La nuova legge sul nucleare italiano (nonostante il referendum)

In consiglio dei ministri approda il disegno di legge delega sul nucleare. Il governo punta a costruire centrali di “nuova generazione” per garantire al Paese, sul lungo orizzonte, la sicurezza dell’approvvigionamento energetico. Ed è significativo che nella stessa seduta si discuta anche del decreto bollette. Ma cosa prevede il testo e cosa ne è dei referendum del 1987 e del 2011 dove la maggioranza degli italiani aveva detto no al nucleare?

Le finalità strategiche

Il disegno di legge sarà presentato dal ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin. La nuova legge sul nucleare in Italia ha finalità strategiche: “;igliorare la competitività del sistema energetico nazionale” e “ridurre la dipendenza dai combustibili di importazione estera”. Entro 12 mesi dall’entrata in vigore della legge, il ministero dovrà aggiornare il Piano per l’energia e il clima con il mix energetico che intende portare avanti tenendo conto dello sviluppo delle centrali nucleari.

Gli organi di controllo e i siti 

L’articolo 3 prevede poi l’istituzione dell’Autorità indipendente per l’energia nucleare, ovvero l’organo tecnico-politico (ma apartitico) che dovrebbe occuparsi delle procedure di licensing e certificazione, dell’istituzione dell’assetto regolatorio e della vigilanza. Dovrà poi essere costituita l’Agenzia nazionale per la sicurezza nucleare con il compito di valutare lo stato delle infrastrutture di base necessarie. Il primo passaggio fondamentale, perché deve avere una certificazione internazionale, è la scelta dei siti che dovrà passare dal consiglio dei ministri. Dovrà anche essere individuato il luogo dove stoccare i rifiuti radioattivi.

I referendum del 1987

Il dibattito sul nucleare torna a essere attuale. Gli italiani infatti avevano affrontato la questione per ben due volte a distanza di quasi 25 anni. Il primo appuntamento risale al referendum dell’8 novembre 1987. La consultazione si svolgeva in un clima di certo non favorevole per l’energia nucleare. L’anno prima, il 26 aprile 1986, si era verificato il disastro di Chernobyl. Memori di quello che un errore umano poteva comportare, la maggioranza dei quasi 30 milioni di italiani andati alle urne aveva deciso di abrogare una serie di norme che comportavano l’abbandono del nucleare. I quesiti posti però non erano diretti. Un quesito impediva al Cipe (Comitato interministeriale per la programmazione economica) di deliberare sulla localizzazione delle centrali. Il secondo chiedeva l’abrogazione dei contributi agli enti locali che volevano ospitare sul proprio territorio centrali nucleari o a carbone. Infine, l’ultimo quesito riguardava l’esclusione dell’Enel dalla partecipazione alla costruzione di centrali nucleari all’estero.

Il precedente storico

C’è un precedente storico che il governo Meloni deve considerare. Nel 2011 la maggioranza degli italiani ha votato per l’abrogazione delle nuove norme introdotte nel 2008 dal governo Berlusconi che consentivano la produzione nel territorio nazionale di energia nucleare.

Fonte : Today