Gemini di Google alla prova. l’intelligenza artificiale di Mountain View ci ha convinto a metà

Per metterlo maggiormente alla prova abbiamo cercato di portarlo fuori dalla sua comfort zone, e quindi, anziché testarlo con un telefono Android e con Chrome come browser sul pc, abbiamo usato un iPhone (sul quale ad aprile sta per sbarcare la Apple Intelligence con l’integrazione per ChatGPT e in prospettiva anche per Gemini) e Safari come browser sul Mac. Gemini ha retto tranquillamente il colpo, a riprova della bontà della strategia di Google di privilegiare il cloud per essere presente ovunque.

L’assistente AI per tutti i giorni

Nella vita quotidiana, Gemini si rivela particolarmente utile per ricerche rapide, riassunti di articoli e consigli su argomenti generali. Invece, la capacità di interpretare immagini e commentarle è impressionante, anche se non sempre precisa. Le risposte sono veloci e nella maggior parte dei casi pertinenti, specialmente quando si tratta di argomenti ben documentati sul web. Tuttavia, la funzione di generazione di immagini, pur presente, mostra i segni delle controversie passate, con un approccio ultra-cauto che spesso limita la creatività.

Gemini Live, la modalità conversazionale vocale, rappresenta forse l’aspetto più interessante dell’offerta Google e anche su iPhone funziona molto bene. L’interazione vocale è fluida, naturale e capace di gestire interruzioni e cambi di direzione nella conversazione. A differenza degli assistenti vocali tradizionali, Gemini Live riesce a mantenere il contesto e a produrre risposte articolate, avvicinandosi all’ideale di un vero assistente personale. Non è perfetto e, quando si va avanti troppo a conversare, perde completamente il filo e talvolta risponde in inglese frasi fuori contesto. Inoltre, spiace dirlo, ma le barzellette che racconta sono più o meno della qualità degli altri assistenti vocali a partire da Siri: pessime.

Invece, le dieci voci disponibili suonano tutte naturali, con accenti e timbri leggermente diversi che rendono l’esperienza sulla carta personalizzabile, anche se al nostro orecchio forse poco affinato danno l’idea di essere sostanzialmente sempre le solite due persone virtuali: un ‘maschio’ e una ‘femmina’. Se le due voci hanno un accento, è leggero ma del Nord Italia.

Una chat con Gemini

Antonio Dini

Produttività e limiti evidenti

Spiace invece dire che per chi usa Gemini come strumento di produttività, le prestazioni sono altalenanti. L’assistente è bravo nella stesura di email, nella correzione di testi e nella generazione di idee, ma fatica quando si tratta di analizzare documenti complessi. Abbiamo provato anche a fare un mini sito web con HTML, CSS e Javascript: la capacità di generare codice è buona ma non eccellente, spesso inferiore a quella di ChatGPT e soprattutto di Claude, che a nostro avviso rimane il migliore per questo tipo di attività. Tuttavia, Gemini ha un asso nella manica che fa tutta la differenza del mondo: l’integrazione con Google Workspace permette di interagire direttamente con Documenti, Fogli e Presentazioni, ma le funzionalità sono ancora limitate rispetto al potenziale. Comunque, è la risposta che serviva a Google per arginare la coppia Microsoft-OpenAI con Copilot-ChatGPT.

Fonte : Wired