In una pomposa cerimonia nel Giardino delle Rose della Casa Bianca, Donald Trump ha annunciato i dazi che imporrà al mondo intero e su tutte le importazioni. Si partirà da una base comune del 10 per cento e poi le tariffe saranno modulate a seconda dei Paesi.
All’Unione europea dazi del 20 per cento, alla Cina del 34, per il Vietnam addirittura del 46 mentre al Regno Unito il minimo del 10 per cento così come a Brasile, Singapore, Cile, Australia, Colombia e Turchia. Restano comunque in vigore i dazi approvati separatamente del 25 per cento sulle importazioni di auto, che pure varranno per tutti.
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Un funzionario della Casa Bianca ha specificato che i dazi base, ovvero quelli al 10 per cento, saranno applicati da sabato 5 aprile, quelli con aliquote maggiori, invece, da mercoledì 9.
Sono “tariffe reciproche, loro tassano noi e noi tassiamo loro”, ha affermato il presidente statunitense, mostrando un enorme cartello in cui venivano comparati i dazi imposti da altri Paesi agli Stati Uniti con quelli imposti da Washington.
“Siamo stati derubati per più di 30 anni e non succederà più”, ha promesso Trump, presentando le “tariffe reciproche” che entreranno immediatamente in vigore contro Paesi “amici e nemici”, perché, ha detto, gli amici “spesso si sono comportati con noi peggio dei nemici”.
Make America Rich Again
Dopo una lunga attesa, il presidente statunitense ha quindi finalmente rivelato i dettagli del suo piano in quello che ha definito il Liberation Day, il giorno della liberazione, un giorno “atteso per lungo tempo, che sarà per sempre ricordato come il giorno in cui l’industria americana è rinata” e in cui gli Stati Uniti “hanno ripreso il loro destino nelle proprie mani”.
“Avevamo un sogno americano e per molto tempo non lo abbiamo avuto più”, ha proseguito nel suo lungo e a tratti autocelbrativo discorso, sostenendo che ora “we will Make America Rich Again”, renderemo l’America di nuovo ricca, parafrasando il suo celebre motto Make America Great Again.
I contraccolpi
I dazi a tappeto erigeranno nuove barriere intorno alla più grande economia di consumo del mondo, invertendo decenni di liberalizzazione degli scambi che hanno plasmato l’ordine globale. Trump sostiene che le tariffe incoraggeranno le aziende a trasferire le fabbriche negli Stati Uniti portando a una crescita della loro economia nel lungo termine.
Ma gli economisti avvertono che, poiché le tariffe aumentano i prezzi dei prodotti importati e di diverse materie prime necessarie per la produzione, avranno invece l’effetto di rallentarla, di sicuro nel breve termine. Goldman Sachs ha portato dal 20 al 35 per cento la possibilità di una recessione e diversi analisti sostengono che l’effetto dell’iniziativa sarà una ‘stagflazione’, cioè crescita stagnante, alta inflazione e disoccupazione elevata.
Secondo alcune previsioni i dazi rischiano di far lievitare di migliaia di dollari il costo della vita per la famiglia media statunitense e le imprese hanno lamentato che la raffica di minacce di Trump ha reso difficile pianificare le loro attività. “È la cosa più ridicola che abbia mai visto”, ha dichiarato Doug Ford, premier della provincia canadese dell’Ontario, in Canada, alla Cnbc.
I dazi già approvati
I nuovi dazi si aggiungono a quelli già imposti finora: una tariffa del 25 per cento su tutte le importazioni di acciaio e alluminio, che ha eliminato le precedenti esenzioni aumentando il balzello sull’alluminio dal 10 al 25 per cento ed estendendolo a quasi 150 miliardi di dollari di prodotti derivati, e un dazio del 25 per cento su tutte le importazioni di auto, inclusi i componenti dei veicoli.
C’erano poi dazi specifici per alcuni Paesi: le importazioni dal Messico e dal Canada erano state soggette a tariffe del 25 per cento, con i prodotti energetici canadesi tassati con un’aliquota ridotta del 10 per cento, anche se la misura era stata congelata per permettere lo svolgimenti di trattative, e una tariffa del 20 per cento era stata imposta su tutte le importazioni cinesi.
La risposta dell’Ue
L’Unione europea ha già dichiarato di essere pronta a contromisure. Ieri la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha affermato che una guerra commerciale “non è nell’interesse di nessuno”, ma che l’Ue “è pronta a ritorsioni” e ha già predisposto un “piano solido” per attuarle. Secondo la portavoce del governo francese, Sophie Primas, la risposta arriverà “entro fine aprile” e l’Europa si muoverà in modo “coordinato, unito e forte”.
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Il mese scorso Bruxelles aveva già annunciato dazi del 25 per cento, e in alcuni casi addirittura del 50, contro una serie di prodotti iconici statunitensi, prendendo di mira soprattutto quelli provenienti dagli Stati repubblicani. Il valore complessivo delle merci coinvolte è di circa 26 miliardi di euro. Le contromisure dovevano entrare in vigore a inizio aprile, ma poi la Commissione ha posticipato la loro applicazione di due settimane per dare tempo a un’eventuale soluzione negoziata. Soluzione che non è stata trovata.
Fonte : Today