Infermiere lascia lavoro a Bologna e torna al Sud: “Costi troppo alti, non riesco a pagare l’affitto”

“Amo il mio lavoro, ma mi licenzio”. Pavels Krilovs, infermiere moldavo cresciuto a Reggio Calabria, ha deciso di lasciare il Pronto Soccorso del Policlinico Sant’Orsola di Bologna dopo cinque anni di servizio. E non è solo: negli ultimi tre mesi, altri sei colleghi hanno fatto lo stesso. Il motivo? Il caro-affitti. Il 35enne ha spiegato al Corriere di Bologna che condividere un appartamento con tre colleghi non è più sostenibile, soprattutto dopo aver scelto Bologna nel 2020, durante la seconda ondata di Covid, per lavorare in un buon ospedale. “La città non garantisce più il diritto a una casa”, ha affermato. Oltre alla difficoltà abitativa, Krilovs ha sottolineato la pressione lavorativa nei pronto soccorso, dove il lavoro è fisicamente e mentalmente estenuante, ma economicamente non riconosciuto.

Il ritorno al Sud e la fuga al privato

Pavels Krilovs ha deciso di tornare a Reggio Calabria, dove il costo della vita è più basso e dove già possiede una casa. Nella città calabra, l’infermiere 35enne passerà a lavorare nel settore privato, dove, dice, “pagano 30 euro l’ora, mentre nel pubblico non viene riconosciuto il nostro impegno”.

Il peso del lavoro in pronto soccorso è stato determinante nella sua scelta. Non ci sono incentivi economici e, a complicare ulteriormente la situazione, ci sono le frequenti aggressioni. Minacce di morte, sputi, morsi. Le colleghe donne soffrono ancora di più, denuncia. La sua decisione non è isolata: è simbolo di un esodo silenzioso che riguarda molti professionisti della sanità pubblica. “Se lo stipendio non basta nemmeno per l’affitto, che senso ha restare?”, si chiede Krilovs, una domanda che molti altri, come lui, si pongono ormai quotidianamente.

Fonte : Today