L’Alzheimer, la forma di demenza più diffusa al mondo, comincia a danneggiare il cervello molto tempo prima che si manifesti con sintomi clinici. Questo è il motivo per cui quando arriva la diagnosi, la malattia ha già compromesso la memoria e le funzioni cognitive, e, probabilmente, e’ anche la ragione per cui i pochi farmaci approvati o in sperimentazione hanno effetti minimi se non nulli. Ora un team di ricerca della Washington University School of Medicine di St. Louis e dell’Università di Lund (in Svezia), ha sviluppato un nuovo esame del sangue in grado di capire se i sintomi di una persona, come problemi di memoria e difficoltà di concentrazione, siano dovuti all’Alzheimer o ad altre cause (come ansia e depressione, ad esempio), e a rilevare (nel caso si trattasse di demenza) lo lo stadio di progressione della malattia. Un test, veloce ed economico, rispetto a quelli oggi disponibili, che potrebbe facilitare la diagnosi della malattia.
“Poichè le attuali terapie per l’Alzheimer sono più efficaci nelle fasi iniziali della malattia, avere un modo relativamente semplice e affidabile per valutare quanto è progredita la malattia potrebbe aiutare i medici a determinare quali pazienti hanno maggiori probabilità di trarre beneficio dal trattamento farmacologico e in quale misura”, hanno spiegato i ricercatori”. I dettagli dello studio sono stati pubblicati sulla rivista Nature Medicine.
La diagnosi dell’Alzheimer oggi
Sebbene ancora oggi non siano chiare le cause, l’Alzheimer sembra essere caratterizzato dall’accumulo anomalo nel cervello di placche di proteina amiloide, e dallo sviluppo successivo di grovigli di un’altra proteina chiamata tau. “I sintomi cognitivi – hanno spiegato i ricercatori – emergono nel momento in cui i grovigli di tau diventano rilevabili e peggiorano man mano che questi grovigli si diffondono”.
L’esame diagnostico più accurato oggi disponibile per la diagnosi di Alzheimer è la tomografia a emissione di positroni (PET), un esame che permette di individuare la presenza nel cervello di placche di amiloide e grovigli di tau. Mentre la PET amiloide fornisce informazioni sugli stadi presintomatici e sintomatici precoci, la tau-PET è utile per tracciare gli stadi successivi della malattia. Le PET, tuttavia, sono molto accurate ma anche molto costose e richiedono tempo, per questo non sono ampiamente utilizzate.
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Un’alternativa alle scansioni cerebrali
Come alternativa alle scansioni cerebrali, i ricercatori hanno sviluppato un nuovo esame del sangue che rileva, in maniera più economica e veloce, i livelli di tau nel cervello. In uno studio precedente, i ricercatori avevano già dimostrato che i livelli della proteina MTBR-tau243 nel liquido cerebrospinale riflettono l’accumulo di grovigli tau nel cervello, rilevando la gravità del morbo di Alzheimer. Nel nuovo studio hanno sviluppato una tecnica per misurare questi livelli nel sangue e sperimentata su un gruppo di pazienti con e senza declino cognitivo, riuscendo a distinguere con precisione le persone con Alzheimer in fase iniziale da quelle con malattia avanzata, e di riconoscere i pazienti i cui sintomi erano causati da condizioni diverse dalla malattia neurodegenerativa.
“Questo esame del sangue identifica chiaramente i grovigli di tau dell’Alzheimer, che sono il biomarcatore più promettente per la diagnosi dell’Alzheimer – ha affermato il coautore dello studio Randall J. Bateman -. Nella pratica clinica in questo momento, non abbiamo misure facili o accessibili dei grovigli di Alzheimer e della demenza, quindi un esame del sangue per i grovigli come questo può fornire un’indicazione migliore se i sintomi sono dovuti all’Alzheimer e può anche aiutare i medici a decidere quali trattamenti sono migliori per i loro pazienti”.
