Gli italiani “in trasferta” per salvarsi la vita: vi porto nei nostri migliori ospedali

Più di 159 giorni di attesa per l’asportazione di un tumore alla prostata, oltre un anno e mezzo per un intervento di protesi all’anca. Nell’Italia delle liste di attesa infinite anche le operazioni chirurgiche possono diventare un’odissea. E se ci si ammala di cancro, anche il luogo di residenza può determinare il proprio destino. Secondo gli ultimi dati disponibili quasi un quarto degli interventi per neoplasie slittano oltre i 30 giorni previsti. Ma fortunatamente esistono anche le eccellenze. 

Liste di attesa e qualità: gli ospedali migliori per operarsi di tumore 

A fornirci una mappa dei migliori e dei peggiori ospedali (e Asl) per quanto riguarda le operazioni chirurgiche è l’Agenas, l’agenzia sanitaria nazionale per i servizi sanitari regionali. Gli ultimi dati disponibili si riferiscono al 2023 e ci mostrano quali sono gli ospedali italiani che, per specifica patologia tumorale, sono riusciti a effettuare la maggior parte degli interventi chirurgici programmati entro i canonici 30 giorni. 

Le differenze tra Nord e Sud, con qualche dovuta eccezione, sono evidenti. Per quanto riguarda le operazioni del tumore della mammella, ad esempio, gli ospedali di Pisa e Padova riescono a smaltire praticamente il 100% degli interventi programmati entro 30 giorni. Una percentuale che in quattro ospedali del mezzogiorno non supera il 20%. Per quanto riguarda il tumore del colon, invece, gli ospedali di Padova e l’azienda universitaria di Careggi (Firenze) riescono a effettuare oltre il 94% degli interventi programmati entro il mese, una percentuale che in alcuni ospedali siciliani non va oltre il 17%. 

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Sul tumore al polmone il primato spetta invece all’ospedale universitario di Roma Torvergata che riesce a portare a termine il 100% degli interventi programmati entro 30 giorni. Per le neoplasie alla prostata all’azienda ospedaliera senese, che riesce a rispettare i termini stabiliti dall’81,7% delle prenotazioni. 

Un quarto degli italiani operati in ospedali ‘sotto-soglia’

“Il messaggio da far passare, a chi è diagnosticato con un tumore, è di rivolgersi a centri specializzati per la sua patologia” ci spiegava il professor Carlo La Vecchia, epidemiologo dell’Università Statale di Milano e ricercatore Airc parlando di screening oncologici.  Nel caso delle operazioni chirurgiche, bisogna tenere presente i cosiddetti ‘valori soglia’, che indicano quante volte il bisturi debba essere usato per lo stesso intervento affinché sia garantita sicurezza e affidabilità. Per il tumore della mammella, ad esempio, il valore soglia è di 150 interventi l’anno.

Attualmente in Italia il 26% degli interventi avviene “sotto soglia”, con standard quindi potenzialmente inferiori a quelli auspicabili, un dettaglio che può portare a complicazioni e che, nel caso di tumori, può costare anche molto caro. 

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A tenere le fila dei migliori ospedali italiani, per numero di interventi, c’è la Ropi (la rete oncologica dei pazienti italiani) che ha stilato, regione per regione, la classifica degli ospedali dove si verificano più ricoveri per specifiche patologie. 

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E i dati mostrano un’evidenza: gli ospedali migliori, in questo senso, sono generalmente quelli che rispettano i tempi di attesa. Ad esempio, nel Lazio l’ospedale dove avvengono i maggiori ricoveri per tumore al polmone è il Sant’Andrea, che nel 2023 è riuscito a portare a termine entro 30 giorni quasi il 97% degli interventi previsti per la cura di questa patologia. Ma osservazioni analoghe possono essere fatte, in linea generale, anche per le altre patologie tumorali.

Ricoveri, operazioni e diagnostica: quali sono le Asl migliori 

Anche per interventi meno urgenti, ma non per questo meno importanti, l’attesa nelle diverse Asl italiane è molto variabile. Ma in questo caso la spaccatura Nord/ Sud è meno pronunciata. 

