Una riforma che vuole “picconare” l’azione della Corte dei conti: le opposizioni lanciano l’allarme sul testo voluto da Fratelli d’Italia. Mercoledì 2 aprile, le commissioni Affari costituzionali e Giustizia alla Camera hanno concluso l’esame della proposta di legge che interviene sulla magistratura contabile. Il provvedimento verrà esaminato dall’aula di Montecitorio a partire dalla prossima settimana.
Il testo è a prima firma dell’ex capogruppo di FdI Tommaso Foti, oggi ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le Politiche di coesione. “L’obiettivo non era migliorare e modernizzare il funzionamento della Corte dei conti. L’intento è evidentemente demolitorio”, spiega a Today.it Federico Gianassi, capogruppo del Partito democratico in commissione Giustizia alla Camera.
“Riscrittura del funzionamento della Corte”
Con il “favore delle tenebre” le due commissioni hanno licenziato una modifica al centro delle polemiche. “Stanotte è stato approvato l’emendamento dei relatori che attribuisce al governo la delega a riscrivere le regole sul funzionamento e sull’organizzazione della Corte. Sono stati evidenziati da autorevoli commentatori gravi conflitti con le norme costituzionali in materia di autonomia e indipendenza dei giudici. Rischiano di scomparire le procure regionali, viene messa in discussione l’inamovibilità dei giudici e il procuratore regionale può subire l’avocazione dei propri fascicoli”, spiega a Today.it Gianassi, che ha seguito da vicino l’iter della riforma.
“Le nuove norme potranno mettere a repentaglio i controlli sul Piano nazionale di ripresa e resilienza”
Federico Gianassi, PD
L’emendamento contiene una delega ampia e qualche sorpresa: in un comma infatti spunta pure la “separazione delle carriere” per i magistrati contabili. I decreti legislativi adottati dal governo Meloni dovranno stabilire che “ogni magistrato svolge, secondo un criterio di rotazione temporale e con adeguata formazione professionale, tutte le funzioni attribuite alle sezioni cui è assegnato, prevedendo il divieto di passaggio dalle funzioni requirenti alle funzioni giudicanti”, recita il testo dell’emendamento approvato stanotte. “Ancora una volta c’è insofferenza e allergia verso l’indipendenza di giudici e pubblici ministeri”, denuncia il deputato del Partito democratico, che parla di “delega in bianco” per riorganizzare la Corte e le procure regionali.
Secondo Gianassi alla base della riforma ci sono “scelte ispirate dalle medesime avversioni che quotidianamente il governo mostra verso la magistratura ordinaria”. Il deputato elenca gli aspetti critici del testo di Foti: si va “dalla natura di pietra tombale del parere preventivo della Corte su tutti gli atti successivi” alla “smodata riduzione del risarcimento del danno” passando per le “notevoli estensioni dei casi di esenzione dalla responsabilità alla nuova definizione di colpa grave contraddittoria rispetto a quelle recentemente adottata dal codice degli appalti”.
La scorsa settimana le commissioni Affari costituzionali e Giustizia avevano approvato un emendamento di Fratelli d’Italia con cui è stato esteso lo scudo ai politici “presumendo fino a prova contraria” la buona fede della categoria, a tutti i livelli, a partire da quelli locali, nella firma degli atti. La proposta di modifica, firmata da Augusta Montaruli e Luca Sbardella, ha previsto l’eccezione per i soli casi di dolo: secondo il testo la “buona fede” riguarda i politici nel caso in cui adottino atti “vistati o sottoscritti dai responsabili degli uffici tecnici o amministrativi, in assenza di pareri formali, interni o esterni di contrario avviso”.
“A rischio i controlli”
“I tanti emendamenti di merito presentati dalle opposizioni sono stati di fatto sempre respinti senza la minima forma di approfondimento”, spiega il capogruppo del Pd in commissione Giustizia. Viene da chiedersi se le nuove norme potranno mettere a repentaglio i controlli sul Piano nazionale di ripresa e resilienza: spesso la Corte dei conti si è occupata dei ritardi sugli interventi del Pnrr. Secondo Gianassi “le nuove norme nascono in materia di Pnrr ma poi si estendono in generale al sistema dei controlli sulla spesa pubblica e quindi hanno una valenza generale, ordinamentale”.
L’allarme sulla riforma è condiviso dagli stessi magistrati: il testo “stravolge gli equilibri tra poteri dello Stato” con “gravi conseguenze sui controlli per il corretto utilizzo dei soldi dei cittadini”. Secondo l’associazione magistrati della Corte dei conti ci sarà “caos organizzativo, impoverimento e svuotamento delle funzioni”. Queste saranno le prime conseguenze di una riforma “voluta a tutti i costi con gravi ricadute sui cittadini che hanno il diritto di avere un giudice indipendente, autonomo e garante del corretto utilizzo dei loro soldi”.
Fonte : Today