IL BORGO – Tradizione vuole che il nome derivi da Mons Marianus in memoria del console Caio Mario, qui sconfitto durante la guerra civile contro Lucio Cornelio Silla (88-82 a.C.). Ma la radice latina potrebbe riferirsi a personaggi o famiglie locali, come Marius, Amerius, Mirius. L’impianto urbanistico risale ai secoli XIII-XIV e si articola sull’asse di scorrimento della via principale. Le mura antiche non isolano il paese dalla campagna, che arriva a lambirle con i suoi campi coltivati e declivi verdeggianti. Di fronte a un panorama che spazia dal Monte Amiata all’Argentario, dalla valle dell’Albegna al mare Tirreno, dalle colline del Fiora all’isola del Giglio, non è raro assistere al tramonto del sole o al sorgere della luna in compagnia di un gregge di pecore che brucano silenziose fin quasi alle prime case del borgo.
UNA CARTOLINA – Dentro la triplice cerchia delle mura medievali il borgo è intatto. La cerchia più antica racchiude la parte alta del paese chiamata «castello»; la seconda, fortificata dai Senesi con tre torrioni circolari ai primi del Quattrocento, protegge il quartiere sorto nel Duecento sotto la rocca aldobrandesca; la terza è un’addizione a completamento dell’assetto difensivo. Dalla porta del Ponte, oggi priva del ponte levatoio, si sbuca in via Italia, dove si sceglie tra due itinerari: sulla sinistra uno degli stretti vicoli che si allargano in spazi silenziosi all’ombra delle mura, come le piazzette dell’Antico Frantoio, di San Martino e del Ritiro; oppure si sale verso piazza del Castello, attraversando un arco che in passato era l’unico ingresso al centro abitato. La piazza sembra una cartolina dei tempi andati: si presenta come uno spazio continuo di architettura spontanea, una sequenza di edifici in pietra a vista con loggette ad archi, terrazze e finestre fiorite, tetti a livelli diversi che creano un gioco elegante di linee e volumi. L’edificio sulla destra sormontato dalla torre quadrangolare del cassero senese è il «palazzo», dimora prima degli Aldobrandeschi, poi dei Baschi e dei vicari senesi, quindi sede del Comune di Montemerano dal XV secolo. La zona alta del paese è completata da tre vicoli paralleli e da altre due piccole piazze, quella del Forno e quella del Campanile. Quest’ultima prende nome dal campanile della pieve di San Lorenzo, la cui facciata, con architrave romanico in travertino su cui sono scolpite due croci a tortiglioni, è leggibile pochi metri più in basso.
MUSEI E GALLERIE – Biblioteca Comunale di Storia dell’Arte, via del Bivio, Montemerano, tel. 0564 1760101: inaugurata nel 2012 grazie alla donazione di un privato al Comune di Manciano di circa 7mila volumi di storia dell’arte, archeologia, architettura, illustrazione, design e fotografia, la biblioteca è gestita dall’associazione Accademia del Libro che vi organizza, concentrate nei fine settimana, una trentina di iniziative all’anno, tra conferenze, mostre, dibattiti, presentazioni di libri. Museo della Preistoria e Protostoria della Valle del Fiora, tel. 0564 625327: il museo, collocato a Manciano in palazzo Nardelli, via Corsini 5, è una tessera importante del «Parco degli Etruschi», sistema museale della Provincia di Grosseto, e ricostruisce la preistoria e protostoria nelle valli del Fiora e dell’Albegna, dal Paleolitico all’Età del Rame e a quella del Bronzo. Museo Archeologico di Saturnia, tel. 0564-601550: nel borgo termale è stato riallestito recentemente il piccolo museo che ospita la raccolta della famiglia Ciacci, formata tra la fine dell’Ottocento e gli anni Trenta del Novecento, con reperti provenienti dai principali centri etruschi delle valli del Fiora e dell’Albegna, dalla necropoli di Poggio Buco, dalla stessa Saturnia e dai Pianetti di Montemerano.
SAN GIORGIO – Si ridiscende in via Italia, il cuore del borgo medievale dove, tra archi e piccoli portici, si teneva il mercato. Attraverso un nuovo arco che passa sotto le mura costeggiando il contrafforte a scarpa della pieve di San Lorenzo, si giunge in piazza San Giorgio, spazio inclinato tutto di pietra, che si spalanca alla luce e all’aria della campagna. Sulla destra si trova la chiesa di San Giorgio, di origini trecentesche ma consacrata – dice la lapide sulla facciata – nel 1430. Ricco di preziose opere d’arte, si tratta dell’edificio religioso più importante della Maremma meridionale, integro nella sua architettura e nella fusione con la natura circostante, anche grazie al camminamento coperto che chiude a sud la piazza e unisce la chiesa al borgo. Usciti dalla porta di San Giorgio, si percorre la via dello Spedale, dove fino a metà Settecento sorgeva l’ospizio medievale. Dall’esterno si ammira la cinta muraria con i suoi bastioni, prima di rientrare in centro passando per un piccolo varco, detto «la buca», aperto nell’Ottocento per facilitare il passaggio di uomini e animali e ombreggiato da un secolare glicine che in primavera si riempie di profumati fiori violetti.
ITINERARI – Passeggiare a piedi e a cavallo lungo la fitta rete di sentieri tra i boschi e la campagna; bagnarsi nelle acque calde di Saturnia; impigrirsi al sole sulle spiagge a sud dell’Argentario; degustare olio, vino, carne, formaggi, salumi; cenare in uno dei tanti ristoranti della zona: le giornate in Maremma sono semplici e lontane dalla frenesia della città, ma rispecchiano una qualità di vita difficilmente riscontrabile altrove. Situato sulle colline nell’entroterra maremmano, Montemerano è un ottimo punto di partenza per l’esplorazione della regione a sud e a est di Grosseto. Da qui si raggiungono in breve le spiagge del Tirreno, il lago di Bolsena, il monte Amiata (la cui massima altitudine è di 1700 metri), la laguna di Orbetello con le spiagge della Feniglia e della Giannella, e il promontorio dell’Argentario. Poco distanti sono anche le celebri Val d’Orcia e Val d’Arbia in terra di Siena, le città etrusche di Tuscania e Tarquinia, i siti archeologici del viterbese. E molto vicini sono la cisterna romana del Castellum Aquarum di Poggio Murella, il castello di Manciano dalla cui torre si gode un meraviglioso panorama sulla Maremma, e il borgo di Saturnia, con il tratto della romana via Clodia che scende da Porta Romana. Saturnia è nota anche per le sue acque termali che sgorgano alla temperatura di 37 gradi e con 500 litri al secondo.
Fonte : TgCom