Attivista cristiano di Gaza: in piazza per una Striscia libera da Hamas e Israele

Khalil Sayegh, originario di Gaza e co-fondatore di Agora Initiative, racconta di una popolazione stanca della guerra e del dominio del movimento estremista. Oggi le proteste sono più evidenti perché Hamas è indebolito e non riesce “reprimerle con brutalità”. La situazione umanitaria è “un disastro” e gran parte degli abitanti a rischio carestia a causa del blocco degli aiuti. 

Milano (AsiaNews) – La popolazione “è stanca della guerra”, vi è un malcontento diffuso per il conflitto e “per il genocidio che Israele” ha perpetrato a Gaza; tuttavia, nelle proteste di questi ultimi giorni “vi è un grido altrettanto evidente contro il dominio di Hamas”, perché il movimento “ceda il controllo” non solo del governo, ma pure “della sicurezza e della militanza armata” e liberi la Striscia dal quadro di oppressione. Khalil Sayegh, analista politico esperto del conflitto israelo-palestinese, nato e vissuto a Gaza e oggi di base negli Stati Uniti, presidente e co-fondatore di Agora Initiative per favorire il dialogo e l’incontro fra le due realtà, sottolinea alcuni elementi peculiari delle proteste dei gazawi. “Oggi le manifestazioni – spiega ad AsiaNews – hanno una valenza diversa, anche rispetto alla stessa guerra in corso”. 

“In questi giorni si è levata in modo consistente la voce contro Hamas” avverte lo studioso cristiano, che è il “vero obiettivo” dell’insoddisfazione, dell’ira di una popolazione ormai a rischio carestia. “Si chiede che venga interrotta la lotta armata – prosegue Sayegh – e che sia smantellato completamente il suo attivismo militante”. Una richiesta che è anche frutto di uno sguardo verso il futuro: se i miliziani continuano a controllare la Striscia, afferma, “altre distruzioni e altre guerre sono destinate ad arrivare. La popolazione locale ha sofferto un genocidio negli ultimi 16 mesi” sottolinea l’attivista cristiano, ma già in passato aveva sofferto “per le numerose guerre e conflitti” che si sono succeduti “dall’ascesa al potere di Hamas nel 2007”. 

Khalil Sayegh è un cristiano palestinese, nato e cresciuto a Gaza e con una propensione alla pace e alla giustizia in Israele e Palestina, che lo hanno spinto a lavorare per il dialogo e la comprensione fra le parti. Inoltre, ispirato alla fede cristiana, si impegna attivamente nel dialogo interreligioso, promuovendo l’armonia tra le diverse comunità. Per le sue conoscenze in materia di conflitto israelo-palestinese, dialogo e libertà religiosa ha partecipato a conferenze e incontri in diverse zone del mondo, come in occasione del suo discorso all’Oslo Freedom Forum. In precedenza è stato Senior Research Fellow e Advocacy Fellow presso il Philos Project, contribuendo allo studio scientifico sul conflitto. Fondatore di Agora Initiative, oggi è anche parte del consiglio di amministrazione di US Friends of Roots, ong dedita a iniziative di base per la coesistenza. Nel percorso di studi ha conseguito un master in politica comparata presso l’American University di Washington e una laurea in studi biblici presso il Bethlehem Bible College.

Negli ultimi tre giorni sono divampate proteste contro Hamas in diverse località della Striscia, con la partecipazione di centinaia, se non migliaia, di palestinesi. Manifestazioni si sono registrate a Beit Lahiya e nel campo profughi di Jabalia nel nord, nel quartiere Sabra di Gaza City e a Khan Younis e Nuseirat nel sud e nel centro dell’enclave. Al momento non sono ancora state documentate proteste nella zona centrale di Gaza, a Deir al-Balah, dove si sono rifugiati centinaia di migliaia di sfollati provenienti sia dal nord che da sud; tuttavia, anche nella zona emergono testimonianze di manifestazioni di opposizione alla guerra e di solidarietà con gli abitanti della Striscia che protestavano altrove, a conferma di un fenomeno tutt’altro che isolato. 

“Le persone si stanno ribellando” al dominio di Hamas, ma l’elemento di novità è che “oggi non vengono represse con brutalità” dal movimento estremista, perché “il suo braccio armato, stavolta, non può funzionare al massimo della forza a causa dei bombardamenti israeliani”. In passato il malcontento veniva soffocato, anche nei due mesi in cui è stata in vigore la fragile tregua veniva bloccato “ogni tentativo di esprimere insoddisfazione” e le persone “venivano minacciate”. “Questo – racconta Sayegh – è l’approccio usato da Hamas molte volte in passato, anche prima del 7 ottobre 2023 si erano registrate proteste, ad esempio nell’agosto di quell’anno, con persone in piazza contro il dominio, la mancanza di libertà, la repressione, le responsabilità nel conflitto”. Tuttavia, in quel momento Hamas ha saputo bloccare la protesta “e nessun media l’ha rilanciata, le notizie sono state oscurate e i giornali, all’epoca, non avevano interesse a dar voce al malcontento. Oggi la situazione è differente e Hamas non riesce a bloccare il flusso di notizie, vi è una apertura anche se non mancano i pericoli perché Hamas tenta comunque di esercitare la sua pressione sulla gente”.

Infine, lo studioso cristiano riflette sulla situazione umanitaria che è “un disastro” perché da settimane non vi sono consegne di cibo, aiuti umanitari e generi di prima necessità per il blocco di Israele. “Questo approccio – avverte – potrebbe portare tutta la Striscia a una condizione di carestia, un vero disastro, con un notevole impatto sul quadro generale”. E per il futuro Khalil Sayegh chiede una Striscia “libera dall’occupazione israeliana ma, al tempo stesso, anche libera da Hamas, che deve essere completamente smantellata non solo a livello di governo, ma anche di gestione della sicurezza, la sua presenza sul territorio con il braccio armato”. “Questo – conclude – è il solo modo per assicurare che non scoppi un’altra guerra in futuro, per garantire la sicurezza e la salvezza di tutti. Ma fino a che resterà Hamas, la realtà rimarrà critica per tutti”.

Fonte : Asia