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I pm hanno chiesto l’ergastolo per il killer di Fabrizio Piscitelli. Ma quali sono le motivazioni dell’omicidio? Il delitto, hanno spiegato i pm, “è una ‘sanzione’ che doveva essere compresa da tutti. Un delitto che costituisce uno spartiacque tra il prima e il dopo.
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La procura di Roma ha chiesto la condanna all’ergastolo per l’autore dell’omicidio di Fabrizio ‘Diabolik’ Piscitelli, l’argentino Raul Esteban Calderon. All’anagrafe Gustavo Aleandro Musumeci, questo il suo vero nome, è accusato di aver ucciso l’ex leader degli Irriducibili della Lazio nell’agosto 2019 al Parco degli Acquedotti di Roma.Il reato contestato dai pm è quello di omicidio volontario aggravato dal metodo mafioso e detenzione abusiva di armi.
Nella loro requisitoria gli inquirenti hanno sottolineato le modalità del delitto, compiuto in pieno giorno e all’interno di un parco pubblico della Capitale: “In quel momento era presente tantissima gente, impegnata nelle attività più disparate. Quando giunge un killer che mostra grande freddezza e professionalità, arriva alle spalle, un solo colpo che coglie la vittima di sorpresa”.
Omicidio Piscitelli, le prove contro Calderon
Le prove che inchiodano Calderon sono molte, a partire dalla testimonianza chiave della ex compagna del killer: “Mi disse ‘ho ammazzato Diabolik”‘. Ma un altro indizio è rappresentato dal video registrato da una telecamera installata sul terrazzo di un palazzo. Quelle immagini, ha sottolineato il pm Mario Palazzi, “offre una prova importante. Un’immagine piuttosto completa dal momento dell’esecuzione alla fuga del killer. Un filmato che dice tante cose: un runner, atletico, alto, con una vistosa fasciatura sul polpaccio destro proprio lì dove Calderon ha un vistoso tatuaggio. E’ un tassello che insieme alle altre prove porterà alle richieste finali di questo ufficio”.
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Ma quali sono le motivazioni dell’omicidio? Il delitto, hanno spiegato i pm, “è stato compiuto con metodo mafioso e con l’agevolazione di un gruppo criminale, nato dai contrasti tra associazioni organizzate”. Un omicidio del genere serve come “sanzione”, “come avviso ai naviganti perché Roma apparentemente così anarchica è invece un luogo di sanzioni, anche eclatanti, comminate anche in piazza, affinché si capisca chi comanda. Una ‘sanzione’ che doveva essere compresa da tutti. Un delitto che costituisce uno spartiacque tra il prima e il dopo. Piscitelli era un leader carismatico, battezzato dai Senese, il cui solo nome mette paura. E Senese è un ‘marchio registrato’ che se speso in modo non invano realizza una docile sottomissione degli astanti. Ma Piscitelli non era docile, si atteggiava lui stesso come un capo. Piscitelli era tante cose, ha avuto una vita criminale accertata, trattava anche da mammasantissima la pace tra due consorterie mafiose”.
Gli avvocati della famiglia Piscitelli: “Ricostruzione in linea con la nostra”
“La ricostruzione della procura è totalmente in linea con il nostro pensiero. E siamo fiduciosi affinché questa volta ed in questo processo venga riconosciuta l’aggravante del metodo mafioso”, ha detto all’agenzia AdnKronos l’avvocato Tiziana Siano, che difende la madre e della sorella di Fabrizio Piscitelli.
“Tutto rientra nel giusto alveo solo con il riconoscimento del metodo mafioso. Accettiamo questa ricostruzione come abbiamo accettato tutto ciò che sinora è emerso. Attendiam vera giustizia per quello che è successo e per l’onta che comunque una famiglia perbene subisce da 5 anni”.
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Fonte : Fanpage