Dal nuovo condono “anomalie” e meno soldi: doccia fredda sulla proposta della Lega

Il nuovo condono in salsa leghista può causare “una situazione anomala”. A dirlo è il direttore dell’Agenzia delle entrate Vincenzo Carbone, nominato dal governo Meloni al posto del dimissionario Ernesto Maria Ruffini. Una “doccia fredda” per uno dei cavalli di battaglia di Matteo Salvini, rilanciato più volte nelle scorse settimane, tanto da causare qualche attrito con Forza Italia. 

La proposta leghista in Senato 

Il disegno di legge sulla rottamazione quinquies è all’esame della commissione Finanze del Senato, guidata dal leghista Massimo Garavaglia. L’idea di Salvini è una soluzione in 120 rate mensili, da pagare in 10 anni, senza sanzioni e interessi per tutte le cartelle fino al 31 dicembre 2023: chi aderisce dunque dovrà pagare solo il debito originario. Nel testo è previsto un limite di otto rate non pagate per determinare l’inefficacia della rottamazione.

La norma in cui si fa riferimento al mancato pagamento delle otto rateSecondo Carbone il limite può causare qualche problema: “potrebbe verificarsi una situazione anomala, laddove, alla data di scadenza dell’ultima rata del piano di dilazione, il debitore dovesse risultare moroso nel pagamento di un numero di rate non superiore a sette”. Intervenuto oggi, giovedì 27 marzo, in commissione Finanze il direttore dell’Agenzia delle entrate ha spiegato che il debitore “non incorrerebbe nell’inefficacia della definizione e, quindi, fruirebbe, di fatto, dei benefici della definizione pur non provvedendo al versamento di una parte (fino a sette rate) delle somme che si è impegnato a pagare per ottenerli”. Mentre chi dovrà riscuotere sarebbe impossibilitato a “svolgere azioni di recupero coattivo che potrebbero essere avviate nei confronti” del contribuente che aderisce alla rottamazione “soltanto in caso di inefficacia della definizione”. Per come è stato pensato il meccanismo della rate rischia di determinare “effetti finanziari negativi”, ha evidenziato Carbone.  

In molti ci “ricascano”

Durante l’audizione in Senato il direttore dell’Agenzia delle entrate ha parlato di “alta recidività” per i cittadini morosi, cioè quelli che hanno ancora somme da pagare: “il 60% dei soggetti è stato iscritto a ruolo in almeno 10 differenti annualità”. I contribuenti con “debiti residui da riscuotere” sono circa 22,3 milioni, suddivisi in questo modo: “3,5 milioni sono persone giuridiche, e i restanti 18,8 milioni persone fisiche, di cui 2,9 milioni con un’attività economica”. Carbone ha spiegato che molte somme difficilmente potranno tornare nelle casse pubbliche: il 40 per cento del magazzino fiscale, pari al 31 gennaio 2025 a 1.279,8 miliardi di euro, appare di “difficile recuperabilità”. Le difficoltà sono legate alle condizioni dei contribuenti: “149 miliardi di euro sono dovuti da soggetti interessati da procedure concorsuali, 224,4 miliardi di euro da persone decedute e imprese cessate, 138,9 miliardi da soggetti che, in base ai dati presenti nell’Anagrafe tributaria, risultano nullatenenti”. 

L'audizione di Carbone in Senato

Carbone ha poi fornito alcuni dati sulla rottamazione quater, una possibilità che è stata riaperta  per molti contribuenti grazie al decreto Milleproroghe: “alla data del 31 dicembre 2024 l’importo riscosso risulta pari a 12,2 miliardi di euro, con un tasso di decadenza pari al 49 per cento”. Nell’ipotesi in cui “i contribuenti con piani rateali in corso dovessero proseguire regolarmente nel pagamento degli importi dovuti alle scadenze previste” l’impatto complessivo sul magazzino fiscale potrebbe “stimarsi in un valore massimo di circa 38,5 miliardi”. Il direttore dell’Agenzia delle entrate ha voluto poi mettere in guardia i senatori: “Bisogna evitare che ci sia sperequazione tra chi si comporta correttamente e chi mette in piedi meccanismi artificiosi per evadere le tasse”.  

Fonte : Today