità in un sistema che la sta lentamente escludendo. La regista investiga il crinale tra desiderio e interiorità, restituendo alla protagonista una tridimensionalità narrativa che la libera dai cliché della caduta e della redenzione: il suo viaggio non è né un tramonto né una resa, ma una transizione, un movimento verso una consapevolezza che non cerca legittimazioni esterne.
Eppure, la storia di Shelley non è solo la sua. È il riflesso di un abisso più grande. Questa storia non si esaurisce nel ritratto individuale della sua protagonista: è la storia stessa del cinema a essere attraversata dalla stessa ferita. È la storia di Demi Moore, ridotta alla definizione di “attrice da popcorn”, è la storia di Pamela Anderson, per anni trattata con superficialità, mai messa alla prova con un ruolo vero, mai considerata davvero un’attrice.
Il ruolo di una vita
Coppola, con una regia sensibile e attenta, ci consegna un’opera malinconica, il crepuscolo di un’epoca che si sgretola attraverso la potenza evocativa di immagini che parlano per dettagli, per gesti impercettibili: un vestito sfilacciato, una tenda dischiusa, un sorriso sghembo. Il suo sguardo è ravvicinato, è intimo e non è nostalgico, ma contemplativo: non cerca di ricostruire un’epoca perduta, ma di coglierne le tracce nel presente, di rintracciare ciò che resta quando la scena si svuota.
The Last Showgirl è un’ode malinconica alla femminilità che resiste anche quando le regole del gioco la dichiarano superata, un’elegia per tutte quelle donne a cui è stato concesso di esistere solo nel momento della loro massima radiosità, mai nel loro crepuscolo. Come Annette, che in una scena meravigliosa balla su un cubo nel mezzo delle sale da gioco, sulle note di Total Eclipse of the Heart. Nessuno la osserva, nessuno fa caso a lei mentre per un attimo torna alla sua vita precedente, quella in cui era una showgirl, forse l’ultima.
Fonte : Wired