Biocarburanti, scatta la battaglia contro le frodi ma basterà a salvare il settore?

Il sospetto è che ci sia una frode”, commenta Tritto. “Che, cioè, una parte del Pome possa essere, in realtà, vero e proprio olio di palma commercializzato sotto mentite spoglie, con etichettatura fraudolenta”. Insomma, per essere chiari, “olio di palma vergine, con impatto climatico pesante perché per coltivare la palma in monocoltura si disboscano ampi tratti di foresta”. E gli alberi sono uno dei baluardi contro l’aumento dell’anidride carbonica nell’atmosfera. Senza contare che si entra in competizione con il sistema alimentare, spingendo fuori mercato colture necessarie all’alimentazione, ma meno redditizie.

La questione delle certificazioni

Il problema, come spesso accade, sono i controlli. “Bisogna fare attenzione alle certificazioni, il nodo è lì. Da anni vediamo che il sistema su cui si basa l’industria è tutt’altro che trasparente e i rischi di frode sono alti”, spiega ancora Tritto. Ma, appunto: chi certifica? “Ci si appoggia su centinaia di compagnie. Il rischio è che, con una tale proliferazione di sigle, Big Oil scelga quella con le maglie più larghe In gergo si parla di race to the bottom, una corsa verso il fondo, che sostituisce le ambizioni di miglioramento”. Anche chi certifica deve attirare clientela, e il modo più efficace è senz’altro allargare le maglie. Un paragone che si attaglia sono i diplomifici nostrani, dove dietro il pagamento di una si ottiene un titolo di studio pulito e spendibile.

Ma il problema sta a monte, secondo l’esperto: i biocarburanti, in sé, non possono essere la soluzione. “Sono tanto sostenibili quanto le materie prime con cui sono prodotti”, prosegue Tritto. E quelle che non hanno impatto negativo sull’ambiente sono, tutto sommato, disponibili in quantità troppo esigue per essere un’alternativa a benzine e diesel per il trasporto privato. “Per questo vanno utilizzate in maniera selettiva, in casi limitati e dove non è possibile fare di meglio. Per esempio, per decarbonizzare l’industria aerea. Per il trasporto su auto l’elettricità è ottima, mentre per le navi sono preferibili soluzioni basate sull’ammoniaca o il metanolo”.

Il rapido aumento dell’uso dei biocarburanti ha portato i prezzi del Pome a raggiungere il 90% di quelli dell’olio di palma a metà del 2024. “Il valore commerciale di quello che viene ancora chiamato ‘residuo’ di produzione rappresenta chiaramente uno stimolo economico ad aumentare la produzione dello stesso olio di palma” dice Tritto. Per questo Transport and Environment propone di rivederne la classificazione, passandola a “sottoprodotto”, e correggendo di conseguenza il livello di incentivi di cui beneficia.

La mossa dell’Unione europea

Nelle ultime ore una novità ha aperto uno spiraglio. La Commissione Ue ha proposto di sospendere l’accettazione a livello comunitario delle certificazioni rilasciate dall’Iscc – il principale sistema di certificazione adottato dell’industria – per i biocarburanti prodotti da rifiuti e residui a causa di preoccupazioni riguardanti possibili frodi nel settore. Le stesse denunciate da Transports and Environment. “Una decisione che non solo evidenzia quanti concreti siano i rischi di frode, ma deve fare ragionare sul reale impatto e sul ruolo dei biofuels nella decarbonizzazione dei trasporti” conclude Tritto.

L’Iscc ha reagito immediatamente avviando audit a sorpresa presso impianti di biodiesel e Hvo in Cina, portando al ritiro o alla sospensione temporanea di sette certificati. L’organizzazione sta collaborando con le autorità europee e tedesche per affrontare le problematiche emerse e rafforzare l’integrità del sistema di certificazione. Ma sembra che Bruxelles sia decisa a sospenderne il riconoscimento per due anni e mezzo.

Fonte : Wired