Il tumore e la vita nelle pieghe delle vite degli altri

È sorprendente realizzare che, mentre siamo così concentrati a vivere la serie TV della nostra esistenza nella quale siamo i protagonisti, attorno a noi, gli altri stanno facendo la stessa cosa e noi, nelle loro vite siamo, al più, delle comparse, come mi disse un giorno, una brillante giovane donna di nome Eva, dei figuranti speciali se ci scambiamo due battute, dei comprimari tra, magari, i nostri famigliari e amici, perché in quel caso, i nostri episodi sono un costante crossover.

Ci pensate mai?

È con questo chiodo fisso che ho attraversato le quindici sedute di radioterapia perché, mentre per me la prima volta è stata piena d’ansia, con la paura di non trattenere il respiro nel modo giusto, di non stare ferma abbastanza, per i tecnici che si prendevano cura di me ero, nei primi giorni, la ragazza delle 10,30 che fa quello che le è stato detto, poi, Alessandra, che si scusa perché pensa di sbagliare tutto e infine, un’altra paziente che ha finito il trattamento e passerà a salutare di tanto in tanto.

Questo scollamento tra quello che noi viviamo e quello che succede fuori, quello che il resto dell’umanità sta affrontando, forse, è la chiave per passare in mezzo anche alle cose peggiori in maniera un poco più leggera, non per minimizzarle ma per provare a osservarle in un quadro più ampio.

Il giorno dell’ultima radioterapia ho avuto, per la prima volta, la sensazione che di questo viaggio si stesse chiudendo una stagione e l’episodio finale è stato una bomba.

Interno – Pasticceria – Giorno.

Una cameriera (25/30) di spalle rispetto al bancone sta armeggiando alla macchinetta del caffè, si volta e porge una tazzina di caffè a un uomo (25/30) vestito da lavoro. La porta a vetro che si apre.

Alessandra (33), un ingestibile centimetro di ricrescita sulla testa, entra.

Alessandra: “Buongiorno, posso chiederle dieci brioches?”. Pausa. “Da portare via”.

L’uomo: “Beh, perché mangiarle qui poteva essere impegnativo”. Sorrisi.

La cameriera inserisce le brioches nella scatola: “È il tuo compleanno?”. Un attimo sospeso.

No, è la mia ultima radioterapia” tra i singhiozzi.

L’uomo alza lo sguardo: “Posso abbracciarti?”.

Le nostre vite che fino a un secondo prima procedevano in binari distanti si sono toccate. Quei due esseri umani hanno condiviso un momento di uno dei giorni più rilevanti della mia esistenza. E loro? Magari quello era il giorno più felice della loro vita, o il più triste, o uno qualunque ma lo hanno messo da parte in quei dieci minuti trascorsi insieme.

Chissà, continuerò a domandarmelo insieme a cosa avrà pensato di me la scolaresca delle medie che mi ha vista sotto la pioggerella con le braccia aperte in segno di vittoria, un sorriso enorme e la stessa espressione di Nicole Kidman che esce dallo studio del suo avvocato dopo aver firmato le carte del divorzio. Con questa immagine voglio chiudere questa stagione della serie della mia vita sperando che la prossima, già in lavorazione, sia un pochino meno Grey’s Anatomy.

Fonte : Wired