Il seme del fico sacro, la recensione del film del regista iraniano Mohammad Rasoulof

Dove è finita questa pistola e chi l’ha presa è un pretesto, ovviamente, e in qualsiasi altro film sarebbe trattato come tale; in questo no. Il pretesto che scatena il conflitto diventa incredibilmente importante verso la fine. Intanto noi siamo stati calati lentamente nella trama, da una prima parte in cui, in teoria, non avremmo nessuna ragione per appassionarci, eppure lo siamo. Il seme del fico sacro ci riesce curando maniacalmente ogni dettaglio e non dando niente per scontato. Ogni passaggio e ogni svolta, anche piccola, di ogni personaggio è ben raccontata. Alle volte basta un gesto, ma lo stesso è tutto molto chiaro. Vediamo la moglie avere un atteggiamento con le figlie e un altro con il marito, vediamo l’uomo cambiare a furia di fare questo nuovo lavoro e le figlie nascondere qualcosa.

È l’applicazione corretta di una delle caratteristiche più ricorrenti nei grandi film iraniani, che hanno felicemente invaso i festival negli ultimi anni: c’è sempre qualcosa che nessuno sa nelle loro storie. C’è un mistero che alle volte è nel passato (cioè è già accaduto quando la storia inizia), altre volte invece, come in questo caso, è qualcosa avvenuto nel tempo del film. Di fatto, i personaggi sono vincolati da qualcosa che non sanno, a una rete di dialoghi, argomentazioni, bugie e via dicendo. L’idea classica di suspense vuole però che noi (il pubblico) sappiamo la risposta, sappiamo dove sta il killer, chi mente o cosa succederà, così che possiamo trepidare; invece, questi film iraniani conoscono una strada per la creazione di tensione che passa da tutto un altro percorso.

Lucky Red / BIM

Il punto, infatti, non è mai il mistero in sé, ma come confrontarsi con questi incastri e queste difficoltà sveli la vera natura dei personaggi. Come tutti siamo nudi di fronte all’impossibilità di conoscere a fondo la realtà e le persone che abbiamo vicino. E anche se in questo film l’idea di fondo è in realtà molto, molto semplice e molto in superficie, e sbattuta in faccia (in un regime violento le persone diventano violente anche con i loro cari, perché la ribellione non si può sopprimere troppo a lungo), Il seme del fico sacro è troppo un capolavoro di ritmo, sceneggiatura e recitazione per non considerarlo come uno dei migliori film dell’anno.

Fonte : Wired