Detriti spaziali potenzialmente pericolosi, oltre un milione fluttuano intorno alla Terra

Orbite sempre più affollate

Servendosi del sistema Master dell’Esa, i ricercatori hanno ottenuto dei modelli secondo cui a circa 550 chilometri di altitudine abbiamo raggiunto un ordine di grandezza di detriti tale da rappresentare una reale minaccia per i satelliti. Nel 2024, inoltre, si sono verificati diversi eventi di frammentazione, con un conseguente e significativo aumento degli oggetti detritici. “L’effetto significativo di tali eventi evidenzia l’importanza delle misure intraprese alla fine della vita di un satellite o di un lanciatore che ne riducono il rischio, si legge nel rapporto. “Ciò include tecniche di passivazione per garantire che non vi sia carburante o carica della batteria residua che possa portare a esplosioni e la rimozione sicura dei satelliti dalle orbite principali”.

I rientri controllati

Dal rapporto, tuttavia, emergono anche alcune buone notizie: il numero di rientri in modo controllato nell’atmosfera terrestre è aumentato, soprattutto nel settore commerciale. “Ciò è il risultato di una migliore conformità alle linee guida per la mitigazione dei detriti spaziali per rimuovere i satelliti alla fine del loro ciclo di vita dalle orbite”, si legge nel rapporto. Anche per i lanciatori il numero di rientri controllati è migliorato, superando per il primo anno quelli incontrollati. “Nonostante il miglioramento degli sforzi di mitigazione, la mancanza di conformità e di bonifica ha fatto sì che il 2024 abbia visto una crescita netta della popolazione di detriti spaziali”, sottolineano dall’Esa. “Se estrapoliamo le tendenze attuali nel futuro, come in precedenza, i numeri di collisioni catastrofiche potrebbero aumentare in modo significativo”.

I rischi futuri

A peggiorare ulteriormente la situazione c’è anche un altro fattore: sappiamo infatti che anche senza ulteriori lanci, il numero di detriti spaziali continuerebbe a crescere. Ciò è dovuto al fatto che gli eventi di frammentazione creano nuovi oggetti detritici, fino a quando il loro numero è talmente elevato da scatenare una reazione a catena che potrebbe rendere alcune orbite estremamente pericolose e inutilizzabili nel tempo. “Ciò significa che non aggiungere nuovi detriti non è più sufficiente: l’ambiente dei detriti spaziali deve essere attivamente ripulito, spiegano dall’Esa. Per mitigare il problema dei detriti spaziali e raggiungere un uso sostenibile dello Spazio, quindi, l’Esa ha posto l’obbiettivo di limitarli significativamente entro il 2030 con il programma Zero Debris Approach e sta quindi lavorando allo sviluppo della tecnologia necessaria per rendere effettivi la manutenzione in orbita e i veicoli spaziali ‘zero-Detriti’.

Fonte : Wired