Fra i temi “sensibili” trattati, che lo hanno portato in galera, l’ambiente e la campagna anticorruzione condotta dall’attuale segretario generale To Lam. Si trova in stato di fermo dal 7 giugno scorso, al momento non vi sono conferme di ricorso in appello. Gruppi internazionali pro diritti umani chiedono la sua liberazione.
Hanoi (AsiaNews) – Un tribunale vietnamita ha condannato oggi a due anni e mezzo di prigione il 64enne blogger e giornalista Truong Huy San, meglio noto come Huy Duc e autore fra gli altri di “The Winning Side”, per “abuso delle libertà democratiche” in relazioni ad alcuni messaggi pubblicati sui social. È quanto riferisce Radio Free Asia (Rfa) rilanciando fonti vicine alla famiglia, secondo cui fra i temi “sensibili” che hanno portato in carcere l’attivista vi sarebbero l’ambiente e la corruzione. Egli si trova in stato di detenzione dal 7 giugno dello scorso anno, quando le forze dell’ordine lo hanno fermato e incriminato in base ad un articolo del Codice penale la cui formulazione vaga è sfruttata da giudici e autorità per perseguire dissidenti e voci critiche. A nulla sono valsi, in questi mesi, gli appelli internazionali per il rilascio a conferma del pugno di ferro adottato da To Lam, segretario generale del Partito comunista e numero uno del Paese.
Tra il 2015 e il 2024 Huy Duc ha “raccolto informazioni e documenti, redatto e pubblicato numerosi articoli sulla sua pagina Facebook personale – Truong Huy San (Osin Huy Duc). Tredici di questi articoli avrebbero violato gli interessi dello Stato e i diritti e gli interessi legittimi di organizzazioni e individui” afferma l’atto di accusa rilanciato dai media di Stato vietnamiti. “I post – prosegue il documento – hanno attirato interazioni, commenti e condivisioni significative, con un impatto negativo sulla sicurezza pubblica e sull’ordine sociale”.
In fase di dibattimento in aula il blogger e attivista ha affermato che non era sua intenzione opporsi allo stato o ai dettami del partito pubblicando gli articoli e, sempre secondo i media di Stato, si sarebbe “assunto” la “responsabilità” delle sue azioni “scusandosi” con le autorità. Nella dichiarazione finale avrebbe anche ammesso di aver violato la legge, appellandosi ai giudici del processo per uno sconto di pena “in modo da poter partecipare alle attività sociali”. Una fonte anonima di Rfa aggiunge che, al momento, non si sa se intende ricorrere in appello.
A 18 anni Truong Huy San si è arruolato nell’esercito dei volontari del Vietnam del Nord e ha prestato servizio in Cambogia durante l’occupazione di Hanoi negli anni Ottanta. In seguito è entrato a far parte del giornale giovanile Tuoi Tre e ha scritto anche per altri organi di informazioni fra i quali Thanh Nien, Dien Dan Doanh Nghiep, Nong Thon Ngay Nay e Sai Gon Tiep Thi. Dopo essere caduto in disgrazia verso le autorità si è dedicato all’attivismo sui social e alla scrittura di libri, pubblicando nel 2021 “The Winning Side” (Il lato vincente), incentrato sulla guerra in Vietnam fra il 1954-1975. Un libro che, oggi, non è più disponibile nel Paese. La sua pagina Facebook aveva più di 350mila follower prima di essere chiusa.
In questi anni egli ha scritto di questioni ambientali e della campagna anti-corruzione “fornace ardente” promossa dal defunto segretario generale del Partito comunista Nguyen Phu Trong, dietro la quale si è celata una vera e propria lotta per il potere. Una caccia all’uomo promossa dall’allora ministro della Pubblica sicurezza To Lam, oggi segretario generale. Organizzazioni internazionali pro diritti umani, tra cui Human Rights Watch e Reporter senza frontiere, si sono appellate – invano – ad Hanoi per la sua liberazione.
La sua condanna conferma l’uso, o l’abuso, di due articoli del Codice penale da parte del governo e delle autorità per mettere a tacere giornalisti e altri critici. L’articolo 331 riguarda le persone accusate di “abusare delle libertà democratiche per violare gli interessi dello Stato, i diritti legittimi e gli interessi di organizzazioni e/o cittadini”. Il 117 regola “la produzione, la conservazione e la diffusione di informazioni, materiali e oggetti allo scopo di opporsi allo Stato della Repubblica Socialista del Vietnam”. Se giudicati colpevoli, e le voci critiche lo sono immancabilmente, i trasgressori possono essere incarcerati fino a 20 anni.
“Quando un autore e giornalista come Truong Huy San viene messo a tacere, non viene messa a tacere solo la sua voce, ma anche il diritto dell’intera società a cercare la verità e la responsabilità”, ha dichiarato Anh-Thu Vo, responsabile e advocacy di PEN America. “La critica – aggiunge – non è un crimine. Il Vietnam deve usare la legge come arma contro chi osa dire la verità”. Secondo il rapporto 2023 Freedom to Write del gruppo, Hanoi è al terzo posto nel mondo per l’incarcerazione degli scrittori, dopo Cina e Iran. Reporter senza frontiere ha dichiarato in uno studio di dicembre che il Vietnam detiene almeno 38 giornalisti.
Fonte : Asia