Lo studio
Nello specifico, i ricercatori hanno sperimentato il nuovo metodo su due gruppi: il primo costituito da pazienti con Alzheimer in fase presintomatica (presentavano nel cervello livelli di amiloide elevati ma erano cognitivamente sani), e con la malattia in fase iniziale (con lievi compromissioni cognitive), e un altro gruppo costituito da pazienti con una demenza conclamata. Per fare un confronto, hanno incluse nello studio persone cognitivamente sane con normali livelli di amiloide e persone con sintomi cognitivi dovuti a condizioni diverse dalla malattia di Alzheimer.
I risultati
Dall’analisi è emerso che i livelli di MTBR-tau243 nel sangue dei pazienti riflettevano la quantità di grovigli di tau nel cervello con una precisione del 92 per cento. Questi livelli erano normali nelle persone asintomatiche indipendentemente dall’accumulo di placche di amiloide nel cervello (rilevate con la PET), il che significa che non questi livelli cambiano tra le persone sane e le persone nella fase presintomatica della malattia. I livelli di MTBR-tau243 erano significativamente elevati nelle persone con lieve deterioramento cognitivo, ma molto più alti, fino a 200 volte, nella fase avanzata. Ciò ha consentito di distinguere le persone con Alzheimer in fase iniziale e quelle con malattia avanzata, fornendo indicazioni sullo stadio della malattia.
Per distinguere, invece, le persone con altre condizioni da quelle con Alzheimer in fase pre-sintomatica livelli di MTBR-tau243 normali, gli studiosi hanno utilizzato il test dell’amiloide precedentemente sviluppato da loro, che si basa sui livelli ematici di p-tau217, una forma fosforilata della proteina tau, riscontrabile fino a 15 anni prima della comparsa dei sintomi della malattia. “Credo che utilizzeremo p-tau217 basato sul sangue per determinare se un individuo è affetto da Alzheimer, ma MTBR-tau243 sarà un complemento molto prezioso sia in ambito clinico che in sperimentazioni di ricerca”, ha affermato Oskar Hansson, altro autore dello studio. “Quando entrambi questi biomarcatori sono positivi, la probabilità che l’Alzheimer sia la causa sottostante dei sintomi cognitivi di una persona aumenta in modo significativo, rispetto a quando solo p-tau217 è anomalo. Questa distinzione è fondamentale per selezionare il trattamento più appropriato per ciascun paziente”, ha concluso.
Un trattamento personalizzato per la cura dell’Alzheimer
La Food and Drug Administration (FDA) ha approvato due terapie per l’Alzheimer per rallentare la progressione della malattia (donanemab e lecanemab), ed entrambe agiscono abbassando i livelli di amiloide nel cervello. Canzone Horie, coautore dello studio, ha affermato che il numero e la varietà di farmaci disponibili per l’Alzheimer potrebbero presto aumentare, poiché sono in fase di sviluppo diversi farmaci sperimentali che hanno come bersaglio la tau o altri aspetti della malattia di Alzheimer. Con gli esami del sangue per diagnosticare e individuare lo stadio della malattia, i medici sarebbero in grado di adattare i trattamenti allo stato di malattia specifico del paziente.
“Stiamo per entrare nell’era della medicina personalizzata per la malattia di Alzheimer – ha chiosato Horie -. Per le fasi iniziali con bassi grovigli di tau, le terapie anti-amiloide potrebbero essere più efficaci che nelle fasi avanzate. Ma dopo l’insorgenza della demenza con alti grovigli di tau, la terapia anti-tau o uno dei tanti altri approcci sperimentali potrebbero essere più efficaci. Una volta che avremo un esame del sangue clinicamente disponibile per la stadiazione, oltre a trattamenti che funzionano in diverse fasi della malattia, i medici saranno in grado di ottimizzare i loro piani di trattamento per le esigenze specifiche di ogni paziente”.
Fonte : Today