di p. Giorgio Licini *
Anche in Oceania è cresciuta la dipendenza nei confronti dei creditori, problema al centro dell’appello di papa Francesco per il Giubileo 2025. Con una chiara volontà politica si potrebbero ancora evitare le situazioni gravi di altri Paesi, ma c’è ancora poca consapevolezza. Il 24 maggio partirà da Samoa una “Staffetta della luce” globale di 24 ore per sensibilizzare.
Port Moresby (AsiaNews) – La Papua Nuova Guinea deve ai creditori circa 50 miliardi di kina (circa 11,36 miliardi di euro ndr), mentre il Paese si prepara a celebrare il cinquantesimo anniversario della sua indipendenza a settembre. La solida situazione finanziaria dei primi vent’anni dopo la colonizzazione australiana, con la valuta nazionale sostanzialmente equivalente al dollaro statunitense o più, è ormai un lontano ricordo. Il Paese è classificato come ricco di risorse, ma con scarsi indicatori di sviluppo umano. Circa il 75% della popolazione vive in povertà o con i soli mezzi essenziali di sopravvivenza, spesso in aree remote e inaccessibili, prive di servizi di base.
Il debito accumulato negli ultimi anni è suddiviso all’incirca in parti uguali tra interno ed esterno. Nel Paese è forte la percezione che sia almeno in parte alimentato dalla corruzione e dal malgoverno. L’acquisizione di posizioni e impieghi governativi è ampiamente percepita come un’opportunità di arricchimento personale, con la famiglia, il clan e i propri sodali che ne beneficiano in ogni modo possibile. Con una chiara volontà politica, tuttavia, la Papua Nuova Guinea potrebbe ancora ridurre la corruzione, controllare il suo debito ed evitare i risultati peggiori visti in altri Paesi in via di sviluppo, che adesso non sono nemmeno in grado di pagare gli interessi sul loro debito.
Di fronte a questo tipo di preoccupazione globale, il 23 dicembre 2024, un giorno prima dell’inizio a Roma dell’Anno giubilare 2025, Caritas Internationalis ha lanciato la campagna “Trasforma il debito in speranza”. Papa Francesco aveva infatti scritto nella Bolla di indizione dell’Anno giubilare 2025, il 9 maggio 2024: “Un altro accorato appello che vorrei rivolgere alla luce del prossimo Giubileo è diretto alle nazioni più ricche. Chiedo che riconoscano la gravità di tante loro decisioni passate e si decidano a condonare i debiti di Paesi che non saranno mai in grado di ripagarli. Più che una questione di generosità, si tratta di una questione di giustizia… Se vogliamo davvero preparare un cammino di pace nel nostro mondo, impegniamoci a rimediare alle cause remote dell’ingiustizia, a saldare i debiti iniqui e insolvibili e a nutrire gli affamati” (Spes non confundit, 16).
Secondo Caritas Internationalis, una delle più grandi reti umanitarie del mondo, ci sono alcuni fatti chiave essenziali sull’attuale crisi del debito che coinvolge oltre cento Paesi e che devono essere conosciuti e compresi. Secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale, il 60% dei Paesi a basso reddito si trova in una situazione di “sofferenza debitoria” o quasi, e non possono far fronte ai propri obblighi di rimborso. Ben 48 Paesi in via di sviluppo spendono di più per il pagamento degli interessi sul debito che per la salute e l’istruzione, aggravando ulteriormente le disuguaglianze e la povertà. In questi Paesi vivono oltre 3,3 miliardi di persone. I Paesi ricchi detengono la maggior parte del debito, ma il costo del prestito è da due a dodici volte superiore per i Paesi in via di sviluppo, intrappolando molti di loro in un ciclo di indebitamento, che è in aumento. A seguito di casi di prestiti predatori, degli effetti economici della pandemia COVID-19 e dell’inflazione globale, i governi sono molto più indebitati che mai. Nel 2023, i Paesi del Sud globale spenderanno 12,5 volte di più per il servizio del debito che per affrontare il cambiamento climatico, lasciandoli vulnerabili ai suoi impatti devastanti.
La campagna “Trasforma il debito in speranza” della Caritas chiede un impegno coraggioso da parte dei governi e delle istituzioni finanziarie per fermare subito la crisi del debito: cancellando e rimediando ai debiti ingiusti e insostenibili, in modo da evitare che le crisi del debito si ripetano affrontandone le cause alla radice; riformando il sistema finanziario globale in modo da dare priorità alle persone e al pianeta; e istituendo un quadro permanente, trasparente, vincolante e completo per il debito all’interno delle Nazioni Unite. Una petizione a sostegno della campagna può essere firmata online all’indirizzo: turndebtintohope.caritas.org
Un obiettivo particolare della campagna è la rimessa in discussione del “debito insostenibile”, cioè del debito che non può essere realmente ripagato. Caritas Internationalis si batterà per la cancellazione del debito in diverse sedi durante l’anno 2025 e oltre: “A livello internazionale, porteremo questa petizione nei luoghi in cui i leader mondiali si riuniscono per discutere di politica ed economia. Ad esempio, a giugno la porteremo agli incontri del G7 in Canada. A novembre, la porteremo agli incontri del G20 in Sudafrica e alla COP30 in Brasile. Questi incontri internazionali possono sembrare lontani dalle preoccupazioni della gente comune e delle comunità di base. La nostra petizione mostrerà ai leader globali che voi e la vostra comunità volete agire sul debito economico ed ecologico!”. (Caritas Internationalis).
Circa 50 organizzazioni della società civile e religiose di tutto il mondo sostengono la petizione e la campagna “Trasforma il debito in speranza”. Nessuna, tuttavia, proviene dall’Oceania. La Caritas Papua Nuova Guinea ha recentemente sollevato questo problema e ora è in corso un dibattito sulle iniziative da intraprendere in tutta la regione nei prossimi mesi. Il 24 maggio, in occasione del 10° anniversario della Laudato Si’, la lettera enciclica di Papa Francesco sulla “cura della nostra casa comune”, si svolgerà una “Staffetta della luce” globale, un’ondata continua di azioni in tutto il mondo della durata di 24 ore, che inizierà a Samoa e terminerà nelle adiacenti Samoa Americane 24 ore dopo, nel mezzo del Pacifico.
Fiji, Papua Nuova Guinea e Samoa sono Paesi del Pacifico che rischiano già di subire le peggiori conseguenze del debito interno ed estero. La campagna di Caritas Internationalis dovrebbe lanciare l’allarme e convincere tutti a essere vigili su ciò che le élite politiche possono fare per evitare le cattive circostanze dell’aumento del debito oppure per causarlo.
* Caritas Papua Nuova Guinea Advocacy
Fonte : Asia