Il 2 aprile è la data dell’annunciato “Liberation Day” in cui il presidente americano imporrà le nuove tariffe. La minaccia delle nuove tariffe agita i mercati. Salvini: “Vendicarsi non sarebbe una buona idea”. Tajani: “Non piegare la testa ma non essere anti-Usa”. Intanto il Messico chiede a Washington di mantenere l’accordo di libero scambio Nafta mentre il Vietnam ha ridotto i suoi dazi
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L’economia mondiale è in attesa delle decisioni definitive di Donald Trump sui dazi. Il 2 aprile è la data fissata dal presidente americano per imporre le nuove tariffe ed è stato ribattezzato il “giorno della liberazione”. Un modo, secondo il tycoon, per uscire dalla morsa di chi per decenni ha approfittato degli Stati Uniti. I dazi, ha fatto sapere la Casa Bianca, saranno “efficaci immediatamente”. Nelle scorse ore Trump ha ribadito anche che sarà “molto gentile” con i partner commerciali degli Stati Uniti quando annuncerà le tariffe. Altri Paesi “si sono approfittati di noi e noi saremo molto gentili con loro, rispetto a quello che hanno fatto a noi”, ha affermato, assicurando che i dazi doganali Usa saranno “più bassi” e in alcuni casi “significativamente più bassi” di quelli imposti da altri Stati. L’Europa intanto prepara la sua risposta “senza linee rosse”.
L’Ue prepara la risposta
Finora Bruxelles ha replicato con misure mirate ai dazi di Trump, ma le nuove tariffe rischiano di innescare una guerra commerciale totale e richiedono quindi una risposta adeguata. L’Ue – secondo indiscrezioni di El Pais – starebbe valutando l’attuazione del cosiddetto strumento anti-coercizione per la sicurezza economica, che consentirebbe di chiudere il mercato Ue a determinati beni e servizi e di impedire ad aziende statunitensi di partecipare a concorsi di licitazione pubblica o a progetti finanziati con il bilancio comunitario.
Von der Leyen: “Lo scontro sui dazi è un errore degli Usa”
La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, intervenendo alla plenaria del Parlamento europeo ha detto: “Tanti europei si sentono profondamente scoraggiati dagli annunci provenienti dagli Stati Uniti” sui dazi, “sia chiaro: l’Europa non ha iniziato questo scontro. Riteniamo che sia sbagliato. Ma il messaggio che voglio trasmettervi oggi è anche che abbiamo tutto ciò di cui abbiamo bisogno per proteggere la nostra gente e la nostra prosperità”. “Questo scontro non è nell’interesse di nessuno”: quella tra l’Ue e gli Usa “è la relazione commerciale più grande e prospera al mondo e staremmo tutti meglio se potessimo trovare una soluzione costruttiva. Allo stesso tempo, deve anche essere chiaro: l’Europa non ha iniziato questo scontro. Non vogliamo necessariamente vendicarci, ma abbiamo un piano forte per rispondere se necessario”, ha aggiunto citando “contromisure molto decise”.
Commissione Ue: “Nessuno ha mai parlato di vendetta”
Il polverone alzato dalle parole della presidente Ursula von der Leyen ha portato la Commissione Ue ha precisare che non si è mai parlato di una “vendetta” vera e propria nei confronti della politica dei dazi statunitense, ma piuttosto del fatto che Bruxelles è pronta a “rispondere” nel caso di tariffe americane sui prodotti europei. La precisazione arriva in seguito alla traduzione da parte di alcuni organi di stampa del termine inglese ‘retaliate’ con ‘vendicarsi’.
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Salvini: “Vendicarsi? Scelta infelice”
Tra i più critici alle parole di von der Leyen c’è il vicepremier Matteo Salvini. “Vendicarsi dei dazi? Aprire guerre commerciali con gli Usa è una scelta infelice, non fa l’interesse di nessuno. Spero che Von der Leyen sia stata fraintesa o tradotta male, fare la guerra agli Usa non è intelligente, le cose vanno risolte al tavolo”, ha detto. Per il leader del Carroccio “con l’amministrazione Trump occorre trattare, commerciare” e ricordarsi che il tycoon “è stato eletto dagli americani per fare l’interesse degli americani”.
