The Residence: un giallo pop e femminista (ma non così bello)

La regina della tv Shonda Rhimes è tornata su Netflix con “The Residence”, una nuova serie sfornata dalla sua casa di produzione “Shondaland”, il colosso dietro titoli del calibro di Grey’s Anatomy, Bridgerton, La regina Carlotta. Ma questa volta, non aspettatevi il solito dramma romantico perchè Rhimes ha deciso di regalare al pubblico un racconto più misterioso, accattivante, una vera e propria caccia all’assassino con una versione moderna, pop e femminista di un classico giallo in stile Agatha Crhistie o Conan Doyle. C’è un delitto, un detective eccentrico e un assassino da scovare.

Ma a rendere il tutto ancora più intrigante è il fatto che l’omicidio è avvenuto non in un luogo qualunque ma dentro la Casa Bianca, edificio che diventa il vero protagonista della storia e che nella serie viene ricostruito esattamente sul modello dell’originale mostrandone, con un set estremamente realistico, le vere stanze ma anche i nascondigli, i passaggi segreti e gli aneddoti reali del suo staff. 

La storia vera dietro The Residence

The Residence, infatti, è ispirata al romanzo omonimo scritto dall’ex corrispondente della Casa Bianca Kate Andersen Brower che ha raccontato nel libro il dietro le quinte della vita all’interno della residenza del Presidente degli Stati Uniti in sei diverse amministrazioni, da quella dei Kennedy agli Obama. È tutto vero ciò che vediamo nella serie, dalle storie del personale della Casa Bianca alle stanze, fino alle dinamiche dello straff. A essere stata inventata è stata solo la storia dell’assassinio.

Ma oltre a questo libro la serie prende ispirazione, specialmente nel personaggio dell’eccentrica Cordelia Cupp (Uzo Aduba), dai grandi detective della letteratura (e del cinema) da Sherlock Holmes a Hercule Poirot aggiungendo, però, quel tocco di femminismo e modernità presente in tutte le serie targata Shondaland.  

La storia è semplice, ci sono 132 stanze, 157 sospetti, un cadavere, una detective molto particolare e una cena di Stato disastrosa. Ed è proprio da questo presupposto che si snoda la caccia all’assassino di Cordelia Cupp che diventa una specie di partita a Cluedo lunga ben 8 episodi a cui il pubblico viene invitato a giocare fino alla fine. 

Un giallo femminista più bello a dirsi che a guardarsi 

Il creatore della serie Paul Williams Davies, braccio destro di Shonda Rhimes, ha realizzato una versione moderna, velocissima ma non così convincente del classico racconto di caccia all’assassino. Ci si perde nelle sale della Casa Bianca come ci si perde delle pieghe di una storia che sembra essere più un esercizio di stile che un racconto pensato per creare una connessione con il pubblico. E così si viene bombardati da numerosissimi sospetti, flashback continui, possibili versioni dei fatti, numerose smentite, tantissimi personaggi coinvolti e una velocità di racconto e presentazione di personaggi che non permette di stare dietro a tutto e, specialmente, di affezionarsi alle persone coinvolte e alla storia. 

In più c’è una forte e forse un po’ troppo forzata componente femminista, inglobata nella figura di Cordelia Cupp, che sembra dovere per forza essere ribadita a ogni scena diventando ridondante e non necessaria. 

Non convince del tutto la nuova serie prodotta da Shonda Rhimes, nonostante le buone premesse e la volontà di creare un racconto che potesse intrattenere con leggerezza il pubblico. Purtroppo, quello che viene a perdersi del tutto in questa velocità narrativa è la profondità, la parte emotiva legata ai personaggi che restano tutti in superficie. Si guarda la serie fino alla fine solo per vedere chi è stato l’assassino e non perché ci si lega a uno o più personaggi o allo stesso racconto. 

Non aspettatevi grandi cose da The Residence perché è una detective story che si vende bene, punta a essere moderna, ma una volta vista, non lascia dentro più di tanto. 

VOTO: 6-

Fonte : Today