Prometteva di inseguire scafisti “per il globo terracqueo” ma sui migranti il governo Meloni butta milioni (e aumentano gli sbarchi)

“Noi siamo abituati a un’Italia che si occupa soprattutto di andare a cercare i migranti attraverso tutto il Mediterraneo. Quello che vuole fare questo governo è andare a cercare gli scafisti lungo tutto il globo terraqueo”. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni non usava mezzi termini per spiegare la sua strategia sull’immigrazione, illustrata durante la conferenza stampa post Consiglio dei ministri del 9 marzo 2023. 

Una riunione che si era svolta lontano dalla stanze di Palazzo Chigi. Meloni e i suoi ministri si trovavano a Cutro, comune calabrese al largo del quale il 26 febbraio 2023 morirono 94 migranti. Sono passati due anni da quel drammatico naufragio e la “caccia agli scafisti” non sembra aver dato i suoi risultati. L’esecutivo ha speso ingenti risorse per i centri (fermi) in Albania e i flussi migratori sono in crescita. 

Ci pensa Matteo Salvini – desideroso di tornare al Viminale al posto del suo ex capo di gabinetto Matteo Piantedosi – a complicare il quadro. “Se la Germania blinda le frontiere tedesche, fa bene. Mi auguro che lo faccia. Se asserirà che non farà entrare neanche uno spillo in Germania, saremo conseguenti. Noi faremo altrettanto con i confini italiani”, ha dichiarato oggi, mercoledì 26 febbraio, il vicepremier e segretario della Lega. 

Sbarcano più migranti 

Secondo i dati pubblicati dal ministero dell’Interno dal 1 gennaio al 25 febbraio sono sbarcati 6053 migranti. Un numero in crescita se prendiamo in considerazione lo stesso periodo dello scorso anno: nel 2024 gli arrivi erano 4441. Un “picco” si era registrato lo scorso 19 febbraio, con 451 sbarchi in una sola giornata. Il 2025 non è iniziato da molto e gli arrivi potrebbero crescere soprattutto nei mesi estivi. 

Migranti sbarcati a febbraio (fonte: ministero dell'Interno)

Lo scorso 13 febbraio il ministero del Lavoro ha effettuato una prima distribuzione delle quote sui flussi di ingresso per lavoro, come previsto dal “decreto flussi” del 27 settembre 2023. Si tratta di 42.835 quote che riguardano i lavoratori non stagionali: 17.129 sono riservate alle lavoratrici. A livello provinciale sono state poi distribuite 15mila quote riservate a lavoratori di Paesi che hanno sottoscritto intese di cooperazione in materia migratoria con l’Italia. Mentre per gli ingressi dei lavoratori stagionali sono state previste 38.462 quote, di cui 15.380 riservate alle lavoratrici.  

I centri in Albania 

Il governo Meloni punta molto sull'”operazione Albania” e il protocollo siglato con Edi Rama il 6 novembre 2023. Le strutture di Gjader e Shengjin sono al centro dell’attenzione di Palazzo Chigi, che sta ragionando se intervenire o meno con nuove norme. Al momento i due centri sono vuoti e i lavoratori della cooperativa Medihospes – incaricata della gestione – sono stati licenziati. 

Ieri, martedì 25 febbraio, si è svolta la prima udienza sui ricorsi presentati da due richiedenti asilo contro il protocollo tra Italia e Albania. Dinanzi alla Corte di giustizia dell’Unione europea nel Lussemburgo si è svolto un acceso dibattito sulla designazione di Paese sicuro e l’applicazione della procedura accelerata per l’esame delle richieste d’asilo. 
Il 10 aprile, l’avvocato generale della Corte, Richard De La Tour, presenterà le sue conclusioni. Mentre ai primi di giugno è attesa la sentenza, momento decisivo per le sorti del protocollo. 

I due centri in Albania sono fermi ma costano alle casse pubbliche oltre 600 milioni di euro in 5 anni: una spesa di circa 120 milioni l’anno per mandare avanti le strutture. Secondo un report di Openpolis pubblicato ad aprile 2024 nella stima sono inclusi costi aggiuntivi come i 252 milioni per le trasferte dei funzionari ministeriali.

Due anni fa la strage di Cutro 

Questa mattina sulla spiaggia di Steccato di Cutro, in provincia di Crotone, sono state commemorate le vittime del naufragio. Nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023 un caicco partito dalla Turchia, con a bordo circa 180 persone, si spezzò in due. L’imbarcazione si arenò tra la violenza delle onde contro una secca a pochi metri dal litorale calabrese. 

Sull’onda emotiva della strage – che ha provocato 94 morti, tra cui 34 bambini – il governo Meloni decise di riunirsi “in via eccezionale” a Cutro e approvare un provvedimento ad hoc. Il 9 marzo 2023 veniva licenziato il “decreto cutro”, che ha introdotto “un aumento delle pene per il traffico di migranti” e “una nuova fattispecie di reato relativa alla morte o alle lesioni gravi in conseguenza del traffico di clandestini, che prevede per questi criminali di essere puniti con una pena fino a 30 anni di reclusione”, spiegava la presidente del Consiglio in conferenza stampa. “Questa gente io la voglio combattere, questa gente io la voglio sconfiggere, e credo che questa sia la politica più seria che si possa fare: è la ragione per la quale noi abbiamo varato questo decreto”, sosteneva Meloni.

Un momento della conferenza stampa dopo il Consiglio dei ministri di Cutro (foto Antonino Durso/LaPresse)

Negli ultimi due anni però oltre 5.400 persone hanno perso la vita nel Mar Mediterraneo. Lo ricordano in una nota Laurence Hart, direttore dell’ufficio di coordinamento del Mediterraneo dell’Oim, Nicola Dell’Arciprete, coordinatore della risposta in Italia per l’ufficio Unicef per l’Europa e l’Asia Centrale, e Chiara Cardoletti, rappresentante dell’Unhcr per l’Italia, la Santa Sede e San Marino. “Ogni morte è una disgrazia che – proseguono – distrugge la speranza di una famiglia di trovare pace, sicurezza e la possibilità di ricostruire una vita dignitosa in un nuovo Paese”.

Fonte : Today