Il “Centro per lo studio dell’occupazione” fondato da Petr Andrjuščenko, ex-consigliere del municipio cittadino, denuncia la volontà russa di “cancellare quella parte della memoria che si era conservata anche dopo le guerre mondiali del ‘900”. La storia emblematica del Teatro Drammatico divenuto un simbolo del conflitto in Ucraina.
Kiev (AsiaNews) – Nella città ucraina di Mariupol, devastata e occupata dai russi fin dai primi mesi della guerra di invasione, le autorità russe stanno pianificando di eliminare del tutto gli edifici storici, per costruire condomini multipiano dove trasferire i cittadini locali e i tanti provenienti dalle varie regioni della Federazione. Questa operazione viene documentata dal “Centro per lo studio dell’occupazione” fondato da Petr Andrjuščenko, ex-consigliere del municipio cittadino, secondo il quale “si vuole cancellare la parte della memoria, che si era conservata anche dopo le guerre mondiali del ‘900”.
La propaganda russa, sempre più invasiva e prepotente in questa fase di trattative per la conclusione del conflitto, insiste spesso sul tema della “ricostruzione” nei territori occupati e annessi, esponendo piani di “nuovi quartieri abitativi” e di “restauro degli obiettivi culturali”, secondo criteri che dimostrino la “vera natura russa” di questi luoghi. Uno di questi edifici è il Teatro Drammatico di Mariupol, costruito negli anni ’50 secondo un tipico stile sovietico, con una facciata in pietra bianca crimeana che ricorda i tempi più antichi, e gruppi scultorei che lo rendono molto originale.
Durante l’assedio russo del 2022, il teatro era diventato un rifugio contro i bombardamenti, e un centro di aiuti umanitari per la popolazione. Il 16 marzo, nonostante la grande scritta Deti (“Bambini”) esposta per terra davanti all’edificio, l’aviazione russa scagliò una bomba contro l’edificio, provocando tra i 300 e i 500 morti, tutti cittadini inermi di Mariupol. Durante l’inverno successivo, i resti del teatro furono ricoperti e in parte demoliti, per iniziare una ricostruzione secondo un nuovo progetto russo, senza neanche finire di riesumare i corpi dei defunti. Come scrive Andrjuščenko, “si è trattato del tentativo di occultare le dimostrazioni fisiche della grandezza del popolo ucraino, mentre si sterminavano i suoi cittadini”.
Si prevede di concludere i lavori entro il 2025, e l’amministrazione ha promesso di “conservare l’aspetto storico dell’edificio” restaurando anche le sculture, che peraltro si erano conservate nel bombardamento del 2022, e sono state danneggiate nel 2024 durante i lavori alla ricostruzione della facciata. Al posto della pietra crimeana sono stati messi dei normali mattoni russi; secondo i rappresentanti della stessa ditta russa Modul-Tsentr che si occupa dei lavori, dell’edificio originario si è conservato meno del 30% in totale.
Un altro edificio simbolico di Mariupol è la Dom s časami, la “Casa con l’orologio”, anch’essa costruita negli anni ’50 del secolo scorso, dove era collocato il laboratorio di un noto monumentalista ucraino, Viktor Arnautov, e dove si attivavano diversi artisti dopo la sua morte nel 1966. La Casa era stata completamente restaurata nel 2021, ed è stata poi distrutta nel 2022 da una bomba russa di una tonnellata di peso. Con l’occupazione i russi hanno deciso che l’edificio non poteva più essere ripristinato, ed è stato completamente demolito. Al suo posto è stato costruito un edificio superiore di alcuni piani a quello storico, mettendo uno schermo che imita l’orologio antico sulla facciata, e gli appartamenti sono stati assegnati a membri dell’amministrazione russa, non ai cittadini di Mariupol.
Molti altri esempi si possono fare di “distruzione della memoria” legata alla guerra e all’occupazione, come il memoriale Saur-Mogila, la “Tomba della Vetta” in ricordo della fine della seconda guerra mondiale, un obelisco di 36 metri di altezza con una piazzetta panoramica e la scultura del soldato sovietico, distrutto già nel 2014 dai mercenari russi che combattevano nel Donbass, e ora è stato sostituito da un monumento agli “eroi della Dnr”, la sigla della nuova repubblica annessa alla Russia. Si calcola che siano oltre 300 i monumenti e luoghi storici distrutti dai russi in Ucraina, per fare spazio alla narrativa della Russia vincitrice, che riconquista le sue “terre originarie”.
Fonte : Asia