È finita sotto i riflettori quando ha scatenato un’epidemia in India durante la pandemia del Covid-19. Si tratta della mucormicosi, o malattia del fungo nero, un’infezione rara, ma pericolosa soprattutto per chi ha un sistema immunitario indebolito. Rientra, infatti, nell’elenco dei 19 patogeni che rappresentano la più grande minaccia per la salute pubblica, stilato dagli esperti dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e pubblicato in un rapporto del 2022, in cui si evidenzia appunto come le infezioni fungine siano sempre più numerose, poco conosciute e più difficili da debellare. Ma di che malattia si tratta esattamente?
Il fungo nero
La mucormicosi è un’infezione rara, ma potenzialmente fatale, che può colpire molte parti del corpo ed è causata da un gruppo di funghi chiamati mucormiceti, in particolare del genere Rhizopus. Le spore di questi funghi presenti ovunque (nel terreno, nelle foglie cadute, nel compost, nello sterco degli animali e nell’aria), possono essere ingerite e inalate e quindi infettare i polmoni, i seni paranasali, stomaco e intestino e arrivare al cervello e agli occhi. Le spore possono anche entrare accidentalmente nell’organismo attraverso un taglio o un’ustione. La mucormicosi, tuttavia, non è una malattia contagiosa, e non può quindi essere trasmessa da persona a persona.
Quanto è diffusa la malattia del fungo nero
Secondo le stime riportate dall’Oms, il suo tasso di incidenza varia da 0,005 a 1,7 per milione di persone in tutto il mondo. Tuttavia, in alcuni Paesi il peso della malattia del fungo nero è molto più elevato: basta pensare che in India, la prevalenza della mucormicosi è stimata in 140 casi per milione di abitanti, ossia 80 volte superiore alla prevalenza nei paesi sviluppati. “In seguito all’ondata di mucormicosi associata alla Covid-19 e alla direttiva del governo indiano, diversi stati indiani hanno reso la mucormicosi una malattia soggetta a denuncia nel maggio 2021”, precisano dall’Oms.
Chi è più a rischio
Sebbene i mucormiceti vivano ovunque, la maggior parte delle persone non si ammala. L’infezione, infatti, colpisce soprattutto le persone immunocompromesse o chi soffre già di altre malattie. Più nel dettaglio, sono ad alto rischio i pazienti che hanno ricevuto un trapianto di organi solidi, che soffrono di diabete, di neutropenia (basso numero di un tipo di globuli bianchi, noti come neutrofili), e che fanno uso di corticosteroidi sistemici a lungo termine. Il rischio è elevato anche per le persone che vivono con l’hiv, per chi assume farmaci immunomodulanti, nelle persone con Covid-19 e in quelle che si stanno riprendendo dalla malattia.
I sintomi
I sintomi della malattia del fungo nero sono diversi in base alla parte dell’organismo interessata. La sintomatologia più comune è comunque un’infezione sinusale (sinusite), insieme a congestione e secrezione nasale, dolore sinusale, febbre e mal di testa. L’infezione da mucormicosi può anche diffondersi dal sistema respiratorio ad altre parti del corpo, come il cervello e presentare sintomi quali: convulsioni, paralisi parziale, gonfiore, nausea, vomito ed emorragia gastrointestinale. Nelle persone già affette da altre patologia e immunocrompomesse, può manifestarsi anche un’infezione disseminata, “che rende difficile identificare quali sintomi siano correlati alla mucormicosi”, sottolineano dall’Oms. “I pazienti con infezione disseminata nel cervello possono sviluppare alterazioni dello stato mentale o coma”.
Le terapie
La mucormicosi è difficile da trattare e a volte può richiedere sia la terapia antifungina, che prevede l’assunzione di farmaci come l’amfotericina B, che l’escissione chirurgica, per rimuovere qualsiasi tessuto necrotico e prevenire la diffusione delle spore in altre regioni del corpo. “La prognosi complessiva dipende da diversi fattori, tra cui la rapidità della diagnosi e del trattamento, il sito dell’infezione, le condizioni di base del paziente e il grado di immunosoppressione”, spiegano gli esperti, ricordando tuttavia che sebbene la diagnosi e il trattamento precoci portino a risultati migliori, poiché la maggior parte delle persone affette ha un sistema immunitario fragile, il tasso di mortalità resta elevato, pari a circa il 50%.
Fonte : Wired