Trappola per uccidere l’ex pentito a Brescia: il boss Vincenzo Sarno tra gli arrestati

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La Dia di Brescia ha eseguito 5 arresti per il tentato omicidio di un ex collaboratore di giustizia a Brescia; tra loro Vincenzo Sarno, ex boss di Ponticelli che per gli inquirenti avrebbe cercato di riorganizzare il clan.

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Vincenzo Sarno

Vincenzo Sarno

Per uccidere Domenico Amato, ex collaboratore di giustizia, gli avevano teso una trappola: avevano innescato un incendio sulla sua automobile, erano pronti a sparargli non appena sarebbe uscito in strada. Ma l’uomo restò in casa e chiamò i pompieri. Scenario ricostruito dalla Dia di Brescia e sfociato ieri in cinque arresti: in manette il collaboratore di giustizia Vincenzo Sarno, ex boss di Ponticelli e per l’antimafia pronto a ricompattare il clan, il nipote Salvatore Sarno, Alessandro Dell’Anna, Giuseppe Parlo e Giovanni Faticato, tutti di origine napoletana. L’ordinanza di custodia cautelare in carcere, eseguita ieri, 26 febbraio, è stata emessa dal gip su richiesta della locale Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia; le accuse sono, a vario titolo, di tentato omicidio e di detenzione e porto di armi alterate.

Il piano per uccidere il pentito

L’episodio risale al gennaio 2022. Vincenzo Sarno sarebbe stato il mandante dell’omicidio. Le attività investigative, delegate dalla Dda al Centro Operativo Dia di Brescia, si legge in una nota, avevano disvelato “l’esistenza di un progetto omicidiario ordito in danno dell’ex collaboratore di giustizia, che in base alle risultanze investigative, sarebbe stato ideato e organizzato da vari appartenenti a un gruppo criminale capeggiato da altro pentito, a suo tempo figura apicale del clan Sarno di Ponticelli, quartiere della zona orientale di Napoli, tuttora inserito nel programma di protezione, attualmente detenuto perché colpito da fermo di indiziato di delitto eseguito dal Centro Operativo Dia di Brescia lo scorso 6 febbraio su disposizione della Procura della Repubblica di Brescia”.

Gli altri avrebbero avuto diversi ruoli: due di loro, residenti a Modena, avrebbero dovuto materialmente sparare ad Amato, un terzo, che vive a Genova, avrebbe fornito la pistola. Faticato, che da qualche tempo era tornato a Napoli e lavorava come pizzaiolo, avrebbe effettuato un sopralluogo nei pressi dell’abitazione dell’obiettivo, ad Urago Mella, quartiere di Brescia. Per attirare fuori casa Amato sarebbe stata usata della diavolina, di quella che si usa per accendere il camino: i pezzi bruciano lentamente, generando un incendio di piccole dimensioni.

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Quella sera, però, Amato, anche lui napoletano ma da tempo residente a Brescia, quando vide le fiamme dalla finestra forse intuì che poteva non trattarsi di un incidente, di un malfunzionamento dell’auto. E invece di andare a controllare di persona rimase in casa e chiamò i Vigili del Fuoco. Un sospetto che gli avrebbe salvato la vita: per la Dia i killer erano già in appostamento e l’arrivo dei pompieri, con al seguito le forze dell’ordine, li avrebbe costretti a scappare.

Il nuovo arresto per Vincenzo Sarno

Tre degli indagati erano stati già arrestati nel corso delle indagini: uno dopo l’acquisto di un fucile, gli altri due per detenzione e porto d’arma in luogo pubblico perché trovati in possesso di due pistole. Per il tentato omicidio le misure cautelari sono state eseguite dalla Dia ieri, 26 febbraio. Vincenzo Sarno è invece già detenuto dal 5 febbraio, ma per un motivo diverso: è destinatario di una ordinanza di custodia cautelare, eseguita dalla Squadra Mobile di Napoli, per l’omicidio di Gerardo Tubelli, ucciso a Cercola il 6 gennaio 1996; secondo l’accusa Sarno avrebbe guidato il commando che mise a segno quell’agguato, che sarebbe da inquadrare negli scontri tra il clan allora egemone a Ponticelli e alleato ai Mazzarella e il gruppo Maione-Tubelli, legato all’Alleanza di Secondigliano, di cui Tubelli era un elemento di spicco. Il giorno successivo, il 6 febbraio, era scattato il fermo della Procura di Brescia.

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Fonte : Fanpage