Kristina Gallo uccisa dall’ex nel 2019: confermata condanna a 30 anni per Giuseppe Cappello

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La 26enne fu trovata morta in casa a Bologna nel 2019. Inizialmente il caso era stato archiviato come morte naturale, il compagno è stato arrestato tre anni dopo. Ora è arrivata la sentenza definitiva nei suoi confronti.

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Kristina Gallo

Kristina Gallo

È arrivata la parola ‘fine’ nel processo per il femminicidio di Kristina Gallo, la ragazza di 26 anni trovata morta dal fratello nella sua casa di Bologna il 26 marzo 2019. La Cassazione ha rigettato il ricorso presentato dall’ex fidanzato della vittima, Giuseppe Cappello. Condannato a 30 anni, il 46enne con cui la giovane aveva una relazione, ora dovrà scontare la pena in carcere.

La vittima era stata trovata senza vita nella sua abitazione, in una posizione insolita, con il corpo nudo e le gambe sotto il letto, dal fratello. Inizialmente, la morte era stata ritenuta naturale e la Procura aveva chiesto l’archiviazione. L’indagine è poi stata riaperta con l’ipotesi di omicidio aggravato dallo stalking, dopo che l’autopsia sul corpo della giovane, richiesta dalla famiglia di Kristina, aveva evidenziato la possibilità che la 26enne fosse stata strangolata.

Giuseppe Cappello era stato arrestato nel luglio 2022. Già in primo e secondo grado, era stato condannato a 30 anni. Dal dicembre 2022, era ai domiciliari con il braccialetto elettronico. Attraverso il suo avvocato, aveva presentato ricorso alla Corte di Cassazione.

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Nelle sue conclusioni, la sostituta procuratore generale Olga Mignolo aveva chiesto il rigetto del ricorso difensivo, evidenziando come la sentenza contestata non presentasse alcuna contraddizione né illogicità manifesta. Durante la requisitoria, si sottolineava che i giudici avevano esaminato attentamente ogni prova, dalla posizione del corpo della vittima alle tracce di DNA dell’imputato rinvenute sotto un’unghia di Kristina, in linea con i graffi riscontrati sulla pelle di Cappello, fino alla localizzazione delle celle telefoniche connesse al suo cellulare.

L’imputato era assistito dall’avvocato Gabriele Bordoni, mentre per le parti civili, a rappresentare i familiari della vittima, erano gli avvocati Cesarina Mitaritonna e Francesco Cardile, e per l’associazione ‘La Caramella Buona’ l’avvocato Barbara Iannuccelli.

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Fonte : Fanpage