Tajani: “Non piegare testa, ma non essere anti-Usa”
“Non dobbiamo piegare la testa, ma neanche essere antiamericani. Bisogna trovare una soluzione che permetta a tutte le imprese italiane di non subire danni. I dazi non fanno bene a nessuno. Non possiamo trattare a livello nazionale”, ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani. “L’Italia non può fare da sé, è competenza Ue. Può esserci dialogo su altre questioni. Possiamo avere una politica commerciale nazionale, ma i dazi li fa l’Europa”, ha aggiunto.
Londra e la linea della non-ritorsione
Niente contro-dazi, almeno per ora, sembra invece essere la posizione del Regno Unito, anche se resta la consapevolezza che nemmeno Londrà potrà sfuggire in un primo momento alle tariffe. “Io credo – ha spiegato il ministro per le Attività Produttive, Jonathan Reynolds, evocando un andamento “positivo dei negoziati in corso” – che “possiamo non solo arrivare a evitare dazi reciproci, ma anche a rafforzare i nostri rapporti” tout court. L’obiettivo primo è un cosiddetto “accordo di prosperità economica”, destinato a preludere a quel trattato bilaterale di libero scambio rimasto in sospeso da ormai un quinquennio.
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Messico a Usa: “Mantenere l’accordo di libero scambio Nafta”
Intanto il Messico ha chiesto agli Usa di mantenere l’Accordo nordamericano per il libero scambio (Nafta) che vincola i due paesi e il Canada, in vista dei nuovi dazi doganali. Il trattato ha portato benefici a “tutti e tre i Paesi” e deve “restare in vigore”, ha detto telefonicamente il ministro degli Esteri messicano Juan Ramón de la Fuente al segretario di Stato americano Marco Rubio.
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Le diverse posizioni di Trump
Anche all’interno della Casa Bianca non è chiaro come il presidente intenda procedere. Sei settimane fa Trump ha annunciato che il 2 aprile sarebbero stati imposti dazi reciproci. Negli ultimi giorni però è sembrato ammorbidire i toni, spiegando che avrebbe concesso una “pausa a molti Paesi” e che le tariffe sarebbero state “meno dure di quelle reciproche” per evitare di infliggere danni pesanti. Venerdì scorso ha poi aperto alla possibilità di intese con i singoli Paesi con i dazi. Nel fine settimana, però, i toni si sono induriti. Ai microfoni di Nbc ha detto di non essere interessato a un possibile aumento dei prezzi per le auto importante straniere, sulle quali ha imposto un dazio del 25% che scatterà il 3 aprile, e si è mostrato pronto a trattare solo con i Paesi disposti da “offrire qualcosa di valore”. Domenica, rientrando da Mar-a-Lago, ha alzato il tiro spiegando che i dazi avrebbero riguardato tutti i Paesi, smentendo così il suo segretario al Tesoro Scott Bessent, che nei giorni scorsi aveva parlato di dazi solo contro i ‘dirty 15’, i 15 Paesi che hanno i maggiori squilibri commerciali con gli Stati Uniti. L’evolversi delle posizioni di Trump sta complicando il lavoro del suo staff, chiamato a presentare al presidente la strategia da seguire. Dopo aver per più di un mese concentrato l’attenzione sui dazi reciproci, l’amministrazione è tornata a valutare l’ipotesi di dazi universali al 20%, caldeggiata dal tycoon durante la campagna elettorale come via principale per riequilibrare l’economia e ridurre il debito e il deficit.
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Il presidente degli Stati Uniti ha annunciato dal 2 aprile i dazi del 25% sull’automotive: si applicano sulle importazioni, pari a quasi 500 miliardi di dollari all’anno, di automobili, camion e componentistica. Quali sono i Paesi più colpiti? E qual è l’effetto per gli americani? Anche di questo si è parlato a Numeri, l’approfondimento di Sky TG24, nella puntata del 27 marzo 2025
Fonte : Sky Tg24