AGI – Un raggio di luce pietrificato. Ecco cos’è l’obelisco: il divino che illumina l’uomo sulla terra. E Roma abbaglia, di monoliti ne conta tredici, alcuni portati dall’Egitto e altri realizzati in Occidente a loro imitazione. Il primo a volerli sul suolo imperiale fu il sommo Ottaviano Augusto. I possenti fusti di granito lo avevano affascinato e desiderava che quelle rappresentazioni di grandezza svettassero anche nella città culla del suo regno.
In origine gli obelischi erano nati come immagine del “gran capo” del pantheon egizio: il dio Amon, successivamente fusosi con Ra e infine divenuto Amon-Ra, prima versione del monoteismo. Però quei macigni di granito sono qualcosa di più e si possono interpretare anche secondo un’altra simbologia. Stando a una lettura cristiana, gli obelischi sono la luce divina sugli uomini. L’illuminazione giunge dal Cielo, si concentra nella punta del monumento e poi s’irraggia sugli uomini attraverso la piccola piramide sulla sommità (pyramidion, rimossa da alcuni obelischi).
Dal 31 a.C. Augusto cominciò il trasloco delle opere. Fece issare i giganti nelle attuali piazze del Popolo e Montecitorio. Quindi, si aggiunsero le altre sculture messe su dai suoi successori: a Villa Celimontana, nelle piazze del Quirinale, dell’Esquilino, a piazza Navona, della Rotonda, dei Cinquecento, a Trinità dei Monti, al Pantheon e sull’Elefantino berniniano in piazza della Minerva. In ultimo, i due obelischi più antichi.
Per un piccolo scarto di tempo il primato va al colosso in piazza San Giovanni in Laterano (del XV secolo a.C., alto 32 metri e senza basamento). Poi segue quello che si trova davanti in piazza San Pietro. Gli obelischi davanti alle basiliche furono espressamente voluti dal pontefice che stabilì la nuova regola: chi si fosse fermato lì davanti a pregare avrebbe guadagnato un’indulgenza.
Fonte : Agi