È considerata un astro nascente del settore spaziale. Una delle voci più brillanti della nuova generazione nel campo space europeo. Si chiama Alessia Gloder, ha 33 anni e unisce rigore scientifico, competenze ingegneristiche, passione per l’arte e visione imprenditoriale.
“Mi affascina trasformare un’idea scientifica in qualcosa di concreto e che funzioni”. Oggi è Director of Space Applications di Adaptronics, spin-off dell’Università di Bologna nata nel 2022, con un obiettivo ambizioso: sviluppare una tecnologia che permetta a robot e a sistemi automatici di afferrare qualsiasi oggetto, sulla Terra e nello spazio.
Ha tre lauree: una in ingegneria aerospaziale all’università di Padova, una doppia laurea in Propulsione Aeronautica all’Università di Cranfield, in Inghilterra, e una laurea triennale in clarinetto. “A un certo punto, sono entrata in crisi. Mi chiedevo continuamente: voglio fare la musicista o l’ingegnera?”. Saranno poi un professore dell’Università di Padova e un programma dell’Agenzia spaziale europea a farle capire quale strada intraprendere.
Mentre lavora a un prestigioso progetto in Germania scrive paper scientifici, poi rientra in Italia. Diventa ceo di Astradyne – startup specializzata nello sviluppo di pannelli solari dispiegabili per satelliti – e guida lo sviluppo di SolarCube, un pannello basato su un substrato tessile. Vince numerosi premi e partecipa a due TedX, uno a Vicenza (lei è nata a Dueville) e uno a Praga, in inglese, dove racconta la sua visione dello spazio. “Lo spazio riguarda tutti, ogni giorno. Ed è il nostro futuro. Eppure in tanti lo vedono ancora come qualcosa di distante”.
Intervisto Alessia Gloder qualche ora dopo aver discusso la sua tesi dell’Executive Master in Business Administration specializzato nell’innovazione deep tech e venture capital, disegnato dal Mib Trieste e da Obloo Ventures. “È uno dei pochi programmi in Europa e l’unico in Italia focalizzato sull’innovazione, pensato per scienziati e ingegneri. La conoscenza tecnica non basta, serve anche comprendere il linguaggio business per innovare”.
Alessia, oggi il suo ruolo è Director of Space Applications in Adaptronics, una startup promettente. Che tecnologia avete sviluppato?
“È una tecnologia a film sottile, che diventa adesiva a comando. È basata sul principio elettrostatico, quel semplice principio per cui se sfreghi un palloncino sui vestiti poi ti resta attaccato sui capelli. Nel nostro caso è un fenomeno controllato in modo preciso per esercitare, con una superficie grande quanto una carta di credito, una forza di adesione che permette di sollevare oggetti di vari chili. È una sorta di polpastrello, efficiente dal punto di vista energetico (consuma meno di 1W), che può essere applicato all’estremità di un braccio robotico o su un macchinario automatico: può così afferrare le cose, senza dover ricorrere a meccanismi che schiacciano gli oggetti o a sistemi complessi”.
Fonte : Wired