Gli standard qualitativi più elevati si registrano nell’area ospedaliera, dove la maggior parte delle regioni ottiene punteggi soddisfacenti. Più complessa la situazione dell’assistenza territoriale, ambito in cui anche alcune regioni del Nord mostrano alcune fragilità.
Le disparità territoriali, tuttavia, rimangono evidenti: Valle d’Aosta, Abruzzo, Calabria e Sicilia presentano punteggi insufficienti in almeno due dei tre settori valutati. Una differenziazione nell’erogazione dei servizi sanitari che sfida l’uniformità dei livelli essenziali di assistenza sul territorio nazionale. Particolarmente critica la situazione di Calabria e Sicilia, insufficienti sia nell’area della prevenzione che in quella distrettuale.
Classifica sanità, la Lombardia in calo e la polemica politica
La pubblicazione dei dati ha fatto la felicità dei primi della classe, ma innescato polemiche con il presidente della Lombardia Attilio Fontana che ha criticato i parametri di valutazione e ha puntato il dito contro la burocrazia ministeriale, collegando la valutazione al ribasso alle richieste di autonomia della regione. Una sorta di vendetta mediatica.
La reazione piccata di Fontana si spiega col fatto che la Lombardia riceve molti pazienti da fuori regione, prestazioni che, una volta effettuate, vengono poi rimborsate dai territori di provenienza: e il sistema sanitario basato sugli ospedali – non solo pubblici, ma anche privati, convenzionati e non – disegnato nel ventennio formigoniano è una gigantesca macchina da soldi che rischia di rivelarsi sovradimensionata se i flussi calano. E la buona stampa, il buon nome, sono essenziali per spingere chi deve curarsi a scegliere le strutture lombarde rispetto a quelle di altri territori: dove, peraltro, la vita costa meno che all’ombra del Duomo, anche per i parenti dei pazienti che devono attendere la fine delle terapie in alloggi temporanei.
Il ministero della Salute, dal canto proprio, rispedisce le accusa al mittente. Il dicastero, anzi, ha difeso la metodologia utilizzata, precisando che l’obiettivo delle classifica della sanità è aiutare a garantire i livelli essenziali di assistenza ai cittadini.
L’arretramento della Lombardia nelle valutazioni ministeriali si evidenzia principalmente nell’assistenza territoriale, dove la regione passa da 94,66 a 76 punti, pur mantenendo buone performance nella prevenzione (95) e nell’assistenza ospedaliera (86). Un contrasto evidente con la classifica “World’s Best Hospitals” di Newsweek, dove il Niguarda risulta miglior ospedale italiano e quattro strutture lombarde figurano tra le prime nove nazionali, evidenziando un sistema dalle due facce: eccellenza ospedaliera ma carenze territoriali. E questo aspetto, nonostante la polemica politica, era stato già evidenziato dal Covid nel 2020.
Sul campo, la realtà evidenzia criticità concrete come le liste d’attesa, con Fontana che ammette parlando al Corriere: “Stiamo stressando il nostro personale per fare il maggior numero di prestazioni“. Altro punto critico sono le Case di comunità: delle 125 strutture attive, 85 non hanno un medico di medicina generale, situazione che secondo il presidente richiederebbe “un ripensamento del ruolo dei medici di famiglia” per ridurre gli accessi impropri ai pronto soccorso, ancora troppo alti.
Fonte : Wired