Fine vita, imputazione coatta contro Cappato: cosa rischia

La gip di Firenze ha disposto per l’attivista politico Marco Cappato l’imputazione coatta. Cappato insieme a Chiara Lalli e Felicetta Maltese sono indagati per aver accompagnato nel 2022 un uomo affetto da sclerosi multipla in una clinica svizzera dove poi ha avuto accesso alle pratiche di suicidio medicalmente assistito. La magistrata ha rigettato la richiesta di archiviazione della procura perché il caso del paziente non avrebbe rispettato tutte le condizioni stabilite dalla Corte costituzionale per accedere alla procedura del fine vita in Italia.

Cosa ha stabilito la giudice

Secondo l’ordinanza della gip fiorentina, il pm avrà ora dieci giorni di tempo per formulare l’imputazione a carico di Cappato, Lalli e Maltese. Gli indagati potrebbero dover rispondere del reato di aiuto al suicidio, per cui è prevista una pena da 5 a 12 anni di carcere. Per la giudice, Massimiliano, il paziente accompagnato in Svizzera, non poteva essere considerato mantenuto in vita da un trattamento di sostegno vitale in quanto la sua interruzione non avrebbe determinato la sua morte in breve tempo. Il requisito rientra tra le condizioni stabilite dalla Corte costituzionale, sentenza 242/2019, per accedere alla pratica del suicidio assistito. Inoltre, per la gip, sulla base della sentenza 135 del 2024 della Consulta, doveva essere il sistema sanitario nazionale a giudicare gli eventuali requisiti di Massimiliano. E non la clinica svizzera. 

La replica di Cappato: “Pronto ad assumermi la mia responsabilità”

“La nostra è stata un’azione di disobbedienza civile. Ci siamo autodenunciati. Siamo pronti ad assumerci le nostre responsabilità, nel pieno rispetto delle decisioni della magistratura, e nella totale inerzia del Parlamento”, ha dichiarato Cappato. Che ha anche aggiunto: “Continueremo la nostra azione fino a quando non sarà pienamente garantito il diritto alla libertà di scelta fino alla fine della vita, superando anche le discriminazioni oggi in atto tra malati in situazioni diverse”. Anche l’avvocata Filomena Gallo, Segretaria nazionale dell’Associazione Luca Coscioni di cui Cappato è tesoriere, è intervenuta: “Affronteremo il processo per difendere il diritto ad autodeterminarsi di Massimiliano e di tutte le persone nelle sue condizioni, la cui vita è totalmente dipendente da altri”.

Fonte : Today