È allarme in Europa, e non solo, per l’ipotesi di nuovi dazi annunciata nelle scorse ore da Donald Trump. “Abbiamo deciso: imporremo dazi al 25% sulle auto e altre cose”, ha comunicato il presidente statunitense durante il primo consiglio dei ministri della sua nuova amministrazione. L’Unione Europea teme forti ripercussioni sulla sua economia e la replica non è tardata ad arrivare: l’Unione, ha reso noto un portavoce della Commissione europea poco dopo le parole di Trump, “reagirà in modo fermo e immediato alle barriere ingiustificate al commercio libero ed equo, anche quando i dazi vengono utilizzati per contestare politiche legittime e non discriminatorie”.
Le accuse di Trump all’Ue
“Siamo onesti: è stata formata per fregarci e hanno fatto un buon lavoro in questo, ma ora ci sono io alla presidenza”. Con queste parole il presidente Usa ha attaccato l’Ue, parlando di un deficit commerciale eccessivo pari a 300 miliardi di dollari, che Trump pare non essere più disposto ad accettare. “Possono provarci ma noi – ha minacciato – possiamo non comprare più e se accade questo vinciamo”.
L’Ue, è stata la risposta di Bruxelles alle provocazioni di Donald Trump, “proteggerà sempre le aziende, i lavoratori e i consumatori europei dai dazi ingiustificati. Siamo il più grande mercato libero del mondo. E l’Ue è stata una manna per gli Stati Uniti. Gli investimenti statunitensi in Europa sono altamente redditizi. Le aziende americane sono state in grado di investire e generare entrate sostanziali proprio perché l’Ue è un grande mercato unificato che fa bene agli affari”, ha sottolineato Bruxelles, ricordando che il commercio transatlantico di beni e servizi “ammonta a oltre 1,5 trilioni di dollari all’anno, il più grande al mondo. Dovremmo lavorare insieme per preservare queste opportunità per la nostra gente e le nostre aziende. Non gli uni contro gli altri”.
Canada, Messico e Cina
Gli altri Paesi nel mirino di Trump sono Canada, Messico e Cina. Per loro, il presidente americano ha annunciato altri dazi da martedì 4 marzo. Una mossa che rischia di inasprire in particolar modo la guerra commerciale tra Washington e Pechino. La tariffa del 10% aggiuntivo si aggiungerà a quella di pari entità già imposta da Trump sulla Cina all’inizio di febbraio. Un’imposizione ovviamente non gradita da Pechino, che ha subito replicato affermando che si oppone “con forza” ai nuovi dazi aggiuntivi Usa del 10% sull’import di tutti i beni made in Cina. Il ministero del commercio ha assicurato che Pechino “prenderà tutte le misure necessarie” a difesa di diritti e interessi legittimi.
Tra le motivazioni di giustificano la decisione di Donald Trump di aumentare i dazi per la Cina c’è anche il fentanyl: secondo il presidente Usa, infatti, Pechino starebbe contribuendo alla crisi negli Stati Uniti che sta portando alla morte di molte persone a causa della diffusione della droga. Pechino tuttavia nega e afferma di essere “uno dei Paesi con le politiche antidroga più severe e stringenti al mondo”. La parte statunitense, però, “ha sempre ignorato questi fatti” e se “insisterà a fare di testa sua, la parte cinese adotterà tutte le contromisure necessarie”.
“Boicottiamo i prodotti Usa”: cosa succede in Canada
In Canada, intanto, è diventata virale un’iniziativa che invita a boicottare i prodotti dei rivenditori statunitensi. Il boicottaggio sta colpendo in particolare liquori, latticini, cibi lavorati, abbigliamento ed elettrodomestici. Molti supermercati canadesi hanno iniziato ad etichettare i prodotti con il paese di origine e ad esporre all’ingresso cartelli con il nuovo motto nazionale “buy Canadian”. L’impatto economico potrebbe essere notevole, dato che il Canada è il primo importatore di beni Usa.
Fonte : Today