In questa situazione, infatti, Lightway è progettato per non interrompere la connessione al server remoto ma impostarla come inattiva fino a quando la trasmissione non può essere ripresa. Basato su una libreria crittografica particolarmente leggera come wolfSSL, offre le migliori prestazioni su smartphone. Stando ad alcuni test, garantirebbe una velocità più che doppia rispetto a OpenVPN e una maggiore stabilità.
Aggirare i blocchi
Uno dei problemi legati all’uso di connessioni vpn, soprattutto quando ci si trova all’estero, sono le restrizioni applicate dagli internet service provider al loro utilizzo. Le connessioni tramite vpn, infatti, sono soggette a restrizioni in alcuni paesi e, a seconda dei casi, potrebbero venire addirittura bloccate.
Il protocollo NordWhisper, sviluppato da NordVPN è una novità introdotta dal provider nel gennaio 2025 che si affianca all’altro protocollo proprietario NordLynx, a sua volta basato sul già citato Wireguard. NordWhisper sfrutta un sistema di tunneling per “imitare” il normale traffico internet. In questo modo è in grado di ingannare la maggior parte dei sistemi automatici usati dagli internet service provider per individuare le connessioni protette da vpn e bloccarlr.
Come si può immaginare, questo livello di complessità impatta sulle prestazioni. Secondo quanto riporta la stessa NordVpn sul suo sito, nel caso in cui non si debbano fare i conti con particolari restrizioni è consigliabile utilizzare i normali protocolli, che offrono una maggiore velocità di trasferimento dei dati. Per il momento, è disponibile solo per Windows, Android e Linux.
Quando la vpn raddoppia
Anche se da un punto di vista strettamente tecnico non si tratta di un differente protocollo, l’adozione della tecnologia multihop alle vpn rappresenta una soluzione per chi vuole un livello di protezione e anonimato particolarmente “robusto”. In pratica, la connessione prevede il passaggio attraverso due server remoti, con l’applicazione di un ulteriore livello di protezione crittografica dei dati prima di arrivare al sito web.
La logica è simile (anche se non identica) a quella utilizzata dal circuito Tor ed è consigliata per chi vuole una connessione “a prova di bomba”. Naturalmente, anche in questo caso le prestazioni subiscono una degradazione.
Una tecnica simile è quella chiamata “vpn over vpn”, in cui si utilizzano due vpn diverse in contemporanea. In questo caso, però, il flusso è ancora più complicato. Il traffico, infatti, “rimbalza” prima tra il dispositivo e un primo server vpn, per poi passare dal secondo server vpn e raggiungere quindi il sito web che si vuole visitare.
L’ultimo livello di complessità immaginabile è quello offerto da alcuni provider, di utilizzare la funzione “Onion over vpn”. In questo caso, la connessione passa prima da un server remoto gestito da un operatore vpn per poi essere instradata nel circuito Tor. Rappresenta il livello massimo di protezione ma, in questo caso, il calo delle prestazioni è drastico.
Fonte : Wired