Per quanto riguarda un gruppo di operazioni chirurgiche che vanno da un “semplice” intervento di colecistectomia all’installazione di protesi per anca, ginocchio e spalla, si registra ad esempio il primato della sanità veneta. Ben sei aziende sanitarie locali venete sono tra le prime dieci in Italia per il rispetto dei tempi di attesa: in tutti questi casi, più del 90% degli interventi vengono realizzati entro i termini stabiliti. Ma ottime performance vengono fatte registrare anche dalle aziende sanitarie locali di Avellino, Cagliari, Messina e Benevento. 

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Il panorama si fa insomma più variegato con alcune Asl d’eccellenza che spesso assorbono anche persone provenienti dalle province vicine contribuendo alla cosiddetta “migrazione sanitaria”. 

La mappa della migrazione sanitaria e della diagnostica di ultima generazione 

Il flusso di persone che si spostano da casa per curarsi in Italia è ingente. Secondo l’ultimo report dell’associazione Gimbe, la mobilità interregionale vale oggi più di 5 miliardi di euro. Ma anche all’interno della singola regione, il movimento tra le singole Asl è frequente, anche per il mancato rispetto delle liste di attesa per prestazioni sanitarie. 

Nella mappa sopra è rappresentata la percentuale di pazienti in fuga da ciascuna azienda sanitaria locale di appartenenza per ricoveri di media o bassa complessità. Nel caso di più Asl operanti nella stessa provincia abbiamo fatto la media del “tasso di fuga” dalle singole aziende sanitarie, una caratteristica che porta sicuramente a sovrastimare i numeri di Roma, Napoli e Torino. Ma che ci restituiscono, ancora una volta, un’evidenza: è nel Sud e nelle isole da dove ci si sposta maggiormente. 

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Se poi clicchiamo sul menu a tendina in alto a sinistra nella mappa e selezioniamo ‘apparecchiature con più di 10 anni’, scopriamo la percentuale di macchinari medici con età superiore a 10 anni, in dotazione di ogni singola Asl. Le ripercussioni, in questo caso, sono spesso importanti per le liste di attesa. Un macchinario in condizioni fatiscenti tende infatti a guastarsi maggiormente, o comunque ad allungare i tempi della diagnosi, sottraendo tempo prezioso a pazienti e sanitari. 

Come ci si può spostare da un’azienda sanitaria all’altra 

Ma come ci si sposta dalla propria Asl di appartenenza per curarsi in un altro ospedale? Il principio è che il diritto alla cura è garantito su tutto il territorio nazionale. 

“In molti casi ci si sposta per i centri di eccellenza, in molti altri casi per le liste di attesa lunghe” ci racconta Isabella Mori di Cittadinanzattiva, che puntualizza: “La prima cosa da fare è chiedere un’autorizzazione preliminare alla Asl di appartenenza: le cure, se rientrano nei Lea (livelli essenziali di assistenza n.d.r.), vengono garantite su tutto il territorio nazionale. Spesso il cittadino viene instradato verso una struttura da uno specialista, ma è sempre bene rivolgersi alla propria azienda sanitaria in primis”. 

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Una volta ottenuta l’autorizzazione si può quindi chiedere alla struttura di interesse di essere messi in lista di attesa per la determinata prestazione. Chi paga? La Regione di provenienza del paziente. Una dinamica che porta spesso a degli squilibri importanti e che colpisce sopratutto il Sud. Ma a pagare sono anche le famiglie, che spesso devono sostenere le spese per gli spostamenti e per soggiornare lontano da casa. 

“Le regioni da cui si emigra pagano due volte: sia per far curare il cittadino fuori regione, sia per sostenere le proprie strutture sanitarie – ci spiega Isabella Mori che poi aggiunge – Il fenomeno deve essere contenuto. Nella finanziaria 2021 era previsto che le regioni stipulassero accordi bilaterali per la mobilità sanitaria con le regioni di confine. La ratio era che le regioni autorizzassero gli spostamenti solo per interventi di elevata complessità, e che invece venissero posti dei limiti per quanto riguarda le prestazioni basiche. L’obiettivo era di evitare spostamenti inutili, cosa che in assenza di regolazione avviene ancora”. 

Una dinamica che sembra connessa a una prerogativa tutta italiana: la sanità pubblica è tutt’ora frazionata in 20 sistemi regionali diversi. Una dinamica sulla quale, da anni, guadagnano in pochi e perdono in molti: soprattutto i cittadini delle aree più svantaggiate dello Stivale. 

Fonte : Today