Nei prossimi decenni si prevede in tutto il mondo un’impennata delle diagnosi di cancro al seno e di decessi a questo correlati. In particolare a 1 donna su 20 verrà diagnosticato un cancro al seno nel corso della sua vita e 1 su 70 morirà a causa della malattia. Inoltre, se i tassi attuali continueranno a crescere, entro il 2050 le morti per cancro al seno aumenteranno del 68 per cento, mentre i nuovi casi cresceranno del 38 per cento. Ciò equivarrebbe a 3,2 milioni di nuovi casi e 1,1 milioni di decessi all’anno. A lanciare l’allarme un nuovo studio dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), che ha valutato l’impatto più recente e futuro del cancro al seno nelle donna a livello globale, analizzando i dati di GLOBOCAN (database dell’OMS sui tumori nel mondo) relativi a 185 Paesi.
“Ogni minuto, in tutto il mondo, a quattro donne viene diagnosticato un cancro al seno e una donna muore a causa di questa malattia, e queste statistiche stanno peggiorando”, ha dichiarato la dott.ssa Joanne Kim, una delle autrici del rapporto. L’unico modo per uscire da questa tendenza è la prevenzione. “I Paesi – ha continuato Kim – possono mitigare o invertire queste tendenze con politiche di prevenzione o investendo nella diagnosi precoce e nel trattamento della malattia”. I dettagli dell’analisi sono stati pubblicati sulla rivista Nature Medicine.
I numeri del cancro al seno
A livello globale, il carcinoma mammario è il tipo di cancro più comune tra le donne e la seconda causa di morte per cancro dopo il tumore del polmone. Secondo “I numeri del cancro in Italia 2024”, nello scorso anno sono stati diagnosticati 53.686 nuovi casi (quota uomini compresa), mentre per l’OMS sono più di 2,3 milioni le persone nel mondo che contraggono ogni anno la malattia e 670.000 i decessi. Tuttavia, come è emerso dall’ultima analisi dello IARC, il peso del cancro al seno non è distribuito equamente tra i diversi Paesi del mondo.
La mortalità è più alta nei Paesi in via di sviluppo
I tassi di incidenza del cancro al seno più elevati sono stati registrati in Australia e Nuova Zelanda, seguiti dal Nord America e Nord Europa, quelli più bassi in Asia centro-meridionale, Africa centrale e Africa orientale. I tassi di mortalità più alti sono stati registrati invece nei Paesi in via di sviluppo, in particolare nelle regioni insulari del Pacifico come Melanesia e Polinesia e nell’Africa occidentale.
Il rapporto ha mostrato inoltre che nei paesi più ricchi il 17 per cento delle donne a cui viene diagnosticato un tumore al seno muore a causa della malattia. Nei Paesi in via di sviluppo la percentuale è del 56 per cento. È probabile dunque che la disparità osservata sia causata dalla mancanza di accesso alla diagnosi, al trattamento e alla diagnosi precoce del cancro. “Valutare i tassi di mortalità per cancro al seno di un paese insieme ai tassi di incidenza – hanno spiegato i ricercatori – fornisce una misura indiretta di quanto sia fatale una diagnosi di cancro al seno per le donne in diversi paesi”.
La maggior parte delle diagnosi arrivano a 50 anni
A livello globale, la maggior parte dei casi e dei decessi per cancro al seno si verificano in donne di età pari o superiore a 50 anni, che rappresentano Il 71 per cento dei nuovi casi e il 79 per cento dei decessi. In Africa, invece, quasi la metà (47 per cento) dei casi viene diagnosticato in donne di età inferiore a 50 anni, rispetto al 18 per cento del Nord America, al 19 per cento dell’Europa e al 22 per cento dell’Oceania.
Ciononostante, uno studio condotto dall’Università di Edimburgo nel 2023, suggerisce che i casi sono in aumento anche tra le donne più giovani nei Paesi sviluppati. I ricercatori hanno analizzato l’impatto di 29 tumori su persone di età compresa tra 14 e 49 anni in più di 200 paesi e regioni, e rilevato che i casi di cancro in tutto il mondo sono passati da 1,82 milioni nel 1990 a 3,26 milioni nel 2019. Il cancro al seno è responsabile del numero più elevato di casi: 13,7 ogni 100.000 persone.
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Perché i casi sono in aumento
Secondo i ricercatori dello IARC, questo aumento di casi è dovuto principalmente all’invecchiamento della popolazione, ma anche a una maggiore esposizione a fattori di rischio come una maggiore assunzione di alcol e livelli più bassi di attività fisica attività, nei Paesi più ricchi. C’è poi un altro aspetto da sottolineare: più la diagnosi migliora, più aumentano i casi diagnosticati.
L’importanza delle prevenzione
Secondo una ricerca condotta lo scorso anno, nell’ultimo decennio i tassi di incidenza sono aumentati dell’1 per cento all’anno (1,4 per cento per le donne di età inferiore ai 50 anni), tuttavia i decessi sono diminuiti di circa il 10 per cento, e questo è dovuto all’aumentata attività di screening diagnostico ma anche alla maggiore efficacia delle cure. Ciò dimostra quanto è importante la prevenzione.
Secondo i ricercatori dello IARC, uno stile di vita sano (meno alcol, più sport e un peso controllato) potrebbero ridurre il numero i nuovi casi anche del 2,5 per cento ogni anno, mentre il numero di decessi potrebbe essere quasi dimezzato entro il 2050. “Sebbene il cancro al seno sia una priorità riconosciuta per la salute pubblica – sottolineano gli autori dello studio -, questi risultati forniscono prove basate su indicatori chiave per supportare ulteriormente un invito all’azione per affrontare le inadeguatezze e le disuguaglianze nell’assistenza sanitaria globale contro il cancro al seno”. “Progressi continui nella diagnosi precoce e nel miglioramento dell’accesso al trattamento – ha affermato la dott.ssa Isabelle Soerjomataram, Vice-Responsabile del Dipartimento di sorveglianza del cancro presso lo IARC – sono essenziali per colmare il divario globale nel cancro al seno, e garantire l’obiettivo di ridurre la sofferenza e la morte per questa malattia”.
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Come prevenire il cancro al seno
“Grazie alle campagne di screening e alla maggiore consapevolezza delle donne – spiega a Today.it Michelino De Laurentiis, Direttore del Dipartimento di Senologia oncologica dell’ospedale Pascale di Napoli – la maggior parte dei tumori maligni mammari oggi viene diagnosticata in fase iniziale, quando il trattamento chirurgico è più conservativo e la terapia adottata più efficace, consentendo di ottenere sopravvivenze molto elevate”.
“E’ quindi molto importante fare prevenzione, già a partire dai 20 anni di età – continua -. Oltre ai controlli annuali del seno eseguiti da uno specialista senologo, alla mammografia biennale dopo i 50 anni e all’ecografia (ma solo in caso di necessità nelle fasce giovani), si raccomanda di eseguire l’autopalpazione, il primo strumento utile per prevenire il tumore al seno. Si tratta di un semplice test di autovalutazione che consente d’imparare a conoscere la struttura e l’aspetto generale delle proprie mammelle, per cogliere precocemente eventuali cambiamenti insoliti, e, quindi, in tal caso, sottoporsi a una visita specialistica”.
Mutazioni BRCA 1 e 2 e cancro al seno
Il 10 perc ento dei casi totali di tumore al seno originano da mutazioni nei geni breast cancer genes 1 o 2, meglio conosciuti come BRCA1 e BRCA2. Uno spettro di mutazioni ereditarie, definite sindrome HBCO (dall’inglese Hereditary Breast and Ovarian Cancer Syndrome), che aumentano nelle persone portatrici il rischio di cancro al seno (in media del 72 per cento con mutazione di BRCA1 e del 69 per cento con mutazione di BRCA2) e di cancro ovarico (in media del 44 per cento con mutazione di BRCA1 e del 17 per cento con mutazione di BRCA2), incluso il cancro delle tube di Falloppio e il cancro peritoneale primitivo, ma anche di altri tipi tumore.
Chi deve eseguire il test genetico
Essendo, dunque, l’HBCO una condizione ereditaria, il rischio di cancro dovuto a una mutazione dei geni BRCA può essere trasmesso da madre/padre in figlia/o a prescindere dal sesso. Inoltre, la sindrome è autosomica dominante, ciò significa che è sufficiente che una sola delle due copie del gene in questione sia “difettosa” (nelle cellule i geni sono presenti in due copie) per avere un rischio aumentato di cancro. Una persona con una copia mutata del gene e una normale ha il 50 per cento di possibilità di trasmetterla ai figli. Pertanto, conoscere lo stato mutazionale di questi due geni, attraverso un test genetico specifico (il test BRCA), è fondamentale per avviare in tempo programmi di sorveglianza intensiva ed intervenire con la chirurgia profilattica nelle persone ad alto rischio.
Fonte